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Ventilatore quando smette di rinfrescare e  riscalda

Con l'Europa stretta da una serie di ondate di calore eccezionale, il ventilatore può trasformarsi da alleato in nemico: ecco a quale temperatura conviene spegnerlo e perché contano l'età e l'umidità dell'aria.

Andrea Meloni di Andrea Meloni
03 Lug 2026 - 12:15
in A La notizia del Giorno, A Scelta della Redazione, Magazine
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Con l’Europa nella morsa di una vasta ondata di calore (ora in attenuazione, ma di nuovo attiva in Penisola Iberica) e con le numerose vittime già segnalate, restare al fresco non è soltanto una questione di comfort: per molti è una questione di vita o di morte. Tantissime persone si affideranno al ventilatore più che all’aria condizionata, ed è quindi importante sapere che, man mano che la temperatura sale, il ventilatore può passare dal rinfrescarci al riscaldarci.

 

Quanto caldo è troppo caldo

Ma qual è il limite? Il governo del Regno Unito avverte che sopra i 35°C il ventilatore potrebbe non bastare a prevenire i malori da caldo, mentre l’Organizzazione Mondiale della Sanità colloca il punto di svolta, quello in cui il ventilatore smette di rinfrescare e comincia a riscaldare, intorno ai 40°C. Alcuni studi indicano valori anche più bassi o più alti. La verità è che non esiste una risposta semplice, perché in gioco ci sono diversi fattori.

La cosa fondamentale da sapere è che con l’età si suda in modo meno efficiente: nelle persone anziane il ventilatore inizia a scaldare a temperature inferiori rispetto a quelle valide per i più giovani. Si può però compensare bagnandosi con acqua o inumidendo i vestiti.

 

Cosa accadrebbe se non sudassimo

La situazione sarebbe molto semplice se non sudassimo. All’ombra, la temperatura della nostra pelle è di norma compresa tra i 35°C e i 37°C. Se l’aria è più fredda della pelle, il calore si trasferisce dal corpo all’ambiente e ci raffredda; se invece è più calda, siamo noi ad assorbire calore. Muovere l’aria con un ventilatore accelera questo scambio termico, in qualunque direzione stia avvenendo.

Proprio per questo, in passato si indicavano spesso i 35°C come la soglia oltre la quale il ventilatore smette di rinfrescarci, ricorda George Havenith della Loughborough University, nel Regno Unito. Quel numero, però, non tiene conto del raffreddamento per evaporazione.

 

Il peso dell’umidità dell’aria che accentua il calore

L’evaporazione dell’acqua sottrae molto calore alla pelle e ci raffredda anche quando l’aria supera la temperatura corporea. Ma soffiare aria sulla pelle con un ventilatore non ci rinfresca per forza di più, se l’ambiente è troppo secco o troppo umido.

Quando l’aria è molto secca, il sudore evapora alla stessa velocità con cui viene prodotto. In questo caso accendere il ventilatore non serve, perché l’evaporazione non può aumentare ulteriormente: l’aria in movimento si limita a trasferire altro calore alla pelle. Modelli ed esperimenti mostrano, ad esempio, che con un’umidità del 15% e una temperatura di 45°C accendere il ventilatore ci renderà quasi certamente più caldi.

Con l’aumentare dell’umidità, invece, l’evaporazione rallenta perché nell’aria c’è già molta acqua. In pratica, se siamo grondanti di sudore stiamo producendo sudore più in fretta di quanto riesca a evaporare, e in queste condizioni il ventilatore aiuta davvero. Può ancora rinfrescarci, per esempio, fino a un’umidità del 60% e a 38°C. Quando l’umidità sale ancora, tuttavia, l’evaporazione rallenta al punto che il ventilatore smette di dare beneficio, ed è qui che il caldo umido diventa particolarmente insidioso.

“Dipende quindi dall’umidità presente nell’aria”, spiega Havenith. “Ecco perché spesso si guarda al tipo di clima che caratterizza i diversi Paesi”.

 

L’età che sposta la soglia di pericolo del caldo

L’altro grande fattore è l’età. Invecchiando, la temperatura del corpo e quella della pelle tendono a scendere, ci vuole più tempo prima di iniziare a sudare e si produce meno sudore. Ne consegue che la temperatura alla quale il ventilatore comincia a riscaldarci, a parità di umidità, si abbassa con gli anni.

In questi casi indossare abiti bagnati o spruzzarsi con acqua può essere d’aiuto. È un accorgimento che riduce anche la sudorazione e, di riflesso, il rischio di disidratazione.

 

Quando il ventilatore non basta più

Contano molti altri elementi, come l’abbigliamento e il grado di adattamento del corpo alle alte temperature. Il punto, però, è questo: chi vive in un’abitazione che si surriscalda facilmente rischia che, durante l’ondata di calore, le temperature interne superino il livello oltre il quale il ventilatore risulta utile, anche bagnandosi con acqua. Nelle grandi città, dove l’isola di calore mantiene alte le temperature persino di notte, il problema si fa ancora più concreto, come conferma la difficoltà a scendere sotto valori elevati quando le colonnine superano i 40°C.

