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Meteo, occhio ad APRILE: Freddo in agguato come nel 1991

Federico Russo di Federico Russo
27 Mar 2025 - 18:30
in A La notizia del Giorno, A Prima Pagina, Cronaca Meteo, Meteo News, Zoom
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L’aria fredda accumulata sul Polo Nord, trattenuta finora da un rinforzo temporaneo ma significativo del vortice polare, è pronta a mettersi in movimento.

 

Gli ultimi aggiornamenti modellistici indicano che questo equilibrio precario non potrà durare a lungo: già nella prima decade di aprile, i massimi pressori dovrebbero cominciare a spostarsi verso l’Europa settentrionale, coinvolgendo aree come la Scandinavia, il Regno Unito e persino l’Islanda.

 

Questo cambiamento nella distribuzione della pressione atmosferica rischia di innescare un’imponente discesa di aria artica verso le latitudini più basse del continente.

 

Secondo le elaborazioni del modello europeo ECMWF, una colata fredda potrebbe colpire l’Europa centrale, lambendo anche l’Italia, in particolare le regioni settentrionali e quelle più esposte alle incursioni da nord.

 

Gli effetti non sarebbero trascurabili: un netto calo delle temperature, un incremento dell’attività temporalesca e, nelle aree montane e collinari, il possibile ritorno della neve anche a quote relativamente basse per il periodo primaverile.

 

Tuttavia, la traiettoria esatta della massa d’aria gelida resta incerta. I principali modelli sembrano convergere sull’ipotesi che l’irruzione artica potrebbe deviare verso l’Est Europa, limitandosi a sfiorare l’Italia, con un impatto contenuto ma comunque avvertibile.

 

Situazioni del genere non sono del tutto nuove e la memoria meteorologica ci riporta inevitabilmente ad eventi simili accaduti in passato. Tra tutti, spicca l’episodio del 17-18 aprile 1991, quando una poderosa irruzione artica, innescata da un anticiclone con valori pressori eccezionali (fino a 1040 hPa) tra Scozia e Groenlandia, spinse il fronte polare fino alle Alpi.

 

In quel caso, la formazione di una depressione sul Mar Tirreno favorì l’ingresso di aria gelida su tutto il Nord Italia, causando un crollo termico improvviso e diffuso. I numeri parlano chiaro: il 16 aprile di quell’anno, molte città del Nord registravano temperature superiori ai 20°C.

 

Il giorno seguente, nel giro di poche ore, i valori crollarono di oltre 20°C, con massime ridotte a pochi gradi sopra lo zero. A Modena si passò da 20°C a 3-5°C, mentre nell’Astigiano la colonnina di mercurio toccò 0,2°C in pianura e scese fino a -2,6°C in collina.

 

Ma fu la neve a segnare indelebilmente quell’evento: Milano registrò 5 cm, Modena ne accumulò 15, mentre alcune zone della pianura bolognese arrivarono a 25 cm. A Cuneo si toccarono i 35 cm, e sull’Appennino cadde oltre mezzo metro di neve.

 

Oltre ai disagi provocati dalla neve e dal vento, con alberi e rami spezzati, si verificarono danni ingenti alle coltivazioni, in particolare alle piante da frutto già in fase post-fioritura. La Bora, che a Trieste raggiunse raffiche fino a 130 km/h, provocò la caduta di alberi ed lo scoperchiamento di diversi capannoni.

 

Quell’ondata di freddo è passata alla storia come una delle più intense e tardive mai registrate nel mese di aprile sul Nord Italia, non solo per le abbondanti nevicate, ma anche per l’improvviso tracollo termico e la portata dei fenomeni.

 

E proprio questo episodio ci ricorda quanto aprile possa essere insidioso, con una primavera tutt’altro che lineare e un clima capace, ancora oggi, di sorprendere.

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