Mentre nel Pacifico tropicale sta prendendo forma un El Niño di proporzioni storiche, uno studio dell’Università del Michigan ha stabilito che gli eventi di El Niño sono diventati quasi il 40% più intensi negli ultimi quarant’anni rispetto a quanto lo fossero nell’era preindustriale. Un incremento che può avere dei significati. Non vi pare?
La ricerca, che ha esaminato coralli moderni e antichi nelle Isole Galápagos, ha scoperto che gli eventi degli ultimi quattro decenni sono stati più forti di qualsiasi altro nei mille anni precedenti al 1850 circa, quando l’uomo ha cominciato a incidere sul clima immettendo gas serra in atmosfera.
“Non vediamo un momento del passato in cui El Niño sia stato forte come oggi, e dimostriamo che la sua intensità cambia in parallelo con il riscaldamento delle temperature globali“, ha dichiarato l’autrice principale Julia Cole, professoressa e direttrice del Dipartimento di Scienze della Terra e dell’Ambiente dell’ateneo statunitense. “I nostri risultati ci dicono che i grandi eventi degli ultimi quarant’anni non sono normali nel contesto dell’ultimo millennio.”
Il meccanismo che accende il Pacifico
El Niño è un fenomeno naturale che, ogni pochi anni, rende il Pacifico tropicale più caldo del solito. In condizioni ordinarie gli alisei soffiano lungo l’Equatore da est verso ovest e spingono l’acqua calda dal Sud America verso l’Australia. Quando quei venti si indeboliscono, però, l’acqua calda si distende verso oriente, torna in direzione del Sud America e innesca un evento di El Niño.
La circolazione atmosferica risponde immediatamente, perché le piogge intense si spostano dall’Indonesia verso il Pacifico centrale e lasciano in siccità il settore occidentale del bacino. Questo indebolisce ulteriormente gli alisei e blocca le condizioni di El Niño, che possono persistere per uno o due anni. Le oscillazioni di temperatura e di precipitazione hanno origine nel Pacifico tropicale, ma poi condizionano il meteo di mezzo mondo. Ne abbiamo anche parlato in questa analisi sul ritorno del fenomeno El Niño e le conseguenze sull’inverno europeo e italiano.
Sopra gli Stati Uniti le traiettorie delle perturbazioni scivolano verso meridione, con più pioggia sul Sud-Ovest desertico e meno sul Nord-Ovest. Spostamenti analoghi in altre parti del pianeta portano siccità e alluvioni, e dietro a quelle arrivano malattie, raccolti perduti, incendi e altre crisi che colpiscono la salute e il benessere delle persone. È una catena che si ripete, evento dopo evento, con regolarità. Le conseguenze di El Niño in alcune parti del Mondo sono note, mentre in Europa non si possono prevedere.
“La domanda non è se l’attuale El Niño si verificherà, ma quanto sarà grave e quanto pesanti saranno gli impatti”, ha detto Cole. “Questo evento si sovrappone al Riscaldamento Globale, ed è probabile che amplifichi l’aumento termico che ci aspetteremmo normalmente dai gas serra. Ci sono previsioni secondo cui potremmo arrivare a 1,7°C o 1,8°C sopra le temperature preindustriali, un valore parecchio più alto del record attuale.” I risultati sono pubblicati su Science (www.science.org/doi/10.1126/science.ady2660).
Una storia scritta nel corallo
Per esaminare gli andamenti storici di El Niño, Cole e i colleghi hanno prelevato carote da 13 coralli, tra colonie viventi e blocchi di corallo antico, nelle Isole Galápagos. I coralli crescono da 1 a 2 centimetri l’anno secernendo strati di carbonato di calcio, e la chimica di quegli strati fornisce una registrazione della temperatura dell’acqua marina nella quale sono cresciuti. Un archivio naturale, insomma, che nessun termometro potrebbe ricostruire.
Gli estremi di El Niño si presentano ogni pochi anni, per cui i ricercatori si sono concentrati sui campioni che coprivano almeno vent’anni. Campionando le carote un millimetro alla volta, il gruppo ha misurato due aspetti della chimica dello scheletro corallino. Hanno analizzato il rapporto tra gli elementi stronzio e calcio, che dipende dalla temperatura alla quale il corallo è cresciuto, e hanno integrato quei risultati con l’analisi del rapporto tra gli isotopi dell’ossigeno, anch’esso indicatore termico in quel sito.
Ne è rimasta una storia delle variazioni di temperatura alle Galápagos, una posizione che, spiega Cole, è quella in cui El Niño esprime il suo impatto maggiore. Gli eventi forti si sono verificati negli ultimi 40-50 anni, mentre quelli precedenti mostravano un andamento piuttosto costante, con intensità decisamente più contenute.
La conferma arriva dai modelli matematici
I ricercatori hanno poi verificato se processi naturali avrebbero potuto causare intensificazioni simili di El Niño nel corso degli ultimi mille anni. Per farlo hanno utilizzato modelli matematici climatici che simulano l’ultimo millennio impiegando le cronologie delle eruzioni vulcaniche e la variabilità solare. I modelli matematici non hanno individuato grandi variazioni di El Niño tali da suggerire che processi naturali potessero produrre cambiamenti di questa portata.
Il punto, allora, si sposta sul da farsi. Cole sostiene che i risultati sottolineano la necessità di contenere l’ulteriore Riscaldamento Globale. Ma si sa che questa ipotesi è solo scientifica, e che non sarà adottata dai maggiori Paesi che inquinano, anzi, ci sono programmi per sfruttare ogni giacimento petrolifero possibile, si veda il gigantesco accordo USA-Venezuela appena siglato.
“El Niño è una fonte davvero importante di estremi climatici, e quindi se sta diventando più forte, anche gli impatti diventano più forti. Questi impatti comprendono siccità, alluvioni, incendi e insicurezza alimentare”, ha detto. “I cambiamenti nel ciclo idrologico portano anche a problemi come i danni alle infrastrutture provocati dalle inondazioni che spazzano via case, autostrade o ferrovie, e a effetti sanitari legati a malattie come il colera.”
“Riteniamo che il Riscaldamento Globale stia sovralimentando El Niño, e se questo è vero, allora ci aspettiamo estremi climatici più forti che amplificheranno le perdite ecologiche, infrastrutturali e umane. Nessun Paese dispone delle risorse per essere pienamente protetto da questi impatti. È una ragione in più per allontanarci dai combustibili fossili, la causa profonda del problema.”
I coralli delle Galápagos, nel frattempo, continuano a registrate le variazioni di El Niño, sStrato dopo strato, millimetro dopo millimetro, misurando una temperatura che di normale ha ormai poco.
Credit
- Climate change is strengthening El Niño, coral records suggest – Science, AAAS
- Why are El Niños getting stronger? 1,000-year coral record points to climate change – Nature
- ENSO Diagnostic Discussion – NOAA Climate Prediction Center
- Galapagos Islands: A Telling Study Site for Coral Reef Scientists – NOAA AOML