Caldo africano da record, mille al pronto soccorso a Parma, ci sono novità
Basta sfogliare i giornali per capire che non parliamo della solita afa di stagione. Il Corriere della Sera racconta che soltanto lunedì 22 giugno, a Parma, quasi mille persone si sono presentate al pronto soccorso per disturbi legati al caldo. Mille. Un numero che, da solo, dice più di tanti bollettini messi insieme. E la cosa curiosa è un’altra: questa morsa rovente si concentra tutta a giugno, dopo un maggio tutto sommato gestibile che, però, attenzione, si è infiammato proprio sul finale.
Mille al pronto soccorso, l’emergenza è già qui
Quante città stanno vivendo la stessa scena? Non lo sappiamo con precisione, ma il dato di Milano lascia immaginare il resto. La fiammata è imponente, diciamolo apertamente, e arriva dopo una primavera che sembrava quasi clemente. Già a fine maggio, però, qualcosa si era mosso: picchi termici notevoli tra Francia e Isole Britanniche meridionali, con record storici in quelle aree.
Sono le stesse zone che, ormai dal 2003, vengono colpite a ripetizione da ondate di caldo feroci. Prima divampano lì, a ovest, poi si propagano verso le regioni settentrionali e il Centro Italia. E mentre il tempo cambia volto sulla Francia, la calura si prende tutto lo spazio anche da noi. Nella giornata odierna, martedì 23 giugno, l’Italia è interessata da una fase di caldo imponente, con temperature diffusamente sopra la media stagionale.
Quaranta gradi tra Parigi e Londra, l’epicentro del caldo si avvicinerà all’Italia
I massimi dell’alta pressione si piazzano sulla Francia settentrionale e occidentale e sull’Inghilterra meridionale. È lì che si toccano i valori più estremi: probabilmente intorno ai 40°C a Londra e fino a 42°C a Parigi. Una situazione meteorologica davvero fuori scala, di quelle che sfondano il muro dei quaranta gradi con una facilità disarmante.
In Italia il termometro resta comunque elevatissimo, con valori ancora verso i 38°C in alcune località della Pianura Padana. Ma attenzione, perché qui la pressione in quota tende a sfaldarsi qua e là, in modo isolato. Lo stesso fenomeno si osserva, peraltro, anche su Francia e Spagna, dove il cuore rovente della bolla d’aria africana convive con temporali isolati, localmente di forte intensità.
Un temporale notturno a Milano, sembrava di stare ai tropici
Qui ci metto del mio, perché certe cose vanno raccontate. Ieri sera, lunedì 22 giugno, mi sono ritrovato sotto un temporale che ha appena lambito Milano. Le 22:30, il termometro ancora fermo a 34°C, l’aria umidissima, irrespirabile. Sembrava di stare ai tropici, forse all’equatore, non saprei. Una sensazione termica che non avevo mai provato prima, e che da sola spiega quanto sia elevata questa calura.
Detto questo, dobbiamo uscire dalla solita litania del “fa caldo e farà caldo”. Lo abbiamo ripetuto, lo sapete a memoria. Semmai conviene tenere d’occhio le previsioni meteo per Milano e quelle della vostra zona, perché il dettaglio fa la differenza. Ciò che invece mi pare tutt’altro che trascurabile riguarda quello che verrà dopo.
Verso fine giugno il picco, poi forse il sospirato break
Dopo questa sfuriata, le temperature torneranno a salire soprattutto al Nord e, verso la fine del mese, anche al Centro. In Pianura Padana i picchi rischiano localmente di spingersi fino ai 40°C. Numeri che fanno impressione, eppure coerenti con l’assetto attuale.
Poi qualcosa potrebbe cambiare. Nei primi giorni di luglio questo anticiclone dovrebbe perdere forza, lasciando spazio a una prima, timida tregua ancora tutta da confermare. Attenzione, però: credetemi, il rischio concreto è che proprio all’inizio di luglio si riproponga l’ennesima ondata di calore anomala. Insomma, una boccata d’aria che potrebbe durare il battito di ciglia.
Luglio e agosto, quel deficit di pioggia che preoccupa l’agricoltura
Sarà un’estate impegnativa, su questo ho pochi dubbi. Luglio e agosto, stando ai modelli matematici stagionali, sono visti molto caldi, di certo non roventi a livello di record assoluto. E qui torna un concetto che ripetiamo spesso: nessuno può prevedere l’intensità esatta delle ondate di calore, ma le anomalie più probabili si possono fotografare.
L’anomalia che spaventa, secondo le proiezioni dei modelli stagionali, è il deficit pluviometrico tra luglio e la prima parte di agosto. Tradotto: pioverà parecchio meno della norma proprio dove servirebbe, cioè sulle Alpi e su buona parte delle regioni settentrionali. Non tutte, sia chiaro. Ma l’area a nord del Po riceve, come media climatica, un buon numero di temporali estivi, ed è proprio lì che il rubinetto rischia di restare chiuso.
C’è poi il rovescio della medaglia. Quando i temporali arriveranno, con queste temperature così elevate si scateneranno contrasti termici di forte intensità. Il rischio, molto marcato, è quello di grandinate e nubifragi, ovvero acquazzoni violentissimi capaci di provocare allagamenti temporanei. Fenomeni che portano un calo della temperatura, sì, ma locale e di breve durata.
Quando il caldo diventa afa
E qui sta il paradosso. I rovesci tendono ad aumentare il tasso di umidità, così che, quando il termometro torna a salire, la sensazione di caldo si fa ancora più pesante. È quella che chiamiamo afa. Succede soprattutto sulle regioni centrali e settentrionali, in particolare quando il punto di rugiada sfiora i 20°C: a quel punto il caldo diventa, a tutti gli effetti, afoso.
Ho provato a tratteggiarvi già dal mattino quella che potrebbe essere la linea di tendenza. Nelle prossime ore arriveranno nuovi aggiornamenti, man mano che le proiezioni dei modelli matematici prenderanno forma.