Seguici su Google

Il caldo non riempie soltanto le spiagge, ma riempie anche le sale d’attesa dei pronto soccorso degli ospedali, e lo fa con una regolarità. Per trovare studi appositi e seri, come spesso avviene ci dobbiamo rivolgere all’estero, specie negli USA. Ma anche in Italia si finisce al Pronto Soccorso, così scrivono i nostri giornali,  specialmente nelle regioni colpite dall’eccezionale ondata di calore, dove nei giornali si parla di inefficenza, ma anhe di un numero enorme di persone che ci sono finite. In Italia, però il problema è noto: manca il personale.

Una ricerca pubblicata su Science Advances e firmata dai ricercatori della facoltà di medicina della Northwestern University ha passato al setaccio 916.404 accessi registrati fra pronto soccorso e centri di cure urgenti a Chicago fra il 2011 e il 2023, cercando le tracce lasciate dalle giornate più roventi. La soglia individuata è 33,7°C. Superata quella linea, più di una dozzina di ampie categorie di traumi e patologie diventano improvvisamente più frequenti, comprese diverse che nessuno assocerebbe spontaneamente al termometro.

Ferite accidentali da arma da fuoco (vabbè, da loro le armi sono diffuse, in Italia no), disturbi renali, problemi della pelle, vene varicose. Persino disturbi – e non pochi – mentali collegati all’uso di cannabinoidi. Un elenco che spiazza. Poi ci sono i casi di sportivi che fanno running sotto il sole, tra l’altro, molti sono giovani, persone che lavorano sotto il sole. La cosa che sorprende è che il picco di accessi non è di quelle persone fragili, ma di giovani e persone di età media.

Lo studio riguarda una sola città statunitense, ma gli esperti che non hanno partecipato al lavoro concordano su un punto che i malesseri sono simili anche in altre città. Il meccanismo descritto vale per buona parte del mondo che si sta scaldando, Italia compresa. E la nostra Penisola, in questa fase, si trova esattamente nel mezzo di una prova sul campo, con l’ondata di calore che ha superato i 45°C nelle aree interne meridionali.

 

Come il caldo moltiplica i problemi medici

Nelle città vuote questo agosto, non poche volte avete sentito il suono delle ambulanze. Quando fa caldo, cresce nettamente la probabilità di lesioni esterne e di complicanze legate a condizioni preesistenti, in particolare i disturbi renali e le reazioni amplificate di certe sostanze, i cannabinoidi su tutti. Alcuni problemi risultano raddoppiati o triplicati rispetto alle giornate sotto i 33°C. Le ferite accidentali da arma da fuoco – dato che negli Stati Uniti pesa in modo diverso rispetto al contesto italiano – mostrano un incremento superiore alle trenta volte, mentre i traumi non specificati da aggressione salgono ancora di più. Poi ci sono incidenti dovuti alla distrazione.

La malattia legata al caldo viene sottostimata quando gli studi si limitano ai codici espliciti come il colpo di calore, osserva il dottor Nicholas Cozzi, presidente eletto dell’Illinois College of Emergency Physicians, estraneo alla ricerca.

Sulla stessa linea il dottor Jonathan Patz, dell’University of Wisconsin: il lavoro conferma che i rischi sanitari dell’esposizione alle temperature elevate sono stati finora valutati per difetto. La dottoressa Courtney Howard, medico d’urgenza canadese e presidente della Global Climate and Health Alliance, sposta l’accento sui costi: il conto del Riscaldamento Globale si paga in malattia, in pressione sui sistemi sanitari, in spesa pubblica.

 

Reni, pelle e vene: il conto sommerso

Gran parte delle diagnosi in aumento riguarda l’apparato renale. Il corpo disidratato concentra il sangue, i reni lavorano in condizioni proibitive e chi ha già una fragilità di base scivola in fretta verso lo scompenso. I problemi dermatologici, invece, sono ben noti ai medici ma quasi assenti dalla divulgazione.

Quando l’organismo è sotto stress fisiologico, alcune sostanze producono effetti più marcati del solito: chi assume determinate molecole, nelle giornate molto calde, dovrebbe usarle una prudenza in più. Un’osservazione che si incrocia con quanto già raccontato a proposito di caldo e salute mentale. I ricercatori parlano di associazione, non di rapporto causa-effetto.

 

Il paradosso del cuore

Colpisce un’assenza: i disturbi cardiovascolari, che in altre ricerche compaiono puntualmente fra le vittime del caldo, qui non mostrano picchi. La spiegazione è tecnica: chi arriva in ospedale con un problema cardiaco porta spesso con sé altre criticità – renali, di equilibrio dei liquidi – e la codifica della cartella finisce per privilegiare quelle. Ma anche perché ci soffre di problemi di salute fa prevenzione, mediamente. Le persone anziane evitano di uscire nelle ore calde e sostare sotto il sole come invece fanno i giovani, che invece ben più spesso si presentano all’accattezione del Pronto Soccorso con malesserie dovuti al caldo.

La disidratazione e le variazioni dello stato dei fluidi corporei costringono il cuore a spingere sangue più denso verso la pelle per alimentare la sudorazione, unico sistema di raffreddamento a disposizione.

Daniel Horton, climatologo della Northwestern e coautore del lavoro, allarga il quadro: le ondate di calore stanno diventando più frequenti, più intense e più lunghe. Uno studio come questo dimostra che hanno effetti concreti non solo sulla mortalità, ma anche sulla morbilità. Tutto ciò che accade prima di morire, insomma, aumenta a sua volta.

 

Prendere sul serio il caldo, prima dei sintomi

Il messaggio operativo lo formula Cozzi: non aspettare i sintomi del colpo di calore per considerare pericolosa una giornata rovente. Chi convive con una patologia cronica – insufficienza renale, sclerosi multipla, insufficienza venosa – deve trattare le giornate estreme come un fattore scatenante, non come un semplice fastidio che sconsiglia la passeggiata pomeridiana. Inoltre, chi fa sport, allenamento, chi inoltre beve alcool nelle giorrnate di caldo estremo, magari con bevande come birra, ad esempio, rischia problemi cardiaci più di chi ne fa a meno.

In Italia lo strumento di prevenzione esiste già, anche se scarsamente diffuso e sottovalutato. Ci sono i bollettini quotidiani del Ministero della Salute per 27 città, con i livelli di rischio che scattano proprio nelle fasi come quella descritta negli avvisi delle scorse settimane, affiancati dalle indicazioni della Protezione Civile.

 

Credit

Seguici su Google