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Data center e IA, la fame di energia rischia di riaccendere carbone e gas

Negli Stati Uniti la corsa all'intelligenza artificiale fa esplodere i consumi elettrici e, secondo un nuovo studio, potrebbe prolungare la vita delle centrali fossili, con costi pesanti per clima e salute pubblica.

Andrea Meloni di Andrea Meloni
04 Lug 2026 - 12:45
in A La notizia del Giorno, Magazine
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Dietro ogni chatbot c’è una presa di corrente. Anzi, migliaia. I data center che alimentano l’intelligenza artificiale divorano quantità enormi di energia elettrica, e man mano che nuovi impianti entrano in funzione la domanda sale a ritmi che le reti americane non vedevano da decenni. Una crescita così rapida, diciamolo, pone una domanda scomoda: da dove arriverà tutta questa elettricità?

 

Il rischio: più gas e più carbone

A provare a rispondere è un’analisi della Union of Concerned Scientists, organizzazione scientifica statunitense, secondo cui soddisfare la fame energetica dell’IA potrebbe presentare un conto salato al clima e alla salute delle persone. Il coautore James Gignac lo spiega senza giri di parole: con le attuali politiche federali e statali degli Stati Uniti, le utility punteranno con ogni probabilità sui combustibili fossili, costruendo nuove centrali a gas o – ed è forse lo scenario più insidioso – allungando la vita di vecchi impianti a carbone ormai destinati alla pensione.

Le conseguenze? Prevedibili, purtroppo. Bruciare più fossili significa più emissioni climalteranti e più inquinamento dell’aria, con ricadute dirette sulla salute di chi vive vicino a quegli impianti. Un circolo vizioso che rischia di vanificare anni di progressi nella transizione energetica americana.

 

La strada alternativa esiste

Eppure lo stesso studio indica un’uscita di sicurezza. Se il governo federale adottasse politiche ambiziose sulle energie pulite, con incentivi mirati, il fabbisogno dei data center potrebbe essere coperto in gran parte da eolico e solare. Non fantascienza, insomma, ma una questione di scelte politiche.

C’è poi il nodo di chi paga. Gignac suggerisce che alle grandi aziende tecnologiche potrebbe essere chiesto di finanziare direttamente lo sviluppo delle fonti rinnovabili e l’ammodernamento della rete che i loro data center rendono necessari. Chi consuma, in fondo, dovrebbe contribuire. Con regole più solide – conclude il ricercatore – si può evitare un ritorno massiccio ai fossili e risparmiare al pianeta, e ai polmoni degli americani, danni del tutto evitabili.

La partita, in definitiva, si gioca a Washington. Le decisioni dei prossimi mesi diranno se il boom dell’IA diventerà l’ennesimo acceleratore della crisi climatica o, al contrario, un motore inatteso per le rinnovabili.

 

Credit

  • Union of Concerned Scientists – Data Center Power Play
  • Yale Climate Connections
  • International Energy Agency – Energy and AI
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Andrea Meloni

Andrea Meloni

Sono un editore, imprenditore e appassionato studioso di meteorologia e climatologia. Nella mia carriera ho fondato e gestito numerosi portali meteo italiani e internazionali, affiancando a questa attività la creazione di blog di nicchia e piattaforme web dedicate al web marketing e alla visibilità digitale. La mia avventura nel digitale è iniziata nel 1995, agli albori di internet in Italia, quando pubblicavo i primi articoli meteo in lingua italiana su meteorologicando.it (recensito nel 1999 da La Repubblica "No Problem"), per poi dare vita, a fine 1999, a direttameteo.it, una delle prime piattaforme italiane complete di previsioni, dati satellitari e webcam. In assenza di percorsi accademici civili specifici in quegli anni, ho approfondito la materia privatamente su indicazione di un parente ufficiale dell'Aeronautica Militare. Questa solida preparazione mi ha permesso di fondare nel 2000 portali di riferimento storico come meteogiornale.it e tempoitalia.it (il primo in assoluto a offrire le previsioni meteo per tutti i comuni italiani), seguiti da meteosardegna.it. Da allora il mio lavoro si è diviso tra l'informazione al pubblico e i servizi B2B. Ho curato le sezioni meteo di grandi testate giornalistiche come meteo.corriere.it, meteo.gazzetta.it, Libero Quotidiano e Affari Italiani. L'emittente Rai 2 mi ha dedicato un servizio per l'innovazione: sono stato tra i primi a introdurre in Italia i video-meteo e il modello statunitense di una "meteorologia per tutti". Nel 1999, con il sostegno fondamentale di mia moglie, la professoressa Tonia Ivana Mereu, ho curato ed edito la pubblicazione del libro "Il grande gelo del 1985", scritto da Marco Rossi: un successo editoriale autoprodotto che ha superato le 10.000 copie vendute. Sul fronte aziendale, ho applicato i miei studi di marketing fornendo previsioni meteo alle piattaforme SMS di TIM e ai servizi 899. Ho ideato il primo "report della grandine" a livello globale, uno strumento fondamentale utilizzato da centinaia di aziende. Già nel 2001 abbiamo allestito un centro di calcolo per l'elaborazione di modelli matematici previsionali e software di post-elaborazione dati, collaborando con realtà di primo piano del calibro di ENI Italgas, Siemens, TIM, Eutelia, Milano Serravalle - Milano Tangenziali S.p.A. e molte altre compagnie nei settori delle energie rinnovabili, delle assicurazioni, dell'agricoltura e dei trasporti, esportando servizi meteo fino in Australia e Sud America. Questa fitta rete di servizi è supportata da un team storico di professionisti freelance attivi con me dal periodo 2000-2005. Negli anni ho integrato la passione per la meteorologia con uno studio imponente di SEO (Search Engine Optimization) e SEM, specializzandomi nelle dinamiche dell'ecosistema Google (Google Discover, Google Carousel). Oggi applico questa attitudine all'innovazione anche all'Intelligenza Artificiale avanzata, utilizzandola per ottimizzare i modelli matematici numerici e la precisione predittiva. Al contempo, sostengo attivamente la qualità dell'informazione contrastando l'editoria automatizzata e i contenuti a bassa affidabilità generati in massa dall'AI. Il mio focus principale resta la comprensione della nostra atmosfera. Ho cambiato città diverse volte per vivere in prima persona climi differenti e offrire una conoscenza diretta del tempo. Ho studiato e ricostruito i dati sulle due Piccole Ere Glaciali degli ultimi 2000 anni, sul Riscaldamento Medievale, sulle dinamiche del Vortice Polare Stratosferico e sull'impatto di El Niño e La Niña in Europa. Oggi mi concentro sul nowcasting e sui modelli a lungo termine di NOAA ed ECMWF, con l'obiettivo di creare prodotti di prevenzione efficaci a fronte di un clima che cambierà drammaticamente nei prossimi anni. Privilegio da sempre lo studio rigoroso, la ricerca sul campo e la direzione editoriale rispetto alla visibilità mediatica, scelta che mi ha portato a focalizzarmi sull'analisi approfondita di fenomeni complessi - come il ritiro dei ghiacciai o l'attenuazione della Corrente del Golfo - e a seguire da vicino i dibattiti internazionali, tra cui la Conferenza di Parigi sul Clima (COP21). Oggi esprimo questa autorevolezza coordinando in prima persona le redazioni di Meteo Giornale e Tempo Italia. Nella vita privata, che custodisco gelosamente, mi dedico al volontariato e alla promozione della cooperazione sociale.

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