(TEMPOITALIA.IT) Ipotesi neve a bassa quota, le tendenze meteo fanno riflettere. Ma su cosa lo diciamo? Grazie alla “rottura” del Vortice Polare. Questo fenomeno, caratterizzato dall’afflusso di aria estremamente fredda e da intense nevicate, risulta tuttavia incerto nella sua evoluzione a lungo termine, anche perché sono tanti i tasselli da inserire prima che gelo e neve arrivino in Italia.
Un quadro dinamico
Sicuramente non possiamo dire che la stagione sia stata statica. Il dinamismo si è fatto sentire quest’anno. Ha piovuto e nevicato abbastanza in diverse zone italiane. L’unica area che ha subito comunque deficit è stato il Piemonte occidentale. Questo perché si è trovato spesso sottovento nei flussi e quindi ha subito la cosiddetta “ombra pluviometrica”. Vuol dire che piove e nevica altrove tranne che lì.
Febbraio 2018: un confronto che regge?
Chi si ricorda l’ondata di gelo che colpì l’Europa e l’Italia nel Febbraio 2018? Questo evento eccezionale fu causato da un riscaldamento improvviso della Stratosfera, noto come Stratwarming, che indebolì e distorse il Vortice Polare, portando masse di aria gelida verso latitudini inferiori.
Nel 2018, il Buran, originatosi in Siberia, interessò principalmente le regioni adriatiche e il Sud Italia. Nevicate furono registrate persino a Roma e Napoli, mentre le temperature eccezionalmente basse causarono significativi disagi, tra cui problemi infrastrutturali. Successivamente, la richiamo di aria mite, ecco le nevicate vere in Pianura Padana. Ma potrebbe ricapitare? O non ci sono le condizioni?
Un rischio molto remoto
Il possibile ritorno del Buran richiede particolare attenzione all’evoluzione del Vortice Polare, alle oscillazioni oceaniche legate a La Niña e a una potenziale fase negativa dell’Atlantico. Qualora il getto polare si spostasse verso nord, favorendo correnti fredde di origine artica o continentale, l’Europa potrebbe trovarsi di fronte a condizioni meteorologiche simili. Ma stiamo parlado di congetture, che andranno viste e riviste, i modelli per ora non fiutano nulla in tal senso.
Se ci colpisse…?
Un blocco anticiclonico sull’Atlantico aumenterebbe le probabilità di correnti nord-orientali, portando il Buran sul Paese, magari accompagnato da tempeste di neve temporalesche sulle Adriatiche. Tuttavia, se fosse predominante un’onda ciclonica, gli effetti maggiori si concentrerebbero sulle regioni settentrionali, lasciando le aree meridionali meno coinvolte. In tal caso, il cuscino freddo padano sarebbe pronto a fornire neve qualora vincessero le correnti di Scirocco o Libeccio. Stiamo in campana e analizziamo per bene i passaggi meteo dei prossimi periodi. (TEMPOITALIA.IT)