“A quel punto probabilmente si dovrebbe uscire di casa e cercare un luogo più fresco”, conclude Havenith. “Perché la situazione, in quel caso, è davvero critica”.

 

Fonti e approfondimenti

  • Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) – Heat and health
  • Loughborough University – George Havenith
  • JAMA Network Open – Thermal and Perceptual Responses of Older Adults With Fan Use in Heat Extremes
  • Building and Environment – studio sull’efficacia dei ventilatori nel caldo estremo
  • Governo del Regno Unito – Hot weather and heatwaves guidance
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Andrea Meloni

Andrea Meloni

Sono un editore, imprenditore e appassionato studioso di meteorologia e climatologia. Nella mia carriera ho fondato e gestito numerosi portali meteo italiani e internazionali, affiancando a questa attività la creazione di blog di nicchia e piattaforme web dedicate al web marketing e alla visibilità digitale. La mia avventura nel digitale è iniziata nel 1995, agli albori di internet in Italia, quando pubblicavo i primi articoli meteo in lingua italiana su meteorologicando.it (recensito nel 1999 da La Repubblica "No Problem"), per poi dare vita, a fine 1999, a direttameteo.it, una delle prime piattaforme italiane complete di previsioni, dati satellitari e webcam. In assenza di percorsi accademici civili specifici in quegli anni, ho approfondito la materia privatamente su indicazione di un parente ufficiale dell'Aeronautica Militare. Questa solida preparazione mi ha permesso di fondare nel 2000 portali di riferimento storico come meteogiornale.it e tempoitalia.it (il primo in assoluto a offrire le previsioni meteo per tutti i comuni italiani), seguiti da meteosardegna.it. Da allora il mio lavoro si è diviso tra l'informazione al pubblico e i servizi B2B. Ho curato le sezioni meteo di grandi testate giornalistiche come meteo.corriere.it, meteo.gazzetta.it, Libero Quotidiano e Affari Italiani. L'emittente Rai 2 mi ha dedicato un servizio per l'innovazione: sono stato tra i primi a introdurre in Italia i video-meteo e il modello statunitense di una "meteorologia per tutti". Nel 1999, con il sostegno fondamentale di mia moglie, la professoressa Tonia Ivana Mereu, ho curato ed edito la pubblicazione del libro "Il grande gelo del 1985", scritto da Marco Rossi: un successo editoriale autoprodotto che ha superato le 10.000 copie vendute. Sul fronte aziendale, ho applicato i miei studi di marketing fornendo previsioni meteo alle piattaforme SMS di TIM e ai servizi 899. Ho ideato il primo "report della grandine" a livello globale, uno strumento fondamentale utilizzato da centinaia di aziende. Già nel 2001 abbiamo allestito un centro di calcolo per l'elaborazione di modelli matematici previsionali e software di post-elaborazione dati, collaborando con realtà di primo piano del calibro di ENI Italgas, Siemens, TIM, Eutelia, Milano Serravalle - Milano Tangenziali S.p.A. e molte altre compagnie nei settori delle energie rinnovabili, delle assicurazioni, dell'agricoltura e dei trasporti, esportando servizi meteo fino in Australia e Sud America. Questa fitta rete di servizi è supportata da un team storico di professionisti freelance attivi con me dal periodo 2000-2005. Negli anni ho integrato la passione per la meteorologia con uno studio imponente di SEO (Search Engine Optimization) e SEM, specializzandomi nelle dinamiche dell'ecosistema Google (Google Discover, Google Carousel). Oggi applico questa attitudine all'innovazione anche all'Intelligenza Artificiale avanzata, utilizzandola per ottimizzare i modelli matematici numerici e la precisione predittiva. Al contempo, sostengo attivamente la qualità dell'informazione contrastando l'editoria automatizzata e i contenuti a bassa affidabilità generati in massa dall'AI. Il mio focus principale resta la comprensione della nostra atmosfera. Ho cambiato città diverse volte per vivere in prima persona climi differenti e offrire una conoscenza diretta del tempo. Ho studiato e ricostruito i dati sulle due Piccole Ere Glaciali degli ultimi 2000 anni, sul Riscaldamento Medievale, sulle dinamiche del Vortice Polare Stratosferico e sull'impatto di El Niño e La Niña in Europa. Oggi mi concentro sul nowcasting e sui modelli a lungo termine di NOAA ed ECMWF, con l'obiettivo di creare prodotti di prevenzione efficaci a fronte di un clima che cambierà drammaticamente nei prossimi anni. Privilegio da sempre lo studio rigoroso, la ricerca sul campo e la direzione editoriale rispetto alla visibilità mediatica, scelta che mi ha portato a focalizzarmi sull'analisi approfondita di fenomeni complessi - come il ritiro dei ghiacciai o l'attenuazione della Corrente del Golfo - e a seguire da vicino i dibattiti internazionali, tra cui la Conferenza di Parigi sul Clima (COP21). Oggi esprimo questa autorevolezza coordinando in prima persona le redazioni di Meteo Giornale e Tempo Italia. Nella vita privata, che custodisco gelosamente, mi dedico al volontariato e alla promozione della cooperazione sociale.

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