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In Europa e i 60 gradi sotto zero. Queste l’aree vulnerabili

Andrea Meloni di Andrea Meloni
04 Dic 2024 - 17:33
in A La notizia del Giorno, A Scelta della Redazione, Cronaca Meteo
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L’ondata di gelo del gennaio 1999 rappresenta uno degli eventi meteo più intensi registrati nell’Europa settentrionale, con temperature estreme che hanno segnato record storici in diverse località. Attenzione, 3 gennaio 2024, è stata registrata una temperatura di -43,6°C, la più bassa mai registrata in Svezia a gennaio dal 1999. Nikkaluokta, il 2 gennaio 2024 ha visto temperature scendere fino a -41,6°C. Ma nel 1999 avvenne di peggio. L’inverno 2023-2024 in Scandinavia, complessivamente, è stato più freddo di quello 1998-1999, ciò se si fa eccezione degli estremi di basse temperature del gennaio 1999 che poi furono all’origine di una ondata di gelo in gran parte d’Italia. In quell’evento di fine mese cadde la neve sulla costa nord dela Sicilia, da Palermo al messinese. Nevicò anche nelle coste della Sardegna. Il Nord Italia, protetto dalle Alpi, ebbe un freddo appena moderato.

 

Il freddo di fine gennaio 1999 fu davvero rilevante, ma soprattutto improvviso. Fu di rilevanza storica in Lapponia, coinvolgendo le regioni interne di Norvegia, Svezia e Finlandia, con punte di gelo che hanno superato i -50°C.

 

Karasjok e il record norvegese

A Karasjok, nel Finnmark norvegese, la colonnina di mercurio ha raggiunto i -51,2°C il 28 gennaio 1999, rappresentando il valore più basso mai registrato nel paese durante il XX secolo. Questo record si avvicina a quello storico del 1° gennaio 1886, quando la temperatura toccò i -51,4°C. Nei giorni precedenti, le temperature erano progressivamente calate: il 25 gennaio il termometro segnava già -46,6°C, mentre il 27 gennaio scese sotto i -50°C. Queste temperature estreme furono accompagnate da condizioni di calma di vento, un fattore determinante per il ristagno dell’aria fredda al suolo.

Anche la vicina stazione meteorologica di Cuovddatmohkki registrò valori eccezionali, con -48,7°C il 26 gennaio, -49,7°C il 27 gennaio e -49,8°C il 28 gennaio. La combinazione tra neve, calma atmosferica e inversione termica favorì un raffreddamento così intenso.

 

Finlandia: Kittila e il record nazionale

In Finlandia, il picco di questa ondata di gelo fu registrato a Kittila, dove il termometro scese fino a -51,5°C il 28 gennaio 1999, stabilendo il record nazionale di freddo. Altre località finlandesi subirono temperature simili: Kevo registrò -48,2°C, Ivalo toccò -48,9°C e Sodankyla raggiunse i -49,5°C. Quest’ultima località è un esempio emblematico di inversione termica, con una differenza di oltre 20°C tra la temperatura al suolo e quella a soli 100 metri di altitudine.

 

Svezia: Karesuando e il record mensile

Anche in Svezia, l’ondata di gelo si fece sentire in modo severo. A Karesuando, il villaggio più settentrionale del paese, si registrarono -49,0°C il 27 gennaio, record nazionale per il mese di gennaio. Tuttavia, il primato assoluto svedese rimane quello di Vuoggatjalme, dove il termometro toccò i -52,6°C il 2 febbraio 1966. A Karesuando, persino la massima del giorno 27 gennaio non superò i -46,9°C, un dato straordinario che testimonia la persistenza del gelo.

 

Il gelo favorito dalla calma atmosferica come avviene in Siberia

La chiave per comprendere le temperature così estreme risiede nella calma atmosferica che ha caratterizzato questa ondata di gelo. La mancanza di vento ha permesso all’aria fredda, più densa e pesante, di ristagnare al suolo, amplificando l’effetto dell’inversione termica. Infatti, le isoterme a 850 hPa (circa 1500 metri di altitudine) indicavano valori di appena -20°C il 27 gennaio, un dato relativamente “mite” rispetto ai -50°C al suolo. Questo fenomeno ha creato uno strato di aria fredda intrappolato vicino al terreno innevato, un elemento tipico delle regioni artiche e siberiane. In Siberia, per esempio, i monti rilevano temperature più elevate delle sterminate pianure, proprio per le inversioni termiche favorite dai poderosi anticicloni termici.

 

Record di freddo europeo: la Russia

Sebbene i -51,5°C di Kittila e i -51,2°C di Karasjok siano impressionanti, il record europeo di freddo appartiene alla Russia europea. A Ust’Schugor, il 31 dicembre 1979, si registrarono -58,1°C, mentre a Hoseda-Hard, nel febbraio 2010, il termometro toccò i -56,4°C. Questi valori eccezionali sono stati raggiunti nella parte nordorientale della Russia europea, una regione nota per gli estremi climatici durante l’inverno.

