(TEMPOITALIA.IT) C’erano estati, fino a pochi decenni fa, in cui l’Anticiclone delle Azzorre era il protagonista meteo silenzioso delle nostre giornate calde ma ventilate, luminose ma respirabili. Oggi, quelle stagioni sembrano lontane. Al suo posto si è imposto con regolarità quasi ossessiva il promontorio nordafricano, una figura barica ben diversa, che ha trasformato il volto stesso dell’estate mediterranea.
Un tempo c’erano le Azzorre: stabilità sì, ma con respiro atlantico
L’Anticiclone delle Azzorre prende il nome dall’omonimo arcipelago nell’Oceano Atlantico e storicamente influenzava gran parte dell’Europa sudoccidentale e centrale durante i mesi estivi. Si trattava di un’alta pressione oceanica, caratterizzata da aria relativamente secca, pressione stabile e una circolazione in grado di garantire giornate soleggiate alternate a passaggi instabili, rinfrescanti ma mai estremi.
Quando l’Anticiclone delle Azzorre si estendeva sul Mediterraneo centrale, l’Italia godeva di estati calde ma non roventi, e le notti rimanevano fresche anche nelle città. Era la struttura sinottica dominante degli anni ’70, ’80 e in parte anche ’90: un tipo di alta pressione regolare e mobile, capace di ritirarsi momentaneamente per lasciare spazio a temporali estivi, senza trasformare il clima in una fornace bloccata.
Oggi domina il promontorio africano: statico, opprimente, persistente
Negli ultimi due decenni, però, la scena atmosferica estiva è cambiata in modo netto. Sempre più spesso, e ormai con sistematicità, l’Anticiclone delle Azzorre resta confinato all’Oceano Atlantico, mentre un promontorio anticiclonico di origine sahariana risale verso il Mediterraneo centrale e l’Europa meridionale.
Questa figura barica, alimentata da masse d’aria subtropicali estremamente calde e ricche di umidità, genera campi di alta pressione statici, nei quali si innescano con facilità le condizioni per una heat dome: assenza di pioggia, compressione dell’aria verso il basso, e accumulo continuo di calore nei bassi strati.
Il risultato è un’estate diversa da quella che conoscevamo: più lunga, più intensa, più difficile da sopportare. Il caldo diventa spesso insostenibile, anche perché il promontorio nordafricano favorisce condizioni di ristagno atmosferico, con notti tropicali sempre più numerose e un’umidità opprimente che amplifica la percezione del calore.
Una sostituzione che cambia l’equilibrio dell’intera stagione
Il passaggio da un’estate governata dalle Azzorre a una dominata dal Sahara non è solo una questione terminologica o tecnica. Si tratta di una rivoluzione barica che ha effetti concreti su durata, intensità e qualità della stagione estiva.
L’Anticiclone delle Azzorre portava stabilità, ma anche pause; il promontorio africano porta continuità, ma senza respiro. Le estati del passato si misuravano in fasi: oggi si dilatano in un’unica bolla calda, senza sfumature e senza tregua. (TEMPOITALIA.IT)






