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Aria fredda da est

Sette mesi di Anticiclone e un deficit pioggia che al Nord Italia non concede tregua

L’anomalia barica che da mesi insiste tra il vicino Atlantico e il Continente Europeo continua a condizionare l’autunno anche nella seconda parte di Ottobre. L’Anticiclone mantiene un’estensione sproporzionata e, quando arretra, lo fa solo di poco, lasciando transitare saccature strozzate che portano piogge mal distribuite, spesso irruente e quindi poco utili alla ricarica delle falde. Esaurito il passaggio della saccatura, l’alta pressione torna a rimontare con decisione da ovest e il ciclo riparte da capo. Questo meccanismo va avanti da sette mesi: dopo aver determinato l’estate più rovente del secolo, sta infliggendo una siccità ad alcune regioni italiane e a numerose nazioni del Vecchio Continente.

Il quadro più critico riguarda il Nord-Ovest, dove il deficit pluviometrico resta marcato anche quando il resto d’Italia riceve piogge. Anche il maltempo degli ultimi giorni si conferma una parentesi destinata a lasciare spazio a un nuovo Anticiclone.

 

Fino al 25 Ottobre non vediamo grandi piogge per il Nord Italia

Le proiezioni stagionali e i compositi indicavano un cambio di configurazione dopo il 10 Ottobre, ma questa prospettiva è di fatto naufragata. L’anomalia è troppo robusta e, per il momento, nessuna figura barica appare in grado di scalzarla. Ma attenzione, entriamo in un campo detto di previsioni lungo termine e quindi sono da confermare.

Il modello matematico europeo ECMWF, nelle elaborazioni su base Copernicus, inquadra la settimana compresa tra il 12 e il 18 Ottobre con le piogge autunnali deviate verso Grecia e Turchia. Su gran parte dell’Europa e sulla nostra Penisola dominerebbe invece un regime siccitoso, accompagnato da temperature al ribasso. Qualche precipitazione potrebbe interessare soltanto l’estremo Sud, quale contrasto con l’aria fredda che verrà dai Balcani.

 

Un blocco di Alta Pressione e aria fredda dalla fisionomia quasi invernale

Allargando lo sguardo alle tendenze mensili di ECMWF, che coprono il resto di Ottobre e la prima parte di Novembre, emerge una distribuzione delle figure bariche più tipica dell’inverno che dell’autunno. Un’alta pressione cosiddetta “di blocco” si posizionerebbe con buona costanza tra Golfo di Biscaglia, Francia, Spagna e Mediterraneo occidentale. Sul versante opposto agirebbe con frequenza una depressione fredda tra l’Europa sud-orientale e il Mediterraneo orientale.

Si tratta di una configurazione anomala per la stagione, perché sbarra la strada al flusso umido atlantico e favorisce invece l’ingresso di correnti continentali moderatamente fredde, con l’Italia che resta sul bordo dell’aria fredda in arrivo da est. Le simulazioni mensili vanno lette con cautela, poiché l’errore insito nel calcolo matematico cresce in modo marcato con l’allungarsi della scadenza. Nel delineare la distribuzione media delle figure bariche sullo scacchiere euro-atlantico, tuttavia, mostrano spesso una discreta affidabilità. Comunque, il punto è che caleranno molto i termometri in Adriatico, Appennino e direi anche al Nord Italia, dove le temperature minime saranno diffusamente ben presto sotto i 10°C e le massime a stento sino a 15°C, e parliamo di Valle Padana.

 

Nord e medio-alto Tirreno, piogge dimezzate

Le conseguenze di questo assetto si tradurrebbero in un’Italia spaccata in due. Sull’alto Tirreno e sul Nord-Ovest il deficit pluviometrico potrebbe raggiungere il 50% rispetto alla media del periodo. Un andamento siccitoso interesserebbe anche il medio Tirreno e il resto del Nord, con l’unica eccezione dell’Emilia-Romagna, dove le piogge si avvicinerebbero alla norma, tipica situazione con venti di nord est, e qui potrebbero anche eccedere le medie.

L’anomalia meteo – in generale – non sarebbe comunque continua, ma il risultato di un andamento prevalente, con brevi fasi di maggiore influenza atlantica in grado di portare qualche precipitazione anche al Nord e sul versante tirrenico.

 

Sud e Isole Maggiori, piogge nella norma o oltre

Scenario opposto per il medio-basso Adriatico, per i relativi settori appenninici, per il Sud peninsulare e per le Isole Maggiori, dove le piogge risulterebbero quasi ovunque nella norma o superiori. Precipitazioni più frequenti sono attese anche sul basso Tirreno in mare aperto e localmente su alcune coste del medio-basso Tirreno. Sui settori ionici di Calabria e Sicilia gli accumuli potrebbero superare la media del 40-50% complice anche il caldo mare.

Dopo la fase mite di metà mese, con il consolidarsi delle correnti orientali le temperature si porterebbero nella media e più spesso al di sotto, in particolare sul medio-basso Adriatico, sui rilievi appenninici e nelle zone interne delle Isole Maggiori.

 

Neve scarsa sulle Alpi, più chance in Appennino

Anche sul fronte della neve la divisione è netta. Sulle Alpi gli apporti potrebbero risultare carenti, confermando una tendenza già evidente con la prima vera e diffusa neve che si fa attendere sull’arco alpino. L’Appennino avrebbe invece le potenzialità per diversi episodi nevosi, in prevalenza dai 1.800 metri in su, ma con possibili discese a quote medio-basse soprattutto a fine di Ottobre.

 

Fine mese, la finestra di un possibile cambiamento

Un primo spiraglio compare nel periodo compreso tra il 26 Ottobre e il 1° Novembre, quando le anomalie di precipitazione previste in Europa suggeriscono un possibile riassetto della circolazione. Si tratta di una tendenza a lunghissimo termine, con un’attendibilità molto bassa. Per alleviare i problemi idrici che affliggono da mesi gran parte dell’Italia servono piogge diffuse, regolari e ben distribuite, non rovesci concentrati su poche aree. I prossimi aggiornamenti settimanali del modello matematico europeo diranno se l’ipotesi di uno sblocco a cavallo tra Ottobre e Novembre troverà conferma.

 

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