(TEMPOITALIA.IT) La fotofarmacologia utilizza la luce per indirizzare i farmaci verso specifiche aree del corpo, modificando la struttura chimica del farmaco con un interruttore molecolare sensibile alla luce, come l’azobenzene. Questo consente al farmaco di attivarsi solo sotto determinate lunghezze d’onda della luce, rimanendo inattivo al buio.
Il team dell’IBEC ha sviluppato derivati fotosensibili della carbamazepina, come la carbazopina-1 e la carbadiazocina. Questi composti, attivati dalla luce color ambra, sono in grado di attraversare tessuti e ossa usando lampade alogene convenzionali, e inibiscono i segnali nervosi localmente e su richiesta. Sperimentazioni in vivo su larve di pesce zebra e neuroni dell’ippocampo hanno dimostrato che la carbadiazocina ha proprietà analgesiche, con effetti positivi sul dolore neuropatico senza causare anestesia, sedazione o tossicità.
Il dolore neuropatico, causato da lesioni o malattie del sistema somatosensoriale, come la radiculopatia lombare o la neuropatia diabetica, spesso richiede trattamenti con oppioidi, che però presentano rischi di tolleranza, dipendenza e vari effetti collaterali. Le terapie basate sulla luce stanno guadagnando terreno per la loro capacità di mirare a specifiche regioni del corpo, migliorando l’efficacia e riducendo gli effetti collaterali.







