
(TEMPOITALIA.IT) La stagione dei Medicane (dall’unione di “Mediterranean” e “hurricane”) è un fenomeno sempre più discusso nel contesto del cambiamento climatico e del meteo nel Mediterraneo. Questi cicloni, simili agli uragani tropicali, si sviluppano nelle acque del Mar Mediterraneo, presentando caratteristiche come forti venti, piogge torrenziali e mareggiate. Pur essendo meno intensi rispetto agli uragani tropicali che colpiscono le aree oceaniche, i Medicane possono comunque causare ingenti danni, soprattutto nelle aree costiere densamente popolate.
Cosa sono i Medicane?
I Medicane sono sistemi di bassa pressione con caratteristiche tropicali, tra cui una struttura a occhio centrale, venti ciclonici e forti precipitazioni. Sebbene la loro intensità sia generalmente inferiore a quella degli uragani oceanici, i Medicane possono raggiungere velocità del vento che si avvicinano o superano la categoria 1 della scala Saffir-Simpson, con venti tra 119 e 153 km/h. In rari casi, alcuni Medicane possono avvicinarsi a intensità superiori, ma non raggiungono mai la forza devastante di un uragano di categoria 5, i cui venti possono superare i 250 km/h.
La durata dei Medicane è solitamente inferiore rispetto agli uragani tropicali, a causa delle dimensioni ridotte del Mediterraneo. Secondo l’EASA (Agenzia dell’Unione Europea per la Sicurezza Aerea), i Medicane hanno un raggio variabile tra 70 e 200 km e possono durare fino a tre giorni, percorrendo una distanza compresa tra 1.000 e 3.000 km.
Dove e quando si formano i Medicane?
I Medicane tendono a formarsi durante i mesi autunnali, tra settembre e novembre, quando il Mediterraneo raggiunge la sua massima temperatura superficiale e offre l’energia necessaria alla ciclogenesi. Le aree più colpite sono spesso il Canale di Sicilia, il Mar Ionio e il golfo della Sirte, ma questi fenomeni possono interessare anche altre parti del Mediterraneo centrale e orientale.
La formazione di un Medicane richiede particolari condizioni atmosferiche, tra cui una temperatura superficiale del mare relativamente alta, combinata con un sistema di bassa pressione che si intensifica grazie all’energia termica accumulata dal mare. Studi recenti, come quello condotto dall’Università Aldo Moro di Bari, hanno evidenziato che la temperatura della superficie marina tende a diminuire nei giorni precedenti la formazione di un Medicane, con un calo di circa 4°C nella decade (dieci giorni) precedente la ciclogenesi.
I Medicane e i cambiamenti climatici
Negli ultimi anni, la relazione tra i Medicane e il cambiamento climatico è stata oggetto di studio. I modelli climatici suggeriscono che con l’aumento delle temperature globali, la temperatura del Mediterraneo potrebbe continuare a salire, fornendo più energia per la formazione di Medicane sempre più intensi. Secondo il Med-CORDEX, un aumento di 2°C o più nella temperatura globale potrebbe comportare una diminuzione della frequenza di questi fenomeni, ma allo stesso tempo un aumento della loro intensità. Ciò è dovuto al fatto che un clima più caldo favorisce la presenza di condizioni anticicloniche, limitando la formazione di basse pressioni, ma al contempo incrementa l’energia disponibile per i cicloni che si formano.
Inoltre, un ulteriore aumento di 3°C nelle temperature marine potrebbe addirittura portare alla formazione di uragani veri e propri nel Mediterraneo, un’ipotesi che, sebbene ancora in fase di studio, desta preoccupazione per l’intensificazione di fenomeni meteo estremi in una regione già vulnerabile.
Impatti dei Medicane
Sebbene i Medicane siano meno intensi rispetto agli uragani tropicali, i danni che possono causare non sono trascurabili, soprattutto a causa dell’elevata densità abitativa e infrastrutturale delle coste mediterranee. Le mareggiate causate dai forti venti, insieme alle piogge torrenziali, possono portare a alluvioni costiere e interne, con danni significativi alle infrastrutture, all’agricoltura e, purtroppo, talvolta anche alle vite umane.
Un esempio emblematico è quello del Medicane Ianos che nel settembre 2020 ha colpito la Grecia, causando devastazioni in diverse regioni del Paese, con venti che hanno superato i 120 km/h e piogge che hanno causato gravi allagamenti.
Conclusioni
I Medicane, pur essendo meno potenti degli uragani tropicali, rappresentano una minaccia significativa per le aree costiere del Mediterraneo. La loro stagione tipica coincide con i mesi autunnali, quando le temperature del mare raggiungono i valori massimi e offrono l’energia necessaria per la loro formazione. Sebbene si tratti di fenomeni naturali, il cambiamento climatico potrebbe modificare la loro frequenza e intensità, aumentando il rischio di danni e meteo estremi nel Mediterraneo. I modelli climatici mostrano chiaramente che, con l’aumento delle temperature globali, la dinamica dei Medicane potrebbe diventare ancora più distruttiva, richiedendo maggiore attenzione e preparazione per affrontare questi eventi sempre più frequenti e intensi. (TEMPOITALIA.IT)






