
La folle corsa al rincaro: un allarme davvero giustificato?
(TEMPOITALIA.IT) La corsa ingiustificata all’aumento del costo del carburante e del gas è ben più che esagerata. È pur vero che c’è una guerra in corso e che un’area ad alto traffico è, in questo momento, di fatto interdetta alla navigazione – ma, come possiamo vedere da questa cartina, il traffico marittimo è ancora particolarmente attivo e gli approvvigionamenti di petrolio e gas continuano senza sosta. Per quanto riguarda l’Italia e l’Europa – soprattutto l’Italia – abbiamo approvvigionamenti che giungono via terra attraverso rotte alternative, diverse dallo Stretto di Hormuz, attualmente nel mirino del conflitto con l’Iran.
A questo punto viene da chiedersi come mai i prezzi dei carburanti stiano impazzendo, come se vi fosse una vera emergenza negli approvvigionamenti: una situazione che ha scatenato un allarmismo tale da mettere a rischio persino i voli aerei e i collegamenti commerciali, con scenari che ricordano, in qualche misura, un vero e proprio lockdown sull’uso delle auto private. Una situazione emergenziale tutta da studiare, ma che lascia già intuire come esistano vie di navigazione alternative, forse più lunghe, per spostare grandi quantità di carburante verso l’Italia e verso l’Europa. L’Europa soffre enormemente, come sempre, a ogni conflitto che si accende in queste aree del mondo, generando poi crisi a livello internazionale.

Il nodo energetico e il Riscaldamento Globale
Di certo, la strada da percorrere è quella dell’energia alternativa. Ben sappiamo che gas e petrolio, prima o poi, finiranno. Ed è sufficiente una guerra come quella in corso – dove un singolo canale percorso da navi cisterna può mettere a rischio l’intera economia mondiale – a dimostrarlo. Un’economia che appare rigida e incapace di trovare alternative, nonostante la navigazione possa realizzarsi attraverso rotte diverse. Soprattutto, manca ancora una pianificazione diffusa per lo sviluppo di energie alternative ai combustibili fossili. Combustibili che, oltre a esaurirsi, già oggi determinano un inquinamento smisurato dell’atmosfera, alterando il clima.
In sostanza, stiamo sopravvivendo a una situazione che non possiamo permetterci, che ci danneggia e che danneggerà soprattutto il futuro – rendendo alcune aree del nostro pianeta quasi invivibili. Parlo di zone densamente popolate come il sud-est asiatico e l’India, dove il Riscaldamento Globale potrebbe rendere il clima estremamente caldo, soprattutto nella stagione precedente ai monsoni, al punto da risultare insostenibile. Quelle popolazioni non sono attrezzate per gestire un miliardo e mezzo di persone con un utilizzo diffuso di climatizzatori – ben diversamente dagli Emirati Arabi Uniti, dove la ricchezza consente di proteggere cittadini e turisti dal caldo estremo della stagione estiva.
Non abbiamo, purtroppo, una pianificazione adeguata. L’unica cosa che sappiamo fare con efficienza è la guerra – e, in aggiunta, allarmarci, generare crisi economiche e non trovare alternative, quando queste sono probabilmente già dietro l’angolo. Vanno pianificate sia perché il clima sta cambiando, con danni incalcolabili, sia perché altri conflitti potrebbero verificarsi in futuro – senza contare che queste risorse si esauriranno e i costi cresceranno inesorabilmente.
Energie alternative: tre motivi per agire adesso
Si parla da anni di energia alternativa, anche nucleare, ma si resta fermi. In Italia, in particolare, c’è la possibilità di installare impianti ad alta efficienza capaci di generare enormi quantità di energia – di cui abbiamo sempre più bisogno, soprattutto nelle stagioni estive, ma anche in quelle invernali.
Abbiamo bisogno di energie alternative per tre motivi fondamentali: per sostenere la nostra economia e il progresso; per ridurre l’inquinamento atmosferico ed evitare il cambiamento climatico; e per scongiurare gli isterismi che derivano da crisi economiche indotte da speculazioni – e questo sito se ne occupa proprio perché qui è in gioco l’ambiente.
Vorrei vedere ministri, primi ministri e governanti muoversi – come sta accadendo in questi giorni per ottenere petrolio e gas – per realizzare impianti di energia alternativa, compreso quello nucleare, verso cui non sono contrario, nel rispetto di determinati criteri di sicurezza. E soprattutto incentivare gli impianti a minore impatto ambientale, come quello solare, che incontra meno resistenze rispetto all’eolico – dato che moltissime comunità e aree in Italia si oppongono alla realizzazione di parchi eolici a terra. Perché non installarli in mare aperto, come già avviene nel nord Europa? Sarebbe un’idea concreta e già ampiamente sperimentata.
Dobbiamo puntare all’autosufficienza energetica, perché l’energia che viene dal sottosuolo prima o poi finirà. Le alternative ci sono già: c’è anche la geotermia, da sfruttare in varie parti d’Italia e non solo. Il sottosuolo ci offre risorse quasi a costo zero – ovviamente con le necessarie opere ingegneristiche – e rappresenta una soluzione reale ai problemi.
Il petrolio non resta mai senza strada, vale troppi soldi
Nel frattempo, è utile ricordare che il petrolio che arriva in Italia percorre già rotte alternative. Le vie di fuga esistono e funzionano:
- Arabia Saudita → Mar Rosso: un oleodotto porta il petrolio direttamente ai porti del Mar Rosso; le petroliere partono da lì, lontano dallo Stretto di Hormuz.
- Emirati Arabi Uniti → Golfo di Oman: un oleodotto raggiunge Fujairah, porto che si trova già al di fuori dello Stretto; le navi salpano in mare aperto.
- Iraq → Turchia (Ceyhan): il petrolio arriva nel Mediterraneo senza toccare il Golfo Persico.
- Porti alternativi: Oman, UAE e Arabia Saudita dispongono di terminali oceanici pronti all’uso.
Quindi no: non esiste nessun “lockdown energetico” globale. Ci sono tensioni, certo. Ci sono rischi, sì. Ma il sistema energetico mondiale ha già le sue vie di fuga. E chi vive vendendo petrolio non ha alcun interesse a spegnere il pianeta.
Il petrolio non resta mai senza strada. La speculazione ingiustificata ci sta invadendo.
Credit: (TEMPOITALIA.IT)






