
(TEMPOITALIA.IT) Da quando il COVID-19 ha fatto la sua comparsa, ogni anno si è parlato della possibilità di una tripledemia invernale. L’influenza segue un modello stagionale ben noto, e sebbene si parli meno dell’RSV, anche la sua stagionalità è ben documentata. Il COVID-19, invece, non è un’infezione stagionale nello stesso modo, ma molte regioni hanno osservato un aumento dei casi durante l’autunno e l’inverno. Recenti ricerche hanno evidenziato che negli Stati Uniti orientali si verificano onde oscillanti di sei mesi sia nei mesi più freddi che in quelli più caldi.
Al 5 ottobre, il COVID Data Tracker dei Centers for Disease Control and Prevention mostra una diminuzione dei tassi di positività ai test COVID-19. Se una tripledemia è in arrivo negli Stati Uniti, potrebbe manifestarsi più avanti nella stagione. Dall’altra parte dell’Atlantico, la situazione è leggermente diversa; l’Agenzia per la Sicurezza Sanitaria del Regno Unito riporta un aumento dei casi di COVID-19, dei decessi e delle ammissioni ospedaliere nei sette giorni fino al 9 ottobre, 4 ottobre e 28 settembre rispettivamente, rispetto alla settimana precedente. Tuttavia, è importante notare che i numeri non si avvicinano a quelli visti al culmine della pandemia, prima dei vaccini.
Fortunatamente, per tutti e tre i virus coinvolti nella tripledemia, sono disponibili vaccini. Ricevere un vaccino all’inizio della stagione, se si è idonei, è il modo migliore per prevenire malattie gravi e potrebbe impedire di ammalarsi del tutto. Steve Russell, direttore nazionale per le vaccinazioni e lo screening del NHS, ha dichiarato che “con le nuove cifre che mostrano migliaia di decessi associati a COVID e influenza negli ultimi anni, è chiaro che la minaccia dei virus invernali è fin troppo reale, ed è fondamentale che chiunque sia idoneo accetti l’offerta di vaccinarsi”.
Sebbene per molte persone l’infezione da RSV si presenti come un lieve raffreddore, si stima che sia collegata a 6.000-10.000 decessi ogni anno tra gli adulti più anziani negli Stati Uniti. A livello globale, il virus è responsabile anche di decine di migliaia di decessi tra i bambini sotto i 5 anni. Ecco perché la notizia che la Food and Drug Administration ha approvato il primo vaccino al mondo contro l’RSV nel 2023 è stata accolta con grande entusiasmo. Un nuovo studio pubblicato su The Lancet riporta che il vaccino RSV utilizzato nella stagione 2023-24 è stato efficace all’80% nel prevenire l’ospedalizzazione negli adulti di età pari o superiore a 60 anni. (TEMPOITALIA.IT)





