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Giugno da record tra nubifragi e 40°C. Ora Luglio

Giovanni De Laurentis di Giovanni De Laurentis
02 Lug 2026 - 10:30
in A La notizia del Giorno, A Scelta della Redazione, Meteo News
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Un mese spaccato in due, prima l’acqua a catinelle e poi il forno africano: il bilancio di giugno conferma gli estremi e riaccende l’allarme per la crisi idrica.

Siamo giunti al termine di un mese, quello di giugno, che da molti verrà ricordato per condizioni meteo climatiche estremamente volubili. Ricorderete cosa accadde nel corso della prima metà mensile: temporali a non finire. Temporali che arrivavano dopo un maggio eccezionalmente piovoso, quindi l’acqua che cadeva dal cielo spesso e volentieri sotto forma di nubifragio creava ulteriori problemi ai suoli già pregni delle precipitazioni pregresse.

C’è stato un problema innegabile: la violenza dei fenomeni. Le precipitazioni temporalesche si sono infatti trasformate più volte in pesanti nubifragi, capaci a loro volta di dar luogo ad alluvioni lampo. Si temeva che tutto il mese potesse andare avanti così, invece la situazione è cambiata.

 

Dai temporali al forno africano

Dopo le piogge ecco riapparire sulla scena l’anticiclone africano. Avevamo ipotizzato un’ondata di caldo imponente ed effettivamente è stato così: l’ondata di calore ha raggiunto livelli esagerati in diverse zone d’Italia. Giusto per citare una regione, in Sardegna i termometri superarono quota 40°C. È giusto ricordare che tali temperature non sono assolutamente normali: stiamo parlando di valori fuori scala, dovuti all’aria rovente proveniente direttamente dal deserto del Sahara.

Ora che siamo giunti alla conclusione del mese il quadro meteorologico sta subendo nuovi scossoni: una massa d’aria fresca di matrice nord atlantica si sta insinuando all’interno del Mediterraneo, creando i presupposti sia per un forte abbassamento delle temperature sia per un peggioramento legato a un ritorno in grande stile dei temporali. Anche in questo caso ci aspettiamo fenomeni localmente violenti, soprattutto nelle regioni settentrionali, senza escludere la grandine; poi soffierà forte il vento e le temperature scenderanno localmente al di sotto delle medie stagionali. Il tutto in attesa che luglio ci riporti la calura africana.

 

Siccità, un problema cronico aggravato dal caldo estremo

Ma il caldo estremo di queste settimane lascia in eredità un altro conto salato. Da ormai alcuni anni la siccità è diventata uno dei problemi ambientali più gravi e ricorrenti, e da alcune settimane molte regioni stanno affrontando una nuova crisi idrica, a causa di condizioni meteo ostinatamente calde e molto secche. Non si tratta di un caso isolato: l’Italia sta subendo una crescente irregolarità nella disponibilità di acqua. Periodi molto lunghi senza precipitazioni si alternano a eventi di pioggia intensa che spesso non riescono a compensare la carenza idrica, perché l’acqua defluisce rapidamente e viene assorbita poco dal terreno.

Chiariamo subito due concetti importanti. Il primo è che stiamo vivendo una nuova, incipiente siccità di un certo livello, soprattutto nel bacino del fiume Po, ma anche su buona parte dell’intero territorio nazionale. Il motivo è duplice: da un lato c’è un enorme prelievo idrico per le colture, dall’altro mancano completamente le perturbazioni organizzate da ormai quindici giorni. Stiamo quindi cominciando a vivere una siccità di breve periodo piuttosto marcata.

Il secondo concetto da chiarire è che la situazione non è uguale su tutto il territorio. Negli ultimi anni le regioni del Sud, come Sicilia e Sardegna, hanno sofferto particolarmente per la scarsità di piogge e per la riduzione delle riserve negli invasi. Il 2024 è stato un anno terrificante, e anche il 2025 ha recuperato solo a partire da ottobre. Facendo un focus geografico sul Nord Italia, la zona in questione – nonostante un buon inverno – è tornata sotto pressione: la Pianura Padana ha mostrato segnali preoccupanti per la diminuzione delle portate dei fiumi, soprattutto a causa di questa ondata di calore estrema.

 

Il fiume Po, simbolo della crisi idrica

Senza tornare ai livelli drammatici del 2022, il grande fiume rappresenta uno dei simboli della crisi idrica italiana. La sua riduzione di portata provoca problemi non solo per l’approvvigionamento agricolo, ma anche per gli ecosistemi: la risalita dell’acqua salata dal mare, chiamata cuneo salino, può danneggiare le colture e alterare gli ambienti naturali del Delta.

Le cause di questa situazione sono molteplici: il cambiamento climatico sta aumentando le temperature – facendoci subire ondate di calore di portata eccezionale come questa – e l’evaporazione dell’acqua, mentre la gestione delle risorse idriche deve fare i conti con sprechi nelle reti, consumi elevati e una crescente domanda agricola. L’agricoltura rimane purtroppo il settore più colpito da questa combinazione di caldo intenso e assenza di piogge.

 

Dovremo abituarci

Oltretutto non è più possibile tornare indietro, perché il Riscaldamento Globale e le temperature sempre crescenti metteranno ancora più a dura prova la situazione. Occorre, come già si diceva, adattarsi e mitigare. Le estati di una volta, purtroppo, non torneranno più. Le condizioni meteo estive del futuro saranno molto più simili a quelle di questi giorni che a quelle degli anni Settanta e Novanta, con una pressione crescente su risorse idriche ed ecosistemi. Un quadro che gli esperti tracciano da tempo e che i modelli stagionali confermano estate dopo estate.

 

Credit:

  • Copernicus Emergency Management Service – Drought Observatories
  • Joint Research Centre – Current drought situation in Europe
  • Joint Research Centre – European and Global Drought Observatories
  • Copernicus – European Drought Observatory
  • EU Space – Record drought in Sicily
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Giovanni De Laurentis

Giovanni De Laurentis

Dopo aver frequentato il liceo scientifico, ha proseguito il proprio percorso accademico nel Regno Unito, dove si è laureato in Fisica presso l’University of Manchester all’età di 23 anni. Affascinato dalle dinamiche dell’atmosfera e dalle interazioni tra scienza e ambiente, ha poi conseguito un Dottorato (PhD) in Meteorologia presso l’University of Reading, uno dei principali poli di ricerca europei in questo ambito. Attualmente vive e lavora in Italia, dove si occupa di consulenza scientifica e supporto tecnico per applicazioni meteorologiche e fisiche nell’ambito industriale, collaborando con aziende e centri di ricerca per progetti che spaziano dalla modellistica ambientale alla progettazione di soluzioni innovative per l’industria.

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