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Il mistero dei raggi gamma nei temporali

Leandro Fontana di Leandro Fontana
13 Nov 2024 - 08:13
in Magazine
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(TEMPOITALIA.IT) Raggi gamma e temporali

L’emissione di raggi gamma dalle nubi temporalesche è un fenomeno complesso e ancora poco compreso. Recenti studi pubblicati su Nature, guidati da fisici dell’Università di Bergen e dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), hanno svelato nuove informazioni su questo processo, coinvolgendo lo scienziato italiano Martino Marisaldi. Queste ricerche sono fondamentali per capire meglio come si formano i fulmini, un fenomeno atmosferico in parte ancora misterioso.

 

Nuova scoperta: i lampi gamma tremolanti

In passato, erano noti due tipi principali di emissioni gamma durante i temporali: i lampi di raggi gamma terrestri (Tgf) e i bagliori di raggi gamma. Tuttavia, un team guidato da Nikolai Østgaard ha identificato un terzo tipo, denominato “lampi di raggi gamma tremolanti” (Fgf). Questi impulsi, che durano tra i 20 e i 250 millisecondi, rappresentano un possibile anello di collegamento tra i Tgf e i bagliori gamma. Østgaard ha dichiarato che la scoperta di questi Fgf risolve un enigma che ha sfidato la comunità scientifica per vent’anni.

 

Campagna Aloft: rilevazioni aeree

La scoperta degli Fgf è stata resa possibile dai dati raccolti durante la campagna Aloft (Airborne Lightning Observatory for Fegs and Tgfs). Nell’estate del 2023, dieci missioni di osservazione sono state condotte a bordo di un aereo ER-2 della NASA, equipaggiato con strumenti per rilevare raggi gamma e campi elettrici. Le missioni hanno sorvolato temporali tropicali nei Caraibi e in America Centrale, registrando 96 Tgf, 10 bagliori gamma e 24 Fgf. I Fgf si distinguono per una durata intermedia tra i Tgf e i bagliori gamma e per la mancanza di segnali ottici o radio associati.

 

Emissioni gamma persistenti nelle nubi tropicali

Il secondo studio, guidato da Marisaldi, ha rivelato che le nubi temporalesche tropicali sopra l’oceano e le regioni costiere emettono raggi gamma in modo persistente, su aree estese fino a migliaia di chilometri quadrati. Contrariamente alle convinzioni precedenti, che consideravano questi fenomeni rari, si è scoperto che sono frequenti nei temporali tropicali intensi e strettamente legati ai processi di carica e scarica delle nubi.

 

Implicazioni: una nuova ipotesi sull’origine dei fulmini

Una delle ipotesi più interessanti che emerge da questi studi è che le emissioni di raggi gamma possano favorire, o addirittura innescare, la formazione dei fulmini. Questa ipotesi potrebbe rappresentare un cambio di paradigma, poiché attualmente si ritiene che i Tgf siano associati a fulmini già sviluppati e in propagazione. Se questa ipotesi fosse confermata, cambierebbe radicalmente la nostra comprensione dei meccanismi alla base dell’origine dei fulmini, un fenomeno che, nonostante i progressi scientifici, rimane ancora parzialmente sconosciuto.

 

Conclusione: verso una nuova comprensione dei fenomeni atmosferici

Gli studi guidati dai ricercatori dell’Università di Bergen e dall’INAF stanno ampliando le conoscenze sui processi legati alle emissioni di raggi gamma nelle nubi temporalesche. Le scoperte sui lampi gamma tremolanti e sulle emissioni persistenti nelle nubi tropicali offrono una prospettiva innovativa e pongono nuove basi per la ricerca sull’origine dei fulmini. Questi risultati potrebbero portare a una revisione delle teorie esistenti e a una comprensione più profonda dei processi fisici nell’atmosfera. (TEMPOITALIA.IT)

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