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Meteo: è possibile manipolare i cicloni? La risposta

Ivan Gaddari di Ivan Gaddari
19 Lug 2024 - 15:00
in Ad Premiere, Meteo News
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Conosciuti anche come uragani o cicloni⁣ tropicali in​ diverse regioni del pianeta,‌ i tifoni rappresentano delle tempeste circolari di grande intensità. ‌Dal 1980 ad⁣ oggi, i danni provocati da questi fenomeni⁢ meteorologici sono cresciuti di sette volte, nonostante il numero‌ di vittime sia drasticamente diminuito. Nel decennio⁣ 2010,‌ i cicloni tropicali hanno generato danni per un​ valore di 1000 ‍miliardi di⁤ dollari a⁤ livello mondiale.

 

Il riscaldamento degli oceani e dell’atmosfera è‍ la causa principale di ​questo incremento dei ⁤danni, in quanto può potenziare i cicloni. Un ciclone funziona come​ un motore⁤ termico che trasferisce ⁢il calore dall’acqua calda‌ dell’oceano agli strati più ⁤freddi dell’atmosfera.⁤ Un aumento del calore​ nel sistema⁤ implica motori termici⁤ più potenti.

 

Non è quindi sorprendente che ​vi sia un rinnovato interesse per gli esperimenti ‍dell’era​ della Guerra Fredda sul‍ controllo del meteo. Sebbene i primi tentativi non abbiano avuto grande ‍successo, la ricerca contemporanea sta esaminando ‍metodi alternativi ⁤per attenuare⁤ queste tempeste, come il pompaggio di ‍acqua fredda dalle profondità o la​ diffusione di particelle‍ nell’atmosfera ⁣inferiore‌ per‌ ridurre⁤ il ⁢calore‍ in arrivo e​ stimolare‍ le precipitazioni iniziali. Tuttavia, queste tecniche⁤ potrebbero comportare ​effetti collaterali imprevisti o addirittura ⁤pericolosi.

 

Perché ‌studiamo il controllo dei cicloni?

I⁣ cicloni tropicali sono estremamente⁤ pericolosi. Nel 1970, un ciclone di⁣ enormi dimensioni ⁤colpì il⁣ Bangladesh (allora Pakistan orientale), ⁢causando la morte ⁢di circa 500.000 persone. ⁤Da quel momento,‍ abbiamo investito ⁣in sistemi ‍di allerta precoce più efficaci, riducendo notevolmente il numero di vittime. ​Tuttavia, ⁢nei paesi in via di sviluppo, i decessi continuano a verificarsi, insieme ai danni a fattorie, case, strade e bestiame, portando molte persone alla‍ povertà.

 

Gli scienziati stanno ⁣cercando⁤ modi per prevenire i disastri naturali, dai incendi⁤ boschivi alle inondazioni alle⁢ tempeste ⁤di grandine. Ma ‍cosa si può fare per i cicloni?

 

È possibile trasformare un ciclone in una tempesta ‌normale?

Negli⁤ anni ’60, gli Stati ​Uniti hanno cercato di utilizzare l’inseminazione delle⁤ nuvole per impedire la formazione degli uragani. Durante il⁤ Progetto STORMFURY, gli aerei volavano alti sopra i cicloni in⁢ mare aperto e li spruzzavano con ioduro d’argento,⁣ una sostanza chimica che poteva⁤ stimolare le gocce d’acqua a⁣ unirsi e cadere sotto forma di pioggia. Sebbene ⁤alcune inseminazioni sembravano ‍correlate con ‍uragani più ​deboli, il collegamento non fu ⁤mai confermato‍ adeguatamente e ‌il progetto fu infine abbandonato.

 

Attualmente, i ricercatori stanno ⁤esplorando due nuove opzioni: il raffreddamento della‍ superficie‍ marina e l’iniezione di ⁢aerosol. ‍ Progetti sulla carta,‍ difficilmente realizzabili, ad oggi.

 

I cicloni necessitano di superfici marine calde⁢ per ⁣formarsi. ⁤ Se riuscissimo a ‌raffreddare la superficie, ad esempio portando acqua refrigerata da profondità superiori a 200 metri, potremmo⁢ impedire la formazione del ciclone. Tuttavia, questa soluzione è costosa. La startup norvegese OceanTherm ⁢ stima che costerebbe circa 750 ⁤milioni di⁢ dollari per sviluppare‍ la tecnologia e altri‍ 105 milioni di‍ dollari all’anno⁤ per mantenerla in funzione. Inoltre, il raffreddamento di un’area del ‌mare non impedisce ai cicloni di formarsi altrove.

 

Un’opzione più promettente è l’iniezione di aerosol. Gli scienziati sanno già che la polvere ⁣soffiata dal Sahara nell’Atlantico riduce‌ la formazione di ‍cicloni. Potremmo usare aerei o droni​ per iniettare particelle igroscopiche nell’atmosfera inferiore, dove rifletterebbero e disperderebbero la luce solare e innescherebbero precipitazioni ⁢ e rilascio⁢ di energia.

 

Le⁤ missioni di controllo dei cicloni potrebbero evocare immagini⁣ di eroi d’azione di Hollywood pronti a‌ salvare il mondo, ma la⁤ realtà è​ molto ‌più complessa.

 

Supponiamo che il governo delle Filippine decida‌ di interrompere un ciclone estremamente pericoloso. Tuttavia, il⁤ calore ‍non scompare magicamente; si ⁣sposta altrove. ⁣Questo potrebbe ‌generare una ⁢nuova tempesta⁢ diretta verso la Cina, un⁣ paese con cui le Filippine hanno⁢ rapporti tesi, e che potrebbe incolpare le ‍Filippine per la manipolazione del meteo.

 

Non è una⁤ situazione inverosimile. Negli anni ’70,⁢ il dittatore cubano Fidel Castro temeva che⁤ il Progetto ⁢STORMFURY fosse un‍ tentativo di trasformare il ⁢meteo in un’arma.

 

Pochi anni fa, i ‍vicini ⁢della Cina hanno lanciato l’allarme sui piani del Regno di Mezzo ‍di deviare un “fiume celeste” atmosferico verso le regioni settentrionali aride. ⁣Questo, secondo nazioni come l’India, potrebbe sottrarre⁣ acqua ai loro ⁣fiumi.

 

Qual è il​ prossimo passo?

Dobbiamo trovare risposte a queste domande. Man mano che i cicloni diventano più forti, avremo bisogno di nuove istituzioni per affrontare le incertezze scientifiche, sviluppare capacità di⁣ monitoraggio e​ trovare modi⁢ per prendere decisioni collaborative rapidamente. Non ⁣sarà ‌facile, dato che la maggior parte​ degli accordi internazionali procede lentamente e​ spesso non raggiunge gli obiettivi prefissati.

 

Tecnologie come l’iniezione di particelle ⁣sono promettenti, ma non ancora pronte per l’impiego. Man‍ mano che la tecnologia ⁣matura, dovranno farlo anche le nostre istituzioni. Ecco perché stiamo studiando la ⁤scienza e la politica di questi⁤ interventi, per essere pronti⁢ ad agire in modo efficace.

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La laurea in discipline ambientali conseguita nel 2003 col massimo dei voti mi ha consentito di approfondire la materia meteorologica e i concetti più rilevanti di fisica dell'atmosfera. Dal 2004 collaboratore del Meteo Giornale, collaborazione che mi ha consentito di approfondire ulteriormente la materia meteorologica e agrometeorologica. Tutt'oggi editore del Meteo Giornale.

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