Caldo record di Giugno, l’ondata più estrema e umida mai registrata in Europa: 50 anni fa sarebbe stata impossibile
L’ondata di calore che ha travolto l’Europa a fine Giugno è stata la più intensa e la più umida mai osservata: un evento che il clima di mezzo secolo fa non avrebbe potuto generare.
L’ondata di calore che tra la seconda metà di Giugno e gli ultimi giorni del mese ha stretto d’assedio l’Europa occidentale e centrale è stata la più intensa mai registrata sul continente, e anche la più umida. Ora che la morsa si è allentata e che il caldo africano si è attenuato lasciando spazio a un relativo refrigerio, i numeri di quell’evento restano lì, impressionanti, a raccontare qualcosa che va ben oltre la cronaca meteo di stagione.
Un evento che non ha precedenti
I termometri hanno superato i 44°C in una località della Francia, mentre in alcune zone della Spagna le temperature notturne non sono scese sotto i 30°C. Non si è trattato di un semplice picco stagionale: secondo lo studio pubblicato dalla rete di scienziati del World Weather Attribution, quella di fine Giugno è stata in assoluto l’ondata di calore più severa mai documentata nell’area analizzata.
I ricercatori hanno esaminato le temperature massime giornaliere del periodo compreso tra il 26 e il 28 Giugno, confrontandole con i climi più freschi del 1976 e del 2003. Il risultato lascia poco spazio ai dubbi: cinquant’anni fa una tipica ondata di caldo di Giugno sarebbe stata più fresca di circa 3,5°C, e valori come quelli osservati avrebbero avuto una probabilità inferiore a un caso ogni diecimila anni. La configurazione atmosferica in sé, una cupola di calore associata a una depressione che ha continuato a richiamare aria rovente da sud, non aveva nulla di eccezionale. Eccezionali erano le temperature di partenza su cui quella configurazione ha lavorato.
“Questo evento non sarebbe stato possibile a Giugno senza il cambiamento climatico”, ha spiegato Theodore Keeping dell’Imperial College di Londra durante un incontro con la stampa del 25 Giugno, sottolineando come le temperature notturne di quei tre giorni non sarebbero state possibili in nessun periodo dell’anno in un clima non alterato dall’uomo.
Il riscaldamento globale è l’unico responsabile
Nel Pacifico si sta formando un potenziale “super El Niño“, ma lo studio è netto: il fenomeno non ha avuto alcun ruolo in questa ondata di calore. La responsabilità ricade interamente sul Riscaldamento Globale di origine umana, lo stesso che sta trasformando il bacino del Mediterraneo in un serbatoio di energia, con un mare già rovente e ampiamente sopra la media fin dai primi giorni di Luglio.
È un quadro coerente con la tendenza degli ultimi anni, in cui l’estate mediterranea ha lasciato il posto a una stagione sempre più africana, fatta di anticicloni subtropicali persistenti e di notti che non concedono tregua.
L’umidità ha reso il caldo ancora più pericoloso
C’è un secondo elemento che ha reso questo evento diverso da tutti i precedenti: l’umidità, mai così elevata durante un’ondata di calore europea. In molte città britanniche l’umidità relativa ha superato il 50%, con temperature di rugiada oltre i 20°C, contro i valori a una cifra registrati durante l’ondata del Luglio 2022, quella che stabilì il record assoluto del Regno Unito.
La temperatura di bulbo umido globale, un indice che combina temperatura dell’aria, umidità, irraggiamento e ventilazione, ha battuto o era destinata a battere i record in quasi metà delle città europee analizzate. E qui il discorso si fa sanitario, prima ancora che meteorologico: l’umidità rallenta l’evaporazione del sudore e rende meno efficace il principale meccanismo di raffreddamento del corpo umano. Il caldo umido, in altre parole, uccide più del caldo secco.
Chi ha pagato il prezzo più alto
Gli anziani e le persone con malattie croniche sono state le categorie più esposte, ma non le uniche: migranti e senzatetto hanno affrontato l’emergenza senza alcuna protezione. “Quello che vediamo con grande chiarezza è quanto siano diseguali gli effetti di questa ondata di calore, e quanto questo dimostri la disuguaglianza che si allarga con il cambiamento climatico”, ha osservato Friederike Otto, anche lei dell’Imperial College di Londra. “Perché sono ovviamente le persone più vulnerabili quelle che con maggiore probabilità perdono la vita”.
Per una stima della mortalità in eccesso è ancora presto, ma i precedenti non lasciano ben sperare: un’ondata di calore più contenuta, tra Giugno e Luglio 2025, causò 2.300 vittime a Londra e in altre undici città europee. Secondo Keeping, gli impatti sanitari dell’evento di quest’anno saranno probabilmente molto elevati su ampie zone dell’Europa settentrionale e centrale.
Un continente che non è pronto
L’Europa è il continente che si sta scaldando più rapidamente, eppure resta impreparata. La sua popolazione è anziana, concentrata in città costruite per un clima che non esiste più. Nel Regno Unito solo il 5% delle abitazioni dispone di aria condizionata. I ricercatori invitano a investire non solo nella climatizzazione, ma soprattutto nel raffrescamento passivo: isolamento degli edifici, ventilazione, tetti e pareti verdi, alberature lungo le strade.
Serve poi allargare i piani di risposta al caldo a gruppi spesso dimenticati, come le persone con disturbi mentali e le donne in gravidanza. “L’Europa ha piani d’azione contro il caldo, ma la ricerca ha mostrato che a volte non coprono tutti i gruppi vulnerabili”, ha avvertito Carolina Pereira Marghidan del Centro per il Clima della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa.
Intanto la tregua è arrivata, ma sarà breve. La rinfrescata di inizio Luglio ha riportato i valori più vicini alle medie, mentre i modelli indicano già il ritorno dell’afa africana dal 6 Luglio. Senza un taglio rapido delle emissioni di combustibili fossili, avvertono gli scienziati, ondate come quella di Giugno diventeranno sempre più frequenti e intense. Quello che oggi chiamiamo record, domani sarà la normalità.
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