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      Home » La crepa sull’Estate a suon di Grandine e Fulmini dopo Ferragosto
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      La crepa sull’Estate a suon di Grandine e Fulmini dopo Ferragosto

      L'alta pressione subtropicale tiene la Penisola sotto scacco fino a metà mese, ma le ultime elaborazioni dei modelli iniziano a intravedere una prima, lenta erosione della cupola calda.

      Federico De Michelis
      Federico De Michelis
      Pubblicato: 9 Agosto 2026 18:50
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      10 Min Read
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      Un potenziale cambiamento meteo dopo Ferragosto, forse il 17-20 del mese.

      Un coperchio d’aria calda sulla penisola

      Le novità, sul fronte meteorologico, restano poche. L’Anticiclone Africano continua a comandare senza soluzione di continuità e garantisce sole, caldo intenso e pochissima instabilità. Dopo la rapida parentesi temporalesca dei giorni 7 e 8 agosto, l’atmosfera è tornata statica, come conferma anche il quadro del caldo africano fino a Ferragosto con nuovo picco atteso anche di oltre i 42°C.

      Contents
      • Un coperchio d’aria calda sulla penisola
        • Il mare bollente alimenta afa e umidità
        • Il picco del caldo a metà mese, speriamo che non ci siano sorprese negative
        • Notti supertropicali nelle grandi città
        • La cupola anticiclonica inizia a incrinarsi
        • Il possibile cambio di passo dopo la metà del mese
        • Quello di cui parliamo è un segnale di linea di tendenza dei super calcolatori e non una previsione meteo

      La configurazione atmosferica attuale è dominata da una solida alta pressione subtropicale che comprime l’aria verso il basso: è la subsidenza, un meccanismo tipico delle grandi strutture anticicloniche. La metafora più efficace resta quella del coperchio atmosferico, che limita il ricambio dell’aria e continua a far accumulare calore e vapore acqueo nei bassi strati. È lo stesso motivo per cui, in queste giornate, il termometro si mantiene elevato.

       

      Il mare bollente alimenta afa e umidità

      A rendere la situazione ancora più opprimente contribuiscono le temperature elevate dei mari italiani e dell’intero Mediterraneo. L’acqua molto calda alimenta una forte evaporazione e aumenta il contenuto di umidità dell’atmosfera, con effetti che si sentono soprattutto lungo il litorale. Ecco perché le coste non sono più il rifugio che erano qualche decennio fa: paradossalmente, in molti casi risultano persino peggiori di diverse zone dell’entroterra.

      Da segnalare valori di oltre i 33°C nelle Baleari, i 30°C nel Mar Ligure, diffusamente valori attorno ai 30°C un po’ su tutti i mari italiani, valore misurato al largo, a 1 metro di profondità. L’acqua della riva è molto più calda, nei bassissimi fondali ci sono temperature paragonabili a quelli della vasca da bagno.

      Il fenomeno non è episodico ma strutturale, e va inquadrato nelle ragioni per cui il Mediterraneo si scalda così in fretta, diventato ormai uno degli hotspot del Riscaldamento Globale. Un mare tiepido restituisce energia all’atmosfera anche di notte, e su quel serbatoio si innestano poi i fenomeni convettivi, come già osservato nell’analisi su caldo e umidità equatoriali con temporali di calore.

       

      Il picco del caldo a metà mese, speriamo che non ci siano sorprese negative

      Le notizie non sono buone per l’intera settimana entrante. Se fino a lunedì 10 il caldo resterà non eccezionale, da martedì 11 agosto l’anticiclone si rinforzerà ulteriormente, in linea con quanto emerso dalle valutazioni sul caldo che torna a rilanciare fino a 42°C. Prevarranno condizioni soleggiate e molto calde, con qualche temporale pomeridiano confinato soprattutto ai rilievi alpini e prealpini e solo localmente sugli Appennini: fenomeni del tutto insufficienti a garantire un refrigerio concreto o duraturo. Non è da escludere qualche temporale anche in Val Padana.

      Nella finestra compresa tra l’11 e il 15 agosto, le temperature massime potranno superare diffusamente i 35°C, con punte prossime o superiori ai 40-42°C nelle zone interne, dalla Toscana alla Sicilia. Anche il giorno di Ferragosto, allo stato attuale, non offre la minima speranza di sollievo. Nelle aree interne il disagio sarà massimo, mentre lungo i litorali la brezza potrà attenuare solo in parte la sensazione di calura.

       

      Notti supertropicali nelle grandi città

      Particolarmente pesanti si annunciano le notti. Nelle aree urbane della Pianura Padana e lungo le coste i valori minimi potrebbero restare intorno o oltre i 25°C, dando luogo alle cosiddette notti supertropicali: nottate in cui la colonnina non scende sotto quella soglia, un fenomeno che fino a pochi decenni fa era pressoché impensabile, o comunque rarissimo. Il tema è approfondito nell’analisi dedicata alle notti tropicali e al perché in città non si dorme più.

