
(TEMPOITALIA.IT) Il THC, il principale componente psicoattivo della cannabis, interagisce con il sistema endocannabinoide del corpo umano. Questo sistema è coinvolto in una varietà di processi fisiologici, tra cui la regolazione dell’umore, dell’appetito e della memoria. Una delle vie metaboliche chiave influenzate dal THC è la via mTOR (mammalian target of rapamycin). Questa via è cruciale per la regolazione della crescita cellulare, della sintesi proteica e dell’autofagia, un processo di pulizia cellulare che rimuove le cellule danneggiate e promuove la rigenerazione.
Gli scienziati hanno scoperto che il THC può modulare l’attività della via mTOR, influenzando positivamente la neurogenesi e la plasticità sinaptica. In particolare, il THC sembra promuovere la formazione di nuove connessioni neuronali e migliorare la comunicazione tra le cellule cerebrali. Questo effetto è particolarmente evidente nei soggetti anziani, dove la somministrazione di THC ha portato a un miglioramento delle funzioni cognitive e a una riduzione dei segni di invecchiamento cerebrale.
Gli esperimenti condotti su modelli animali hanno mostrato che una somministrazione a lungo termine di THC a basso dosaggio può invertire i segni di invecchiamento cerebrale. Nei topi anziani trattati con THC, i ricercatori hanno osservato un miglioramento significativo delle capacità cognitive, paragonabile a quello dei topi giovani. Questo risultato suggerisce che il THC potrebbe avere un potenziale terapeutico per il trattamento delle malattie neurodegenerative legate all’età, come l’Alzheimer. (TEMPOITALIA.IT)









