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Caldo estremo in Nord America: 180 milioni di persone in allerta

Una cupola di alta pressione tiene in ostaggio metà degli Stati Uniti e parte del Canada, con punte fino a 43°C: gli scienziati chiamano in causa il Riscaldamento Globale e un El Niño appena dichiarato, mentre le città corrono ai ripari.

Giovanni De Laurentis di Giovanni De Laurentis
04 Lug 2026 - 11:15
in A La notizia del Giorno, Cambiamento Climatico, Cronaca Meteo
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L’estate nell’emisfero nord è cominciata da poche settimane, eppure sembra già di essere nel pieno di agosto. Anzi, peggio. Dalla fine di giugno un’ondata di caldo eccezionale sta stringendo in una morsa gli Stati Uniti e il Canada, con quasi metà della popolazione americana – circa 180 milioni di persone – sotto allerta per rischio termico “importante” o “estremo” secondo il National Weather Service. E i numeri, diciamolo, fanno impressione: in molte zone le colonnine di mercurio dovrebbero oscillare tra i 38°C e i 43°C.

 

Una cupola di calore che non molla la presa

Il responsabile ha un nome ormai tristemente familiare: la cupola di calore, un’area di alta pressione ostinata che intrappola l’aria rovente al suolo e la ricicla giorno dopo giorno, come un coperchio su una pentola. Il risultato? Record che cadono uno dopo l’altro. Philadelphia punta a eguagliare il suo primato di luglio con una massima prevista di 40°C, mentre più a nord Boston si prepara a giornate consecutive attorno ai 38°C, valori rari da quelle parti. A Chicago, già lunedì 29 giugno, l’indice di calore all’aeroporto O’Hare aveva toccato i 38°C percepiti.

E oltre confine non va meglio. In effetti, Ontario e Quebec sono finiti sotto avvisi di caldo con temperature attese fino a 37°C, un dato che per il Canada – Paese che si sta riscaldando a un ritmo doppio rispetto alla media globale – suona come un campanello d’allarme più che come una semplice anomalia estiva.

 

Il tempismo peggiore possibile

La beffa sta nel calendario. L’ondata coincide con i Mondiali di calcio, con le celebrazioni del 4 luglio negli Stati Uniti e con il Canada Day appena archiviato. Giocatori e tifosi costretti a pause continue all’ombra, borracce sempre in mano, eventi ridimensionati. A Washington i grandi appuntamenti sul National Mall hanno aggiunto stazioni di rifornimento d’acqua, tende refrigerate e zone di nebulizzazione, mentre New York ha schierato unità mediche mobili e indicazioni sui centri di raffrescamento distribuiti in città. Insomma, un’estate da gestire ora per ora.

 

Cosa c’entra il clima, e cosa c’entra El Niño

Qui la scienza parla chiaro, senza troppi giri di parole. Le cupole di calore esistono da sempre, certo, ma il Riscaldamento Globale le rende più frequenti, più intense e più lunghe. Kim Cobb, climatologa della Brown University, non usa mezzi termini: il motore principale di questi eventi resta la combustione dei combustibili fossili, perché anche un modesto aumento della temperatura di fondo moltiplica in modo esponenziale gli estremi.

E poi c’è El Niño, dichiarato ufficialmente l’11 giugno e potenzialmente destinato – secondo alcuni modelli – a rafforzarsi fino a diventare un evento di intensità eccezionale. Il fenomeno del Pacifico tende a scaldare il pianeta con qualche mese di ritardo, quindi il suo contributo diretto a questa ondata è probabilmente marginale. Ma le temperature oceaniche da record, alimentate in parte proprio da El Niño e in parte dal riscaldamento di origine umana, pompano umidità ed energia nell’atmosfera. Un cocktail che, come ricorda il climatologo Michael Mann dell’Università della Pennsylvania, intensifica gli eventi estremi di ogni tipo.

 

Il quadro più ampio? Non consola. Le proiezioni indicano il 2026 tra gli anni più caldi mai registrati, con una temperatura media globale stimata attorno a 1,44°C sopra i livelli preindustriali. E l’Europa, nel frattempo, ha già incassato due ondate di caldo da primato in poche settimane, con una terza in arrivo. Viene da chiedersi se questa sia ancora un’eccezione o, più semplicemente, la nuova normalità con cui fare i conti ogni estate.

 

Credit:

  • CNN – Climate
  • National Weather Service (NOAA)
  • Environment and Climate Change Canada
  • World Meteorological Organization (WMO)
  • World Weather Attribution
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Giovanni De Laurentis

Giovanni De Laurentis

Dopo aver frequentato il liceo scientifico, ha proseguito il proprio percorso accademico nel Regno Unito, dove si è laureato in Fisica presso l’University of Manchester all’età di 23 anni. Affascinato dalle dinamiche dell’atmosfera e dalle interazioni tra scienza e ambiente, ha poi conseguito un Dottorato (PhD) in Meteorologia presso l’University of Reading, uno dei principali poli di ricerca europei in questo ambito. Attualmente vive e lavora in Italia, dove si occupa di consulenza scientifica e supporto tecnico per applicazioni meteorologiche e fisiche nell’ambito industriale, collaborando con aziende e centri di ricerca per progetti che spaziano dalla modellistica ambientale alla progettazione di soluzioni innovative per l’industria.

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