      Il conto lo pagheranno soprattutto i grandi centri urbani, dove asfalto e cemento restituiscono di notte il calore immagazzinato durante il giorno: da Torino a Milano, da Bologna a Firenze, scendendo poi verso Roma e Palermo, dove l’umidità marittima amplifica il disagio percepito.

       

      La cupola anticiclonica inizia a incrinarsi

      Accanto a questo quadro rovente, però, qualcosa comincia a muoversi. La presenza dell’Anticiclone Africano continuerà a farsi sentire sul Mediterraneo, ma il prossimo rinforzo sembra avere un bersaglio leggermente diverso rispetto alle fasi precedenti: i massimi dell’alta pressione tendono a orientarsi maggiormente verso la Francia e il settore occidentale europeo, lasciando un po’ più scoperto il fianco orientale della struttura.

      È proprio questo dettaglio a diventare interessante. Le corse d’insieme del modello ECMWF mostrano un primo segnale di erosione del lato orientale della cupola anticiclonica. Tradotto in linguaggio comune: l’alta pressione non scompare, ma potrebbe iniziare a perdere quella compattezza estrema che finora le ha consentito di dominare il bacino con grande facilità. Un anticiclone leggermente meno solido permette alle correnti instabili di trovare qualche spazio in più, e infatti i temporali pomeridiani resteranno possibili lungo le aree montuose e interne, dove il forte riscaldamento diurno favorisce lo sviluppo della convezione. Per ora si tratta di fenomeni locali, non certo di una rottura della stagione. Ma attenzione, il modello matematico europeo sta esordendo anche con un riafforo del caldo anticiclone subito dopo un lieve calo. 

       

      Il possibile cambio di passo dopo la metà del mese

      La prospettiva più interessante potrebbe arrivare tra il 17 e il 18 agosto. I principali scenari del modello europeo propongono un calo della pressione in quota, un’ipotesi che si intreccia con quanto già anticipato a proposito della prima vera rottura dell’estate 2026. Anche se su questo evento ci sono molte perplessità.

      Le proiezioni meteo vedono una maggiore possibilità di inserimento di impulsi instabili all’interno del nord del Mediterraneo, insomma, i Mari italiani del Nord e sino alla Sardegna. Questo darebbe innesco a temporali di una certa potenza anche sul mare. Ma siamo su un territorio previsionale complesso, molto, molto incerto.

      Attenzione, però: nessuno sta parlando di fine dell’estate, né tantomeno di una grande rinfrescata. Il ridimensionamento termico resterebbe contenuto, perché non si tratterebbe di un’irruzione di aria artica o continentale. Potremmo assaporare soltanto qualche grado in meno, ma con il rischio concreto di violenti temporali, forti raffiche di vento e grandine di medie dimensioni, esattamente come già accaduto nei giorni scorsi tra Piemonte ed Emilia-Romagna e come descritto nell’approfondimento su caldo in calo dal weekend con temporali violenti. L’enorme energia accumulata nei bassi strati, del resto, è il carburante ideale per fenomeni improvvisi e localmente distruttivi.

       

      Quello di cui parliamo è un segnale di linea di tendenza dei super calcolatori e non una previsione meteo

      La distanza temporale impone prudenza. A queste scadenze non avrebbe senso parlare di date precise, temperature garantite o fenomeni certi: quello che possiamo osservare è il comportamento generale della circolazione atmosferica, e proprio quel comportamento sembra mostrare qualcosa di diverso rispetto agli scenari rigidamente anticiclonici dei giorni scorsi.

      L’anticiclone potrebbe continuare a essere presente, ma con una capacità progressivamente minore di proteggere in maniera uniforme tutto il bacino. Ne deriverebbe un graduale ridimensionamento del caldo e una maggiore possibilità per le infiltrazioni instabili di raggiungere il nostro Paese. Il quadro, insomma, potrebbe evolvere senza strappi: prima il caldo ancora protagonista, poi una sua progressiva attenuazione, accompagnata da instabilità più frequente nelle zone interne e montuose e da un ritorno verso valori termici più vicini alla norma.

      È forse questo l’aspetto più interessante delle ultime elaborazioni: non promettono la fine dell’estate, ma iniziano a suggerire che l’attuale dominio dell’Anticiclone Africano potrebbe non essere così eterno come sembrava. Serviranno conferme nelle prossime emissioni, e ci ritorneremo con aggiornamenti puntuali. Per ora resta una prospettiva da seguire con attenzione: il caldo terrà banco, e si profila intensissimo, ma sullo sfondo qualcosa potrebbe lentamente cambiare. Si passerà da una speranza ad una conferma entro una settimana, però. Quindi, ora ciò che si discute è solo una linea generale di tendenza.

       

      Credit

      • ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts
      • European State of the Climate 2025 – C3S/ECMWF e WMO
      • NOAA – Climate
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