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Giugno, un caldo che mai prima d’ora si sarebbe avuto. Se ne deve parlare

Temperature oltre i 44°C, notti tropicali e umidità record: perché l'ondata di calore di Giugno sarebbe stata impossibile nel clima di soli cinquant'anni fa.

Andrea Meloni di Andrea Meloni
02 Lug 2026 - 16:43
in A La notizia del Giorno, Cambiamento Climatico
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Caldo record di Giugno, l’ondata più estrema e umida mai registrata in Europa: 50 anni fa sarebbe stata impossibile

L’ondata di calore che ha travolto l’Europa a fine Giugno è stata la più intensa e la più umida mai osservata: un evento che il clima di mezzo secolo fa non avrebbe potuto generare.

L’ondata di calore che tra la seconda metà di Giugno e gli ultimi giorni del mese ha stretto d’assedio l’Europa occidentale e centrale è stata la più intensa mai registrata sul continente, e anche la più umida. Ora che la morsa si è allentata e che il caldo africano si è attenuato lasciando spazio a un relativo refrigerio, i numeri di quell’evento restano lì, impressionanti, a raccontare qualcosa che va ben oltre la cronaca meteo di stagione.

 

Un evento che non ha precedenti

I termometri hanno superato i 44°C in una località della Francia, mentre in alcune zone della Spagna le temperature notturne non sono scese sotto i 30°C. Non si è trattato di un semplice picco stagionale: secondo lo studio pubblicato dalla rete di scienziati del World Weather Attribution, quella di fine Giugno è stata in assoluto l’ondata di calore più severa mai documentata nell’area analizzata.

I ricercatori hanno esaminato le temperature massime giornaliere del periodo compreso tra il 26 e il 28 Giugno, confrontandole con i climi più freschi del 1976 e del 2003. Il risultato lascia poco spazio ai dubbi: cinquant’anni fa una tipica ondata di caldo di Giugno sarebbe stata più fresca di circa 3,5°C, e valori come quelli osservati avrebbero avuto una probabilità inferiore a un caso ogni diecimila anni. La configurazione atmosferica in sé, una cupola di calore associata a una depressione che ha continuato a richiamare aria rovente da sud, non aveva nulla di eccezionale. Eccezionali erano le temperature di partenza su cui quella configurazione ha lavorato.

“Questo evento non sarebbe stato possibile a Giugno senza il cambiamento climatico”, ha spiegato Theodore Keeping dell’Imperial College di Londra durante un incontro con la stampa del 25 Giugno, sottolineando come le temperature notturne di quei tre giorni non sarebbero state possibili in nessun periodo dell’anno in un clima non alterato dall’uomo.

 

Il riscaldamento globale è l’unico responsabile

Nel Pacifico si sta formando un potenziale “super El Niño“, ma lo studio è netto: il fenomeno non ha avuto alcun ruolo in questa ondata di calore. La responsabilità ricade interamente sul Riscaldamento Globale di origine umana, lo stesso che sta trasformando il bacino del Mediterraneo in un serbatoio di energia, con un mare già rovente e ampiamente sopra la media fin dai primi giorni di Luglio.

È un quadro coerente con la tendenza degli ultimi anni, in cui l’estate mediterranea ha lasciato il posto a una stagione sempre più africana, fatta di anticicloni subtropicali persistenti e di notti che non concedono tregua.

 

L’umidità ha reso il caldo ancora più pericoloso

C’è un secondo elemento che ha reso questo evento diverso da tutti i precedenti: l’umidità, mai così elevata durante un’ondata di calore europea. In molte città britanniche l’umidità relativa ha superato il 50%, con temperature di rugiada oltre i 20°C, contro i valori a una cifra registrati durante l’ondata del Luglio 2022, quella che stabilì il record assoluto del Regno Unito.

La temperatura di bulbo umido globale, un indice che combina temperatura dell’aria, umidità, irraggiamento e ventilazione, ha battuto o era destinata a battere i record in quasi metà delle città europee analizzate. E qui il discorso si fa sanitario, prima ancora che meteorologico: l’umidità rallenta l’evaporazione del sudore e rende meno efficace il principale meccanismo di raffreddamento del corpo umano. Il caldo umido, in altre parole, uccide più del caldo secco.

 

Chi ha pagato il prezzo più alto

Gli anziani e le persone con malattie croniche sono state le categorie più esposte, ma non le uniche: migranti e senzatetto hanno affrontato l’emergenza senza alcuna protezione. “Quello che vediamo con grande chiarezza è quanto siano diseguali gli effetti di questa ondata di calore, e quanto questo dimostri la disuguaglianza che si allarga con il cambiamento climatico”, ha osservato Friederike Otto, anche lei dell’Imperial College di Londra. “Perché sono ovviamente le persone più vulnerabili quelle che con maggiore probabilità perdono la vita”.

Per una stima della mortalità in eccesso è ancora presto, ma i precedenti non lasciano ben sperare: un’ondata di calore più contenuta, tra Giugno e Luglio 2025, causò 2.300 vittime a Londra e in altre undici città europee. Secondo Keeping, gli impatti sanitari dell’evento di quest’anno saranno probabilmente molto elevati su ampie zone dell’Europa settentrionale e centrale.

 

Un continente che non è pronto

L’Europa è il continente che si sta scaldando più rapidamente, eppure resta impreparata. La sua popolazione è anziana, concentrata in città costruite per un clima che non esiste più. Nel Regno Unito solo il 5% delle abitazioni dispone di aria condizionata. I ricercatori invitano a investire non solo nella climatizzazione, ma soprattutto nel raffrescamento passivo: isolamento degli edifici, ventilazione, tetti e pareti verdi, alberature lungo le strade.

