(TEMPOITALIA.IT) Il Monte Bianco e i suoi ghiacciai rappresentano uno dei sistemi glaciali più monitorati e studiati d’Europa, con particolare attenzione al ghiacciaio di Planpincieux nelle Grandes Jorasses, che negli ultimi anni è diventato un vero e proprio “caso di studio” per la comunità scientifica internazionale.
La situazione del ghiacciaio Planpincieux
Il ghiacciaio Planpincieux, situato sul versante italiano del massiccio del Monte Bianco, è oggetto di studi sperimentali fin dal 2013 da parte della Fondazione Montagna sicura in collaborazione con il Geohazard Monitoring Group del CNR-IRPI di Torino. Questo ghiacciaio “pensile” presenta caratteristiche uniche che lo rendono particolarmente instabile: la porzione frontale è appoggiata su un substrato roccioso molto acclive che termina su una parete quasi verticale.
Le cronache più recenti hanno messo in luce episodi critici. Nel 2019, una massa a rischio di collasso di circa 250mila metri cubi ha raggiunto velocità di movimento di 50-60 centimetri al giorno, mentre nel mese di Settembre dello stesso anno la parte frontale ha registrato una velocità di circa 90 centimetri al giorno. Ancora nel 2024, le autorità hanno emanato nuove ordinanze precauzionali per il rischio glaciologico.
Il sistema di monitoraggio
La tecnologia impiegata per il monitoraggio è all’avanguardia. Il sistema sviluppato dal CNR-IRPI utilizza tecniche come il “pixel offset” per identificare variazioni anche minime tra immagini successive e la “change detection” per riconoscere i settori che hanno subito mutamenti. Il sistema include anche un impianto semaforico collegato al monitoraggio radar, che si attiva automaticamente in caso di crollo.
Il Planpincieux non è l’unico ghiacciaio sotto osservazione: la Cabina di regia dei ghiacciai valdostani comprende ARPA Valle d’Aosta, CNR-IRPI Torino, il Comitato glaciologico italiano e altri enti specializzati.
L’evidenza scientifica sui cambiamenti climatici
Le ricerche scientifiche documentano una situazione allarmante. Il ghiacciaio Mer de Glace sul Monte Bianco ha perso 300 metri di spessore in 174 anni, con un’accelerazione dagli anni ’90 che ha portato a una riduzione di 190 metri.
Studi condotti in Francia e in Svizzera dimostrano che anche i ghiacciai situati ad alta quota sono colpiti dal cambiamento climatico, con previsioni di scomparsa entro il 2060 per molti ghiacciai, anche secondo gli scenari ottimistici dell’IPCC. Particolarmente rilevante è il dato sui crolli: dal 1930 a oggi, a fronte di un aumento di 1,7°C della temperatura, si sono verificati in media 12 crolli all’anno nel periodo 2000-2010, contro i 5 all’anno del periodo 1940-1950.
Le proiezioni future e i rischi
Le prospettive per il futuro sono preoccupanti. Secondo uno studio del 2019, i ghiacciai alpini potrebbero perdere fino al 90% della loro massa entro il 2100, mentre nelle Alpi Occidentali si registra in media un arretramento frontale annuale di circa 40 metri.
I ghiacciai rivestono un’importanza fondamentale per il regime idrico, contribuendo in maniera determinante al deflusso durante le fasi di canicola estiva. La loro scomparsa comporterà conseguenze rilevanti: secondo uno studio pubblicato su Science, anche se le temperature globali si stabilizzassero ai livelli attuali, si perderebbe comunque il 40% dei ghiacciai del mondo.
La tendenza globale
Il fenomeno non è limitato alle Alpi. Dalle Alpi alle Ande, dall’Himalaya all’Antartide, le modalità di collasso dei ghiacciai possono variare, ma in quasi tutti i casi il cambiamento climatico gioca un ruolo determinante. Recentemente, anche il ghiacciaio Birch in Svizzera presenta un rischio di crollo, con l’evacuazione del villaggio di Blatten nel mese di Maggio del 2025.
Racconti e testimonianze dal campo
Gli esperti sul campo testimoniano la drammaticità dei cambiamenti. Secondo i tecnici della Fondazione Montagna Sicura, “negli ultimi anni registriamo sempre di più un’anticipazione dei movimenti importanti”. Il glaciologo Carlo Brabante dell’Università Ca’ Foscari osserva che “questi 250mila metri cubi sono destinati a crollare e quando verrà a mancare questo pezzo di ghiaccio potrebbero verificarsi diverse altre frane”.
In breve
La scienza è unanime nel collegare l’instabilità glaciale ai cambiamenti climatici. I fenomeni osservati testimoniano come la montagna sia in una fase di forte trasformazione dovuta ai fattori climatici, rendendo necessarie proposte di policy per l’adattamento delle aree montane nella gestione delle risorse idriche e dei rischi derivanti da fenomeni meteorologici estremi.
Il caso del Monte Bianco rappresenta un microcosmo di quanto sta accadendo a livello globale: i ghiacciai, vere e proprie sentinelle del clima, stanno inviando segnali chiari e inequivocabili sulla crisi climatica in corso. La combinazione di monitoraggio tecnologico avanzato, ricerca scientifica rigorosa e gestione del rischio rappresenta l’approccio più efficace per affrontare questa sfida senza precedenti. (TEMPOITALIA.IT)







