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Home A La notizia del Giorno

Oceani nel caos per il cambiamento climatico. Vediamo che succede

Federico De Michelis di Federico De Michelis
03 Mar 2025 - 09:30
in A La notizia del Giorno, A Prima Pagina, Meteo News
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(TEMPOITALIA.IT) L’analisi aggiornata delle condizioni degli Oceani globali si basa su sette indicatrici chiavi del cambiamento climatico: temperatura della superficie marina, contenuto di calore oceanico, pH oceanico, concentrazione di ossigeno disciolto, estensione e volume del ghiaccio marino artico, livello del mare e circolazione meridionale atlantica (AMOC).

 

Riscaldamento della superficie oceanica

La temperatura media globale della superficie oceanica è aumentata di 0,062 ± 0,013°C per decennio dal 1900 al 2019, ma negli ultimi dieci anni (2010-2019) la velocità del riscaldamento è aumentata di 0,280 ± 0,068°C per decennio, 4,5 volte superiore alla media a lungo termine.

 

Contenuto di calore dell’Oceano

Il contenuto di calore oceanico (OHC) nei primi 2.000 m di profondità è aumentato a una velocità di 0,35 ± 0,08 W/m² tra il 1955 e il 2019. Tuttavia, nell’ultimo decennio la velocità è raddoppiata, raggiungendo 0,70 ± 0,07 W/m². Questo aumento di calore oceanico influisce direttamente sull’intensità degli uragani, sul livello del mare e sulla circolazione oceanica.

 

Acidificazione degli Oceani

Il pH degli oceani è diminuito di circa 0,1 unità dall’inizio della rivoluzione industriale (1770), scendendo da 8,2 a 8,1. Entro il 2100, a seconda degli scenari di emissione di CO₂, il pH potrebbe calare di un ulteriore 0,1–0,4 unità, con effetti devastanti sulla formazione di scheletri calcarei di coralli e molluschi.

 

Diminuzione dell’ossigeno oceanico

Negli ultimi 50 anni, i livelli di ossigeno disciolto negli oceani sono diminuiti del 2%, equivalenti a una perdita di 4,8 petamoli. Il fenomeno è legato all’aumento della temperatura superficiale, che riduce la solubilità dell’ossigeno e altera la circolazione oceanica, creando aree di ipossia che minacciano la vita marina.

 

Riduzione del ghiaccio marino artico

L’estensione del ghiaccio marino artico si è ridotta del 13,1% per decennio in estate (settembre) e del 2,6% per decennio in inverno (marzo), dal 1979 al 2020. Il volume del ghiaccio marino artico è diminuito del 75% dal 1979, contribuendo al riscaldamento globale attraverso l’effetto albedo.

 

Aumento del livello del mare

Dal 1993 al 2019, il livello medio globale del mare è aumentato di 3,15 ± 0,3 mm all’anno, con un’accelerazione di circa 0,084 mm all’anno². Tra il 1900 e il 2015, il livello del mare è salito di 19 cm, di cui 40% dal 1993. Questo fenomeno è attribuito principalmente alla fusione dei ghiacci e all’espansione termica dell’acqua.

 

Indebolimento della circolazione atlantica (AMOC)

La circolazione meridionale atlantica (AMOC), un sistema di correnti oceaniche fondamentali per il clima globale, è attualmente alla sua intensità più debole degli ultimi secoli e continua a rallentare. Un AMOC più debole porta a cambiamenti nei modelli climatici, tra cui inverni più rigidi in Europa e perturbazioni nei monsoni.

 

Tendenze regionali nel Mediterraneo, Mar Nero e Baltico

Tra il 1993 e il 2019, la temperatura superficiale marina è aumentata di 0,37°C per decennio nel Mediterraneo, 0,71°C per decennio nel Mar Nero e 0,28°C per decennio nel Mar Baltico. Nel frattempo, il livello del mare è aumentato rispettivamente di 2,5 mm/anno nel Mediterraneo, 1,9 mm/anno nel Mar Nero e 4,2 mm/anno nel Baltico.

 

Questi sette indicatori dimostrano che l’oceano sta subendo cambiamenti significativi dovuti al riscaldamento globale. L’aumento delle temperature, la perdita di ossigeno, la riduzione del pH e la diminuzione del ghiaccio marino sono fenomeni interconnessi che minacciano gli ecosistemi marini e la società umana. L’implementazione di strategie di mitigazione e adattamento è cruciale per affrontare queste sfide globali. (TEMPOITALIA.IT)

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Federico De Michelis

Libero professionista nel campo dei dati meteo e dell’Osservazione della Terra. Laurea in Ingegneria Spaziale (Brunel University London). Formazione avanzata in meteorologia in Europa e in Canada, con approfondimenti su modellistica numerica, telerilevamento e analisi dei dati ambientali. Cosa faccio Previsione operativa e analisi per settori meteo-sensibili (energia, outdoor, eventi, turismo) Interpretazione di prodotti satellitari e di modelli (EO/remote sensing) Assessment dei rischi meteo-climatici e reportistica Divulgazione e supporto a media e progetti educativi/R&D Lavoro all’intersezione tra scienza, tecnologia e decisioni concrete, con attenzione a qualità dei dati e comunicazione chiara. La meteorologia è la mia passione fin da bambino; dopo un anno di liceo all’estero mi sono trasferito a Londra dove ho conseguito la laurea alla Brunel University London.

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