La relazione tra microbi e allergie: una sfida all’ipotesi dell’igiene
(TEMPOITALIA.IT) La comunità scientifica ha iniziato a indagare il legame tra l’esposizione ai microbi e la riduzione del rischio di sviluppare allergie. Questa teoria, nota come ipotesi dell’igiene, suggerisce che un certo livello di esposizione ai microbi possa essere benefico nella prevenzione delle allergie. Tuttavia, recenti ricerche condotte dall’Istituto Karolinska mettono in discussione questa ipotesi, mostrando che i topi esposti a un ambiente ricco di infezioni fin dalla nascita non hanno una minore propensione a sviluppare risposte immunitarie allergiche rispetto ai topi di laboratorio cresciuti in condizioni di maggiore pulizia.
Le risposte allergiche nei topi selvatici
I ricercatori hanno confrontato la risposta immunitaria allergica nei topi selvatici, detti “wildling”, con quella dei topi di laboratorio, cresciuti in condizioni di maggiore igiene. I risultati hanno mostrato che non vi sono differenze significative nella risposta degli anticorpi o nella funzione delle cellule T, coinvolte nelle allergie. Inoltre, le risposte anti-infiammatorie indotte dai batteri benefici presenti nell’intestino non sembrano in grado di inibire la risposta immunitaria allergica. Al contrario, i topi selvatici hanno mostrato segni evidenti di infiammazione patologica e risposte allergiche quando esposti agli allergeni.
Un sistema immunitario più simile a quello umano
I topi selvatici, pur essendo geneticamente identici ai topi di laboratorio, vivono in condizioni semi-naturali e sono esposti fin dalla nascita a un ambiente ricco di microbi. “Il sistema immunitario dei topi selvatici rappresenta meglio quello umano e quindi speriamo che possano avvicinarci di più alla verità su come i microbi agiscono sul corpo”, afferma Jonathan Coquet, co-autore dello studio e professore associato presso il Dipartimento di Microbiologia, Tumori e Biologia Cellulare dell’Istituto Karolinska.
Implicazioni cliniche e prospettive future
I risultati di questa ricerca contribuiscono alla comprensione generale di come possano insorgere le allergie e potrebbero avere implicazioni cliniche. In ambito di sperimentazione clinica, sono stati fatti tentativi di trattare pazienti affetti da malattie infiammatorie con infezioni sperimentali. Ad esempio, l’infezione con vermi o il trapianto fecale sono stati proposti come strumenti per combattere le malattie infiammatorie. Inoltre, ai neonati partoriti con taglio cesareo è stata effettuata la trasposizione fecale materna e la supplementazione batterica, con l’obiettivo di promuovere i batteri benefici nell’intestino del bambino e la salute futura del bambino.
Insight importanti per la salute
“Questo campo di ricerca può fornire importanti intuizioni su come le infezioni e i microbi possano essere utilizzati per facilitare la salute, ma è ancora agli inizi. Il nostro studio è un promemoria che le esposizioni generali e ampie ai microbi potrebbero non avere gli effetti benefici chiari che desideriamo”, afferma Susanne Nylén, co-autrice dello studio e professore associato presso il Dipartimento di Microbiologia, Tumori e Biologia Cellulare dell’Istituto Karolinska.
La ricerca e il finanziamento
Lo studio è stato condotto da Junjie Ma e Egon Urgard, ricercatori nel gruppo di Jonathan Coquet, in stretta collaborazione con il professor Stephan Rosshart dell’Università Medica di Friburgo in Germania e Susanne Nylén (MTC). Hanno contribuito anche diversi altri gruppi di ricerca dell’Istituto Karolinska e di altre istituzioni, tra cui i team dei professori assistenti Itziar Martinez Gonzalez e Juan Du (entrambi del Dipartimento di Microbiologia, Tumori e Biologia Cellulare, MTC).
Il finanziamento dello studio è stato fornito da diversi enti, tra cui il Consiglio di Ricerca Svedese, la Fondazione Svedese per la Ricerca sul Cancro, i fondi intramurali del KI e la Fondazione Wenner-Gren. (TEMPOITALIA.IT)