Serve poi allargare i piani di risposta al caldo a gruppi spesso dimenticati, come le persone con disturbi mentali e le donne in gravidanza. “L’Europa ha piani d’azione contro il caldo, ma la ricerca ha mostrato che a volte non coprono tutti i gruppi vulnerabili”, ha avvertito Carolina Pereira Marghidan del Centro per il Clima della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa.

Intanto la tregua è arrivata, ma sarà breve. La rinfrescata di inizio Luglio ha riportato i valori più vicini alle medie, mentre i modelli indicano già il ritorno dell’afa africana dal 6 Luglio. Senza un taglio rapido delle emissioni di combustibili fossili, avvertono gli scienziati, ondate come quella di Giugno diventeranno sempre più frequenti e intense. Quello che oggi chiamiamo record, domani sarà la normalità.

 

Credit:

  • World Weather Attribution
  • Nature, New Scientist
  • France 24
  • CNN
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Andrea Meloni

Andrea Meloni

Sono un editore, imprenditore e appassionato studioso di meteorologia e climatologia. Nella mia carriera ho fondato e gestito numerosi portali meteo italiani e internazionali, affiancando a questa attività la creazione di blog di nicchia e piattaforme web dedicate al web marketing e alla visibilità digitale. La mia avventura nel digitale è iniziata nel 1995, agli albori di internet in Italia, quando pubblicavo i primi articoli meteo in lingua italiana su meteorologicando.it (recensito nel 1999 da La Repubblica "No Problem"), per poi dare vita, a fine 1999, a direttameteo.it, una delle prime piattaforme italiane complete di previsioni, dati satellitari e webcam. In assenza di percorsi accademici civili specifici in quegli anni, ho approfondito la materia privatamente su indicazione di un parente ufficiale dell'Aeronautica Militare. Questa solida preparazione mi ha permesso di fondare nel 2000 portali di riferimento storico come meteogiornale.it e tempoitalia.it (il primo in assoluto a offrire le previsioni meteo per tutti i comuni italiani), seguiti da meteosardegna.it. Da allora il mio lavoro si è diviso tra l'informazione al pubblico e i servizi B2B. Ho curato le sezioni meteo di grandi testate giornalistiche come meteo.corriere.it, meteo.gazzetta.it, Libero Quotidiano e Affari Italiani. L'emittente Rai 2 mi ha dedicato un servizio per l'innovazione: sono stato tra i primi a introdurre in Italia i video-meteo e il modello statunitense di una "meteorologia per tutti". Nel 1999, con il sostegno fondamentale di mia moglie, la professoressa Tonia Ivana Mereu, ho curato ed edito la pubblicazione del libro "Il grande gelo del 1985", scritto da Marco Rossi: un successo editoriale autoprodotto che ha superato le 10.000 copie vendute. Sul fronte aziendale, ho applicato i miei studi di marketing fornendo previsioni meteo alle piattaforme SMS di TIM e ai servizi 899. Ho ideato il primo "report della grandine" a livello globale, uno strumento fondamentale utilizzato da centinaia di aziende. Già nel 2001 abbiamo allestito un centro di calcolo per l'elaborazione di modelli matematici previsionali e software di post-elaborazione dati, collaborando con realtà di primo piano del calibro di ENI Italgas, Siemens, TIM, Eutelia, Milano Serravalle - Milano Tangenziali S.p.A. e molte altre compagnie nei settori delle energie rinnovabili, delle assicurazioni, dell'agricoltura e dei trasporti, esportando servizi meteo fino in Australia e Sud America. Questa fitta rete di servizi è supportata da un team storico di professionisti freelance attivi con me dal periodo 2000-2005. Negli anni ho integrato la passione per la meteorologia con uno studio imponente di SEO (Search Engine Optimization) e SEM, specializzandomi nelle dinamiche dell'ecosistema Google (Google Discover, Google Carousel). Oggi applico questa attitudine all'innovazione anche all'Intelligenza Artificiale avanzata, utilizzandola per ottimizzare i modelli matematici numerici e la precisione predittiva. Al contempo, sostengo attivamente la qualità dell'informazione contrastando l'editoria automatizzata e i contenuti a bassa affidabilità generati in massa dall'AI. Il mio focus principale resta la comprensione della nostra atmosfera. Ho cambiato città diverse volte per vivere in prima persona climi differenti e offrire una conoscenza diretta del tempo. Ho studiato e ricostruito i dati sulle due Piccole Ere Glaciali degli ultimi 2000 anni, sul Riscaldamento Medievale, sulle dinamiche del Vortice Polare Stratosferico e sull'impatto di El Niño e La Niña in Europa. Oggi mi concentro sul nowcasting e sui modelli a lungo termine di NOAA ed ECMWF, con l'obiettivo di creare prodotti di prevenzione efficaci a fronte di un clima che cambierà drammaticamente nei prossimi anni. Privilegio da sempre lo studio rigoroso, la ricerca sul campo e la direzione editoriale rispetto alla visibilità mediatica, scelta che mi ha portato a focalizzarmi sull'analisi approfondita di fenomeni complessi - come il ritiro dei ghiacciai o l'attenuazione della Corrente del Golfo - e a seguire da vicino i dibattiti internazionali, tra cui la Conferenza di Parigi sul Clima (COP21). Oggi esprimo questa autorevolezza coordinando in prima persona le redazioni di Meteo Giornale e Tempo Italia. Nella vita privata, che custodisco gelosamente, mi dedico al volontariato e alla promozione della cooperazione sociale.

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