Recenti progressi scientifici hanno portato alla scoperta di una nuova classe di molecole simili a farmaci, sviluppate dai ricercatori dell’Istituto Scripps e del College di Medicina Albert Einstein. Queste molecole promettono di rivoluzionare la prevenzione delle infezioni influenzali, bloccando il virus prima che possa infettare l’organismo. Questo rappresenta un significativo passo avanti rispetto ai trattamenti tradizionali, che agiscono solo dopo che il virus ha già invaso il corpo.
Il fulcro di questa innovazione risiede nella capacità di queste molecole di impedire al virus influenzale di tipo A di accedere alle cellule respiratorie. Questo è ottenuto attraverso il targeting dell’emagglutinina, una proteina presente sulla superficie del virus. I risultati di questa ricerca, pubblicati il 16 maggio 2024 sulle Proceedings of the National Academy of Sciences, rappresentano un progresso significativo nello sviluppo di farmaci preventivi contro l’influenza.
Il professor Ian Wilson, autore principale dello studio e professore di biologia strutturale presso Scripps, ha evidenziato l’importanza di “mirare alla primissima fase dell’infezione influenzale”. L’obiettivo è prevenire l’infezione prima che essa abbia luogo, sebbene queste molecole possano anche essere utilizzate per limitare la diffusione del virus una volta che l’infezione è già in atto.
Per raggiungere questi risultati, i ricercatori hanno inizialmente identificato una piccola molecola, F0045(S), che mostrava una capacità limitata di legarsi e inibire i virus influenzali H1N1. Successivamente, hanno sviluppato un saggio di legame ad alta capacità che ha permesso loro di esaminare rapidamente vasti archivi di piccole molecole e di identificare il composto guida F0045(S).
Il laboratorio di Dennis Wolan, PhD, ha poi utilizzato una tecnica chiamata “SuFEx click-chemistry”, sviluppata dal due volte premio Nobel K. Barry Sharpless, per generare una vasta biblioteca di molecole candidate con variazioni strutturali rispetto a F0045(S). Dopo aver esaminato questa biblioteca, hanno identificato due molecole, 4(R) e 6(R), che mostravano un’affinità di legame superiore rispetto a F0045(S).
Le strutture cristalline a raggi X prodotte dal laboratorio di Wilson hanno permesso di identificare i siti di legame delle molecole 4(R) e 6(R) all’emagglutinina del virus influenzale, determinando i meccanismi dietro la loro maggiore capacità di legame e individuando aree per ulteriori miglioramenti.
I test in coltura cellulare hanno confermato le proprietà antivirali e la sicurezza di 6(R), rivelando una potenza antivirale cellulare più di 200 volte superiore rispetto a F0045(S). i ricercatori hanno ottimizzato ulteriormente 6(R) per sviluppare il composto 7, che ha dimostrato un’abilità antivirale ancora maggiore.
Il dottor Seiya Kitamura, autore corrispondente dello studio, ha commentato che il composto 7 è “l’inibitore di piccole molecole dell’emagglutinina più potente sviluppato fino ad oggi”. I futuri studi si concentreranno sull’ottimizzazione del composto 7 e sul test dell’inibitore in modelli animali di influenza.
