Seguici su Google

 

L’estate 2026 arriva all’appuntamento con settembre senza alcuna intenzione di cedere il passo. L’autunno meteorologico scatta il primo del mese, ma sul calendario e poco altro: la struttura anticiclonica che governa il Mediterraneo resta ingombrante, ostinata, capace di riproporre giornate pienamente estive intervallate da rotture temporalesche rapide e violente. Il risultato sarà un mese a fisarmonica, con accelerazioni del caldo e frenate improvvise, senza però quella canicola opprimente che ha marchiato agosto.

 

Agosto si chiude con anomalie di rilievo assoluto

Oltre metà Italia sta vivendo la fase apicale di una rimonta dell’anticiclone subtropicale che ha spinto le temperature fino a 10°C oltre la media del periodo. L’evento appare eccezionale per intensità: in alcune regioni del Sud Italia sono stati registrati gli estremi più caldi dell’intera stagione, con picchi di 45°C e oltre, valori piuttosto rari a fine agosto, quando la stagione calda non dovrebbe più trovarsi al massimo del suo potenziale. Si tratta di una configurazione propizia alle risalite d’aria molto calda di natura prefrontale, ma questo non basta a ridimensionare la portata dei numeri: la furia dell’anticiclone africano ha lasciato un’impronta profonda.

Il picco è comunque alle spalle, già nel fine settimana l’aria tornerà più respirabile, senza che si possa parlare di vera rinfrescata: gli estremi termici si ridimensioneranno, ma il caldo proseguirà attenuato su buona parte del Centro Italia e del Sud Italia, con punte ancora vicine ai 40°C tra Calabria e Sicilia, dunque anche nell’entroterra a ridosso di Palermo. Il calore accumulato è tale che serviranno diverse incursioni fresche per riportare i valori verso la norma e disgregare la bolla calda.

 

Due anticicloni che lavorano all’unisono

La chiave di lettura dei prossimi giorni sta nella collaborazione fra l’anticiclone africano, destinato ad arretrare gradualmente verso sud, e quello delle Azzorre, che tenderà a saldarsi al primo mantenendo il segno caldo senza eccessi estremi. Le correnti atlantiche riescono ormai a erodere con maggiore facilità il muro anticiclonico, ma non hanno ancora la forza per prendere il sopravvento: nessun cedimento netto, nessuna irruzione fresca degna di questo nome.

L’arretramento verso sud della cupola calda produrrà però un’Italia divisa. Le regioni settentrionali e in parte quelle centrali risentiranno delle infiltrazioni instabili di matrice oceanica, con uno scenario più prossimo alla norma climatica, anche se le temperature saranno sopra la media; il caldo stenterà invece a mollare la presa nelle regioni meridionali. Il quadro termico complessivo resterà comunque sopra media ovunque: le proiezioni dell’ECMWF indicano anomalie positive sull’Italia e su gran parte dell’Europa centrale e meridionale non soltanto nella settimana dal 31 agosto al 7 settembre, ma anche in quella successiva, fino al 14 settembre.

 

Settembre a fisarmonica: le fasi instabili attese nella prima decade

Le temperature si manterranno superiori alla media, con punte di 35-36°C fra Centro e Sud e valori fino a 33°C al Nord nelle fasi più stabili. Alla quota di 1500 metri i modelli matematici mostrano per il 5 settembre un mantello caldo ancora ben disteso sulla penisola, con l’unica eccezione dell’estremo meridione, dove una modesta goccia fredda in quota potrà scaricare qualche rovescio sulle Pelagie e sulla Sicilia.

La prima vera incrinatura dell’alta pressione è attesa fra il pomeriggio dell’ e il 2 settembre, quando un cavo d’onda in arrivo da ovest riuscirà a scalfire la cupola subtropicale. Il bersaglio principale sarà il Nord Italia: Alpi, Prealpi e alte pianure potranno sperimentare temporali intensi, con fenomeni localmente violenti e grandinate. Gli accumuli più significativi sono previsti sulla Lombardia settentrionale, sul Trentino e sull’alto Veneto, ma non si esclude qualche episodio di forte impatto anche in Valpadana, dove l’energia accumulata dal caldo potrà innescare celle organizzate fino alle aree di Milano e Bologna. Non sarebbe una novità: già nelle scorse settimane si sono viste grandinate di grosse dimensioni in varie regioni.

