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Il 18 Giugno 2025 non è soltanto il primo giorno degli esami di maturità, ma segna anche l’arrivo di una nuova ondata di calore, che rischia di mettere a dura prova le capacità di concentrazione e il benessere fisico di centinaia di migliaia di studenti e commissari d’esame. In diverse città italiane, le temperature massime previste tra giovedì 19 e domenica 22 giugno supereranno i 36 gradi Celsius, colpendo proprio durante le ore centrali in cui si svolgono le prove scritte e orali.

In molte scuole italiane, ovviamente prive di aria condizionata o di un minimo isolamento termico, le aule si trasformano in ambienti soffocanti, dove già nelle prime ore del mattino si superano abbondantemente i 30°C.

 

La situazione più critica si registrerà specialmente giovedì e venerdì, vediamo che temperature sono attese: a Firenze e Prato, con massime previste fino a 37°C. Seguono Roma, Caserta, Pistoia, Sanluri e Terni con 36°C, mentre in città come Napoli, Salerno, Bolzano e Viterbo si toccheranno i 35°C. In Pianura Padana e in Sardegna, l’umidità amplifica la sensazione di calore, aggravando ulteriormente le condizioni in aula.

Numerose ricerche internazionali hanno dimostrato che l’esposizione al caldo eccessivo in ambienti scolastici compromette le funzioni cognitive e abbassa le prestazioni durante le prove scritte. Uno studio condotto ad Harvard ha evidenziato che studenti universitari che vivevano in dormitori senza aria condizionata durante un’ondata di calore hanno ottenuto performance peggiori nei test cognitivi rispetto a quelli in ambienti climatizzati.

 

Una ricerca pubblicata su Science Direct conferma che ogni aumento di temperatura può ridurre sensibilmente il rendimento degli studenti: l’esposizione acuta di 0-1 ora a temperature estreme sopra i 32°C comporta una riduzione cognitiva del -0,93%, mentre un aumento del 10% nelle ore di esposizione a temperature superiori ai 32°C negli ultimi due anni induce una diminuzione cognitiva del -9,87%.

Un ulteriore studio condotto su 10 milioni di studenti che hanno sostenuto i test PSAT ha concluso che, senza aria condizionata, anni scolastici più caldi comportano minor apprendimento: per ogni grado Fahrenheit di aumento della temperatura durante l’anno precedente l’esame, gli studenti hanno dimostrato una diminuzione dell’1% nell’apprendimento annuale.

 

In molte regioni italiane, le lezioni vengono sospese in inverno per problemi agli impianti di riscaldamento, ma il caldo estremo non viene considerato un’emergenza. Un paradosso che evidenzia l’arretratezza culturale e strutturale del nostro sistema scolastico: mentre altrove si adottano strategie di prevenzione climatica, in Italia il dibattito resta fermo.

 

Secondo ricerche internazionali, il cambiamento climatico sta già colpendo le fasce più vulnerabili della popolazione, e gli studenti – costretti a sostenere esami complessi in ambienti invivibili – sono tra i più esposti. Le raccomandazioni scientifiche includono la necessità di:

• introdurre soglie massime di temperatura interna oltre le quali sospendere le attività • dotare le scuole di sistemi di ventilazione attiva e isolamento termico
• raccogliere dati regolari sulle condizioni ambientali interne per guidare le scelte politiche

 

Una meta-analisi pubblicata sull’International Journal of Hyperthermia conferma che il caldo estremo compromette differenzialmente le performance cognitive a seconda del tipo di compito, con effetti particolarmente negativi su attenzione sostenuta, vigilanza e memoria di lavoro.

Un studio specifico sulle temperature in classe ha dimostrato che la riduzione della temperatura da 25°C a 20°C (da 77°F a 68°F) migliora significativamente le performance degli studenti in test numerici e linguistici.

 

In un’Italia che si presenta come potenza del G7, resta intollerabile che centinaia di migliaia di studenti debbano affrontare la maturità in condizioni ambientali da forno crematorio, mentre le istituzioni si limitano a ignorare un fattore che incide profondamente sulla qualità dell’istruzione.

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