(TEMPOITALIA.IT) Le recenti inondazioni causate dalla tempesta Boris hanno messo sotto enorme pressione i sistemi di protezione civile, a causa dell’intensità e della durata eccezionale delle precipitazioni. Negli ultimi decenni, i sistemi di gestione delle emergenze in Europa sono stati potenziati, grazie anche alle lezioni apprese da eventi alluvionali del passato.
Questo ha contribuito a ridurre significativamente il numero delle vittime, nonostante la maggiore intensità delle inondazioni attuali. Ad esempio, le vittime stimate sono 24 al momento della stesura, una cifra decisamente inferiore rispetto alle 232 persone morte durante le alluvioni del 2002, che colpirono Germania, Austria, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia e Ungheria. Anche rispetto alle 100 vittime dell’alluvione del 1997, che coinvolse Germania, Polonia e Repubblica Ceca, e alle oltre 200 morti dell’alluvione in Europa occidentale del 2021, il bilancio attuale appare meno drammatico.
L’intenso sistema di bassa pressione, noto come depressione Vb, responsabile delle forti piogge, si forma quando l’aria fredda polare scorre verso sud, incontrando l’aria calda proveniente dal Mediterraneo. Le depressioni Vb, seppur rare, sono spesso associate a eventi meteorologici estremi nell’Europa centrale. I dati storici non mostrano una tendenza significativa nell’aumento di queste depressioni dagli anni ’50, ma altri fattori legati alle precipitazioni potrebbero variare in un clima in via di riscaldamento, influenzando la frequenza e l’intensità degli eventi piovosi.
Nel contesto del riscaldamento globale odierno, che ha aumentato le temperature medie di circa 1,3 °C rispetto all’epoca preindustriale, eventi di precipitazioni di questa portata sono estremamente rari, con una probabilità di verificarsi stimata una volta ogni 100-300 anni. Tuttavia, poiché questo evento è il più intenso mai registrato, stimare con precisione il tempo di ritorno rimane difficile con i dati attualmente disponibili.
L’analisi degli eventi piovosi su scala regionale indica che le piogge intense di quattro giorni sono diventate circa due volte più probabili e il 20% più intense rispetto all’era preindustriale. Anche se l’incertezza aumenta su scale più locali, i modelli climatici confermano un aumento dell’intensità e della probabilità di questi eventi, coerente con le aspettative fisiche di un clima che si riscalda. Questi modelli, tuttavia, non tengono conto in modo dettagliato della convezione atmosferica, il che suggerisce che gli aumenti delle precipitazioni potrebbero essere sottostimati.
In un futuro scenario di riscaldamento globale con temperature di 2°C sopra i livelli preindustriali, i modelli prevedono un ulteriore incremento dell’intensità delle precipitazioni di circa il 5% e un aumento del 50% della probabilità di eventi simili. Anche in questo caso, si sospetta che i modelli climatici attualmente disponibili possano sottostimare l’effetto delle piogge molto intense.
Le aree colpite dalle recenti inondazioni, inclusi grandi centri urbani situati lungo i principali fiumi come Wroclaw in Polonia, Bratislava in Slovacchia e Vienna in Austria, erano già state identificate come particolarmente vulnerabili. I sistemi di gestione delle infrastrutture e delle emergenze, migliorati dopo le precedenti catastrofi, hanno mostrato efficacia, riducendo il bilancio delle vittime. Tuttavia, l’ampiezza dell’evento ha causato danni significativi, stimati in miliardi di euro.
Le inondazioni, pur ben previste, evidenziano l’importanza di continuare a investire in previsioni meteo, sistemi di allerta e difese idrauliche, affinché si possano gestire sempre meglio eventi futuri influenzati dal cambiamento climatico. (TEMPOITALIA.IT)










