(TEMPOITALIA.IT) L’Estate meteorologica 2025 ha deciso di entrare in scena con uno dei suoi protagonisti più riconoscibili: l’anticiclone africano. Nei prossimi giorni, fino almeno al termine della settimana, l’Italia sarà stretta nella morsa di un caldo persistente, sebbene non da record, alimentato da un costante afflusso di aria subtropicale subsidente. Questo scenario, pur privo di picchi estremi, rappresenta un carburante perfetto per la formazione di fenomeni meteo potenzialmente estremi quando l’equilibrio verrà interrotto.
Alta pressione africana subito mari bollenti
Quando si parla di anticiclone africano, si parla di una struttura capace di intrappolare calore al suolo, favorendo un accumulo continuo di energia termica. Questo accade sia nelle aree continentali che marine, soprattutto nel Mar Tirreno, nel Canale di Sardegna e nel Mar Ionio, dove la temperatura dell’acqua tende a salire ben oltre le medie climatologiche.
Il caldo, dunque, non è soltanto un fastidio. È un meccanismo di preparazione, una sorta di “fase di ricarica” atmosferica. Più calore significa più energia disponibile per i moti convettivi. E quando questa energia viene improvvisamente sollecitata da aria più fredda in quota, il risultato può essere esplosivo.
In arrivo una goccia fredda dall’Atlantico: un potenziale esplosivo
Secondo le proiezioni del Centro Europeo per le Previsioni a Medio Termine (ECMWF), una goccia di aria fredda in quota potrebbe isolarsi tra la FRANCIA meridionale, la SARDEGNA e il MAR TIRRENO nella prima parte della prossima settimana, verosimilmente tra LUNEDÌ 16 e MARTEDÌ 17 GIUGNO. Si tratta di un nucleo instabile di origine atlantica che viaggerà in mezzo a un campo di alta pressione, fenomeno piuttosto raro ma non impossibile.
La goccia fredda, in meteorologia, è una porzione di aria molto più fredda rispetto all’ambiente circostante, posizionata intorno ai 500 hPa (circa 5-6 km di quota). Questo tipo di configurazione è temibile perché non ha bisogno di fronti ben strutturati per generare fenomeni intensi. Basta il solo contrasto termico per innescare forti temporali, nubifragi e grandinate.
Effetti attesi su Sardegna, Centro, Sud e Sicilia
SARDEGNA sarà probabilmente la prima regione coinvolta, soprattutto la fascia centro-settentrionale, con sviluppo di celle temporalesche anche autorigeneranti. Qui, il contrasto tra le acque marine calde e l’aria più fredda in quota potrebbe portare a grandinate di grandi dimensioni, accompagnate da raffiche di vento lineari e locali trombe d’aria.
Nel corso delle ore, la goccia dovrebbe muoversi verso il Centro ITALIA (in particolare tra TOSCANA, UMBRIA, LAZIO e ABRUZZO), dove l’instabilità potrebbe assumere caratteri severi, soprattutto tra il pomeriggio e la sera. In queste aree, le vallate interne e i pendii appenninici sono particolarmente vulnerabili per via della loro orografia favorevole alla convezione.
Nel SUD ITALIA, dalla CAMPANIA alla CALABRIA, e probabilmente fino al nord della SICILIA, il rischio meteo sarà più legato alla forza dei temporali che potranno svilupparsi localmente, ma con effetti anche violenti: allagamenti lampo, fulminazioni frequenti e, ancora una volta, grandine di diametro potenzialmente superiore ai 2-3 cm. Lì dove il soleggiamento sarà più persistente nei giorni precedenti, ci sarà più energia a disposizione per l’instabilità.
Perché il Nord Italia resterà più ai margini
In un contesto simile, ci si aspetterebbe che anche il Nord ITALIA, spesso teatro di fenomeni violenti in estate, fosse pienamente coinvolto. E invece no. La dislocazione meridionale della goccia e la presenza di correnti più stabili in quota nel settentrione limiteranno i fenomeni a qualche temporale sparso, che potrà comunque risultare intenso, ma più localizzato. Tuttavia, il refrigerio sarà percepibile anche al Nord, con un sensibile calo termico e ritorno a temperature più prossime alla media climatica del periodo.
Perché si rischiano grandinate devastanti
La formazione della grandine dipende da tre elementi principali: forte sollevamento verticale, grande contenuto di umidità e forti contrasti termici in quota. In questo caso, la “ricetta” è completa:
- La subsidenza da anticiclone africano ha seccato gli strati bassi, ma ha anche creato una condizione di instabilità latente.
- L’arrivo della goccia fredda rappresenta il “grilletto” che sblocca l’energia accumulata.
- Le temperature marine elevate alimentano verticalità estrema nei cumulonembi.
Quando queste condizioni si verificano, le correnti ascensionali all’interno delle nubi temporalesche possono sostenere chicchi di grandine in crescita fino a dimensioni considerevoli, prima che la gravità li costringa a cadere. Ed è qui che si rischiano danni gravi all’agricoltura, ai tetti, alle auto e alle linee elettriche.
Un recente studio pubblicato sul Journal of Applied Meteorology and Climatology mostra come l’aumento della temperatura del suolo e la presenza di mari più caldi siano strettamente correlati all’aumento della dimensione media dei chicchi di grandine in aree del Mediterraneo, specialmente tra GIUGNO e AGOSTO.
Un’Rstate che inizia malissimo
Se queste condizioni verranno confermate nei prossimi aggiornamenti modellistici, potremmo assistere a un’apertura d’estate già segnata da fenomeni meteo estremi, sempre più tipici del nuovo clima mediterraneo: non più solo caldo, ma contrasti violenti tra masse d’aria. E, con essi, un aumento della vulnerabilità territoriale.
Seguiranno aggiornamenti quotidiani man mano che i modelli si affineranno. Ma intanto, vale la pena osservare questo possibile passaggio con la dovuta cautela. (TEMPOITALIA.IT)