Tra il 3 e il 4 settembre l’instabilità scivolerà verso il medio Adriatico e il meridione, con rovesci sparsi e temporali più frequenti fra Marche, Abruzzo, Molise, Gargano e zone interne appenniniche, per esaurire poi la corsa sulla Sicilia e sullo Jonio. Al Sud i fenomeni risulteranno più irregolari e meno diffusi rispetto al settentrione, ma comunque capaci di generare repentini cali termici, temporali marittimi e raffiche di vento. Una nuova fase perturbata potrebbe affacciarsi fra il 7 e l’8 settembre, ancora una volta concentrata sulle regioni settentrionali e sulle fasce montane e pedemontane, con possibili sconfinamenti verso le pianure.

 

Fenomeni intensi, sbalzi termici e notti più respirabili

I temporali di settembre, come spesso accade, potranno assumere intensità elevata. L’aria calda e umida stipata nei bassi strati, unita ai primi refoli freschi in quota, favorirà strutture convettive energiche, con grandinate, colpi di vento e bruschi cali della temperatura nel giro di pochi minuti. È il meccanismo che alimenta anche il rischio supercelle nelle transizioni stagionali. Le coste tirreniche e la Sardegna, area di Cagliari compresa, resteranno invece ai margini della dinamica perturbata, con prevalenza di giornate limpide, ventilate e calde.

Un vantaggio concreto arriverà dalle notti più lunghe. L’irraggiamento notturno permetterà un raffreddamento più efficace e temperature minime più gradevoli su tutto il territorio: anche nelle fasi più calde, le ore notturne risulteranno meno afose rispetto a luglio e agosto.

 

Attendibilità delle proiezioni

La parziale tenuta dell’anticiclone, con caldo a tratti ancora intenso, viaggia su un’attendibilità del 75%, dunque medio-alta. Il passaggio temporalesco fra l’ e il 2 settembre si attesta attorno al 60%, valore medio ma sufficiente a considerarlo probabile. La fase instabile fra il 7 e l’8 settembre scende invece al 35% e andrà necessariamente rivista nei prossimi aggiornamenti. Sul più lungo periodo, attorno al 10 settembre, il dominio anticiclonico fra Mediterraneo e Italia appare ancora solido, con sole rapide incursioni perturbate atlantiche indirizzate al settentrione e alle regioni centrali; qualche modello matematico ha però iniziato ad aprire uno spiraglio su una rottura più decisa.

 

Il nodo del Mediterraneo e la prospettiva autunnale

Nessun segnale, quindi, di un passaggio a breve verso l’autunno. Il prolungamento dell’estate a settembre è ormai un tratto ricorrente degli ultimi anni, con la classica burrasca di fine stagione rinviata sempre più avanti nel calendario. La vera questione si sposta però più in là, e riguarda l’enorme quantità di energia termica immagazzinata dal Mediterraneo.

Il bacino si presenta eccezionalmente caldo, e questo cambia radicalmente il peso delle prime perturbazioni atlantiche. Quando l’aria fresca in quota incontrerà una superficie marina così surriscaldata, il rischio di rovesci concentrati, nubifragi e grandinate organizzati diventerà tutt’altro che teorico. Ottobre, in questo senso, rappresenta il mese potenzialmente più delicato dell’intera stagione, quello in cui possono formarsi cicloni mediterranei profondi, alimentati proprio dal calore accumulato durante l’estate.

L’auspicio è che l’incedere della stagione risulti graduale, secondo un percorso oceanico simile a quello degli anni Ottanta e Novanta, quando le perturbazioni atlantiche portavano piogge mai troppo violente e anzi benefiche. I dubbi sono legittimi: quanto accaduto a fine agosto dimostra quanto il quadro sia cambiato nel corso degli ultimi decenni. Un autunno che scorra rapido, senza scossoni, sarebbe la condizione migliore per arrivare all’inverno avendo smaltito il calore in eccesso. Ogni cedimento anticiclonico, da qui in avanti, andrà osservato con estrema attenzione.

 

Credit

Seguici su Google