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20.000 morti nell’Ondata di Caldo di Giugno in Europa

Il caldo estremo di giugno potrebbe aver ucciso ventimila persone in Europa secondo i primi calcoli: decessi in gran parte evitabili, avvertono i ricercatori del clima.

Antonio Lombardi di Antonio Lombardi
03 Lug 2026 - 11:30
in A La notizia del Giorno, A Scelta della Redazione, Cambiamento Climatico
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Caldo killer di giugno, l’Europa conta le vittime: la stima parla di circa 20.000 morti

Un primo calcolo scientifico attribuisce all’ondata di calore di fine giugno un bilancio pesantissimo: migliaia di decessi tra Francia, Germania, Spagna e Italia. Ma i numeri definitivi arriveranno solo tra mesi.

L’ondata di calore più estrema mai registrata in Europa potrebbe aver causato tra le 17.000 e le 25.000 vittime. È quanto emerge da una stima preliminare basata sulla relazione storica tra temperature elevate e mortalità nel continente, elaborata dal ricercatore Christopher Callahan dell’Indiana University. Numeri provvisori, come precisa lo stesso studioso, ma che evidenziano quanto sia urgente investire in misure di adattamento per evitare che simili tragedie si ripetano. Un tema che si intreccia con la nuova fase di caldo intenso che l’Estate 2026 promette di riproporre già nelle prossime settimane.

 

Come è stata calcolata la stima

Il metodo di Callahan si fonda su uno studio pubblicato lo scorso anno dal suo gruppo di ricerca: incrociando i dati di temperatura e mortalità raccolti in tutta Europa, il modello ricava quanto il caldo estremo faccia crescere i decessi rispetto alla norma, per poi applicare questa relazione a un evento specifico. Il risultato è che l’ondata di calore che ha investito il continente dal 22 al 28 giugno 2026 avrebbe provocato circa 20.390 morti, di cui 5.210 in Francia, 4.543 in Germania, 3.163 in Spagna, 2.709 in Italia e 862 nel Regno Unito.

Cifre molto più alte rispetto ai conteggi diretti annunciati finora, ma la cosa non sorprende: la raccolta e l’analisi dei dati sulla mortalità richiedono tempo. Come sottolinea Raquel Nunes dell’Università di Warwick, si tratta di una stima modellistica e non di un bilancio definitivo, anche perché il caldo compare raramente come causa sui certificati di morte. Il quadro ricorda da vicino quanto già osservato durante lo strapotere del caldo africano che ha segnato l’ultima decade di giugno.

 

I conteggi ufficiali sono ancora parziali

Il 28 giugno il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, aveva parlato di oltre 1.300 decessi in eccesso segnalati fino a quel momento. Un dato basato in gran parte su un comunicato della sanità pubblica francese, che riportava circa 1.000 morti in più del previsto tra il 24 e il 26 giugno. Lo stesso comunicato, però, chiariva che il sistema informatizzato dei certificati di morte è tutt’altro che completo: registra l’80% dei decessi ospedalieri, il 45% di quelli nelle strutture di lungodegenza e appena il 25% di quelli avvenuti in casa. La mortalità reale, ammettevano le autorità francesi, sarà quindi superiore a queste prime cifre.

 

Dibattito tra gli scienziati

Non tutti gli esperti concordano con la stima di Callahan. Per Dann Mitchell, dell’Università di Bristol, ventimila vittime in una sola settimana sembrano un numero molto elevato, e servirebbe un esame approfondito del modello per esserne certi. Marcin Walkowiak, dell’Università di Scienze Mediche di Poznań, solleva invece un’obiezione precisa: il metodo è solido, ma la relazione tra caldo e decessi è stata calcolata su dati del periodo 2015-2019, mentre la popolazione potrebbe essere oggi meno vulnerabile grazie ad adattamenti come la maggiore diffusione dei climatizzatori. Tenendo conto di questo fattore, il suo calcolo approssimativo porterebbe il bilancio a circa 15.000 vittime.

Callahan, però, non arretra: a suo avviso non esistono prove convincenti che il legame tra temperatura e mortalità sia cambiato in modo drastico nell’ultimo decennio. E ricorda che le stime statistiche ampie tendono a superare i conteggi sul campo proprio perché questi ultimi non riescono a intercettare i decessi in cui il ruolo del caldo non è evidente. Un contesto reso ancora più delicato da un Mediterraneo già a 29°C, fino a 8°C oltre la media, che amplifica il disagio termico e alimenta l’afa notturna.

 

Gli effetti nascosti e quelli a lungo termine

Walkowiak aggiunge un altro elemento che Callahan non avrebbe considerato: a parità di temperatura, le ondate di calore di inizio estate risultano più letali di quelle tardive, perché a fine stagione una parte della popolazione più fragile è purtroppo già scomparsa. Mitchell, dal canto suo, ricorda che questo tipo di approccio conteggia soltanto le morti immediate, mentre gli impatti del caldo sulla salute si distribuiscono su scale temporali diverse: dagli episodi di violenza domestica ai suicidi, fino alle insufficienze renali. Considerazioni che pesano ancora di più ora che, dopo la breve attenuazione del caldo africano, i modelli indicano il ritorno dell’anticiclone africano sul Mediterraneo.

 

La vera priorità: adattarsi a un clima che cambia

Ciò che conta davvero, conclude Nunes, è evitare nuove vittime mentre il pianeta continua a scaldarsi e il caldo diventa sempre più estremo. Il segnale è inequivocabile: il caldo è ormai il pericolo meteorologico più letale che l’Europa si trovi ad affrontare, e la maggior parte di questi decessi sarebbe evitabile. Oggi siamo in grado di prevedere questi eventi con notevole precisione; quello che manca sono i sistemi – sanitari, abitativi, assistenziali e dei trasporti – capaci di trasformare una previsione accurata in una protezione concreta. L’adattamento, in altre parole, non sta tenendo il passo del rischio.

 

Credit:

  • Nature Climate Change – Studio su temperature e mortalità in Europa
  • Santé publique France – Comunicato sull’eccesso di mortalità durante l’ondata di calore
  • New Scientist – L’ondata di calore più intensa e umida mai registrata in Europa
  • International Journal of Biometeorology – Ricerca sull’adattamento della popolazione al caldo
  • Zenodo – Dati della stima preliminare

 

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Antonio Lombardi

Antonio Lombardi

Dopo aver conseguito la laurea in Geologia presso l’Università degli Studi di Milano nel 2000, ha proseguito il suo percorso accademico con una seconda laurea in Astronomia presso l’Università "La Sapienza" di Roma, ottenuta nel 2006. L'interesse per l'astronomia lo ha portato successivamente a intraprendere un Master di specializzazione in Astronomia presso l’University of Arizona (Tucson, USA), uno dei principali centri internazionali per la ricerca astrofisica. In ambito professionale, si occupa anche di insegnamento, sia in contesti scolastici che in corsi e laboratori rivolti al pubblico generale, con un forte focus sull’approccio interdisciplinare tra geologia, astronomia e scienze ambientali.

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