 

Effetti in Italia e nell’Europa meridionale

L’ondata di gelo del gennaio 1999 non rimase confinata alla Scandinavia, ma si propagò verso sud, coinvolgendo anche l’Italia. In particolare, si ricorda la spettacolare nevicata che imbiancò l’isola di Ponza, un evento raro che evidenzia la portata straordinaria di questa massa d’aria gelida. La neve, come detto, cadde in molte località del Sud Italia e delle Isole Maggiori. Il Nord Italia rimase ai margini del freddo, protetto dall’arco alpino, evento meteo ricorrente in fulminee ondate di gelo con direttrice nord, nord est verso sud.

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Sono un editore, imprenditore e appassionato studioso di meteorologia e climatologia. Nella mia carriera ho fondato e gestito numerosi portali meteo italiani e internazionali, affiancando a questa attività la creazione di blog di nicchia e piattaforme web dedicate al web marketing e alla visibilità digitale. La mia avventura nel digitale è iniziata nel 1995, agli albori di internet in Italia, quando pubblicavo i primi articoli meteo in lingua italiana su meteorologicando.it (recensito nel 1999 da La Repubblica "No Problem"), per poi dare vita, a fine 1999, a direttameteo.it, una delle prime piattaforme italiane complete di previsioni, dati satellitari e webcam. In assenza di percorsi accademici civili specifici in quegli anni, ho approfondito la materia privatamente su indicazione di un parente ufficiale dell'Aeronautica Militare. Questa solida preparazione mi ha permesso di fondare nel 2000 portali di riferimento storico come meteogiornale.it e tempoitalia.it (il primo in assoluto a offrire le previsioni meteo per tutti i comuni italiani), seguiti da meteosardegna.it. Da allora il mio lavoro si è diviso tra l'informazione al pubblico e i servizi B2B. Ho curato le sezioni meteo di grandi testate giornalistiche come meteo.corriere.it, meteo.gazzetta.it, Libero Quotidiano e Affari Italiani. L'emittente Rai 2 mi ha dedicato un servizio per l'innovazione: sono stato tra i primi a introdurre in Italia i video-meteo e il modello statunitense di una "meteorologia per tutti". Nel 1999, con il sostegno fondamentale di mia moglie, la professoressa Tonia Ivana Mereu, ho curato ed edito la pubblicazione del libro "Il grande gelo del 1985", scritto da Marco Rossi: un successo editoriale autoprodotto che ha superato le 10.000 copie vendute. Sul fronte aziendale, ho applicato i miei studi di marketing fornendo previsioni meteo alle piattaforme SMS di TIM e ai servizi 899. Ho ideato il primo "report della grandine" a livello globale, uno strumento fondamentale utilizzato da centinaia di aziende. Già nel 2001 abbiamo allestito un centro di calcolo per l'elaborazione di modelli matematici previsionali e software di post-elaborazione dati, collaborando con realtà di primo piano del calibro di ENI Italgas, Siemens, TIM, Eutelia, Milano Serravalle - Milano Tangenziali S.p.A. e molte altre compagnie nei settori delle energie rinnovabili, delle assicurazioni, dell'agricoltura e dei trasporti, esportando servizi meteo fino in Australia e Sud America. Questa fitta rete di servizi è supportata da un team storico di professionisti freelance attivi con me dal periodo 2000-2005. Negli anni ho integrato la passione per la meteorologia con uno studio imponente di SEO (Search Engine Optimization) e SEM, specializzandomi nelle dinamiche dell'ecosistema Google (Google Discover, Google Carousel). Oggi applico questa attitudine all'innovazione anche all'Intelligenza Artificiale avanzata, utilizzandola per ottimizzare i modelli matematici numerici e la precisione predittiva. Al contempo, sostengo attivamente la qualità dell'informazione contrastando l'editoria automatizzata e i contenuti a bassa affidabilità generati in massa dall'AI. Il mio focus principale resta la comprensione della nostra atmosfera. Ho cambiato città diverse volte per vivere in prima persona climi differenti e offrire una conoscenza diretta del tempo. Ho studiato e ricostruito i dati sulle due Piccole Ere Glaciali degli ultimi 2000 anni, sul Riscaldamento Medievale, sulle dinamiche del Vortice Polare Stratosferico e sull'impatto di El Niño e La Niña in Europa. Oggi mi concentro sul nowcasting e sui modelli a lungo termine di NOAA ed ECMWF, con l'obiettivo di creare prodotti di prevenzione efficaci a fronte di un clima che cambierà drammaticamente nei prossimi anni. Privilegio da sempre lo studio rigoroso, la ricerca sul campo e la direzione editoriale rispetto alla visibilità mediatica, scelta che mi ha portato a focalizzarmi sull'analisi approfondita di fenomeni complessi - come il ritiro dei ghiacciai o l'attenuazione della Corrente del Golfo - e a seguire da vicino i dibattiti internazionali, tra cui la Conferenza di Parigi sul Clima (COP21). Oggi esprimo questa autorevolezza coordinando in prima persona le redazioni di Meteo Giornale e Tempo Italia. Nella vita privata, che custodisco gelosamente, mi dedico al volontariato e alla promozione della cooperazione sociale.

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