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Meteo estremo nel Mediterraneo: il ritorno dei Medicane, gli uragani made in Italy

Sempre più caldi i nostri mari: ecco perché potrebbero generare cicloni tropicali mediterranei

Piero Luciani di Piero Luciani
30 Giu 2025 - 14:00
in A La notizia del Giorno, A Prima Pagina, A Scelta della Redazione, Meteo News
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Quando si pensa a un uragano, l’immagine corre subito alle coste della Florida, ai Caraibi, o al Golfo del Messico. Ma ciò che molti ignorano è che anche il MEDITERRANEO può generare sistemi ciclonici simili per struttura e intensità, noti come Medicane, abbreviazione di Mediterranean Hurricane. Non sono fenomeni inventati dai media o esagerazioni giornalistiche: esistono davvero, e l’Italia è uno dei paesi più esposti, soprattutto nella stagione autunnale.

 

Cosa sono i Medicane e come si formano

I Medicane sono cicloni a cuore caldo, con caratteristiche simili agli uragani tropicali. Si formano quando una depressione atmosferica si sviluppa sopra un mare molto caldo, e viene alimentata da energia latente: cioè, l’umidità che evapora dalla superficie marina. Se le acque del MEDITERRANEO superano la soglia critica di 26,5°C, allora anche qui può attivarsi una dinamica simile a quella degli uragani tropicali, con venti a spirale, struttura simmetrica e persino un “occhio” centrale visibile dalle immagini satellitari.

Negli ultimi anni, con il riscaldamento del Mar Mediterraneo, questa soglia viene raggiunta sempre più spesso, anche già tra fine ESTATE e inizio AUTUNNO. Settembre e OTTOBRE sono ormai i mesi più a rischio.

 

Italia sotto osservazione: i precedenti non mancano

Negli archivi meteorologici recenti, ci sono casi documentati di Medicane che hanno colpito le nostre coste, causando danni significativi e spesso anche vittime. Basti pensare al Medicane Ianos che nel 2020 colpì la GRECIA con venti superiori ai 120 km/h, oppure al sistema ciclonico che nel NOVEMBRE 2021 devastò Catania e la costa orientale della SICILIA con piogge alluvionali e vento fortissimo.

Questi eventi si sviluppano molto rapidamente, spesso nel giro di 24-36 ore, e sono difficili da prevedere con precisione. Non seguono le rotte classiche degli uragani atlantici, ma sorgono vicino all’Italia, muovendosi in modo più erratico e imprevedibile.

 

La temperatura del mare è la chiave

Uno dei fattori più preoccupanti è il costante innalzamento delle temperature marine nel Mediterraneo. Il 2022 e il 2023 hanno visto record assoluti, con superfici marine che hanno superato abbondantemente i 28°C in varie zone, compresi i mari attorno a Sardegna, Sicilia e Ionio e l’estate 2025 sta replicando con temperature ancora maggiori. Questa tendenza non solo alimenta il rischio Medicane, ma cambia anche la natura delle depressioni autunnali, rendendole più intense e distruttive.

Il clima mediterraneo, da sempre considerato “moderato”, sta mostrando caratteristiche sempre più tropicali, soprattutto nei mesi di transizione come SETTEMBRE e OTTOBRE.

 

Possibilità future: potremmo vedere un uragano mediterraneo colpire Roma o Napoli?

Le città costiere italiane, specie nel Sud, non sono preparate ad affrontare venti superiori ai 120 km/h o piogge da 300 mm in meno di 24 ore. I Medicane, pur essendo rari, potrebbero diventare più frequenti, e il rischio non riguarda solo le isole, ma anche la Calabria, la Campania, la Puglia e il Lazio, persino la Liguria. Basti pensare che nel 2011 il MEDICANE Rolf colpì la Costa Azzurra andando a interessare anche il ponente ligure e causando piogge torrenziali e diverse vittime.

Il vero punto debole è la fragilità delle nostre infrastrutture e la mancanza di una cultura del rischio per eventi meteo così estremi.

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Piero Luciani

Meteorologo e geoscientist con background in Scienze Naturali, specializzazione in meteorologia e geologia applicata. Mi occupo di modellistica atmosferica, analisi di dati meteo-climatici, nowcasting per eventi estremi e valutazioni geotecniche/geomorfologiche a supporto di infrastrutture e protezione civile. Esperienza in contesti internazionali (UK, Germania). Orientato a risultati, chiarezza dei prodotti previsionali e trasferimento alle decisioni operative. Modellistica numerica; assimilazione dati, downscaling, validazione modelli Python per data analysis (xarray, pandas) GIS (QGIS/ArcGIS Pro) Gestione progetti e divulgazione tecnica

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