
(TEMPOITALIA.IT) Superata la soglia dei 35°C di temperatura di bulbo umido, il rischio diventa fisiologico
Non si tratta più solo di disagio o malessere passeggero. Quando il meteo si spinge verso valori estremi e persistenti, il corpo umano entra in crisi, e lo fa secondo meccanismi precisi che la scienza climatica e medica conosce molto bene. In un’Estate come quella del 2025, già segnata da temperature africane in arrivo da GIUGNO, è lecito chiedersi: qual è il limite oltre il quale il nostro organismo non riesce più a raffreddarsi in modo efficace?
Le ricerche più recenti, tra cui quelle pubblicate da università statunitensi e centri di climatologia come la Penn State University e il National Weather Service, individuano in 35°C di temperatura di bulbo umido il valore critico, ma è importante chiarire di cosa si tratta esattamente. Non si fa riferimento alla temperatura dell’aria, ma alla combinazione letale di calore e umidità. Superata questa soglia, il sudore non riesce più ad evaporare e quindi il corpo umano non si raffredda. Si entra in un meccanismo fisiologico che porta prima a ipertermia, poi a collasso e, nei casi estremi, alla morte.
Ad esempio, una temperatura di bulbo umido di 35°C si ottiene con una temperatura reale di 40°C abbinata a un’umidità di circa il 70%, o di 45°C e un’umidità del 50%.
Le città costiere italiane sono a rischio più di quanto si creda
Molti pensano che il caldo più pericoloso si trovi nelle zone interne del Sud o nelle pianure del Nord. Ma la realtà climatica degli ultimi anni mostra un’altra geografia del rischio. Città come Reggio Calabria, Messina, Palermo, Trieste, Genova, ma anche Napoli e Taranto, sono esposte a livelli altissimi di umidità notturna che impediscono al corpo di abbassare la propria temperatura. In queste località, il numero di notti tropicali — cioè con minime superiori a 20°C — è salito in maniera impressionante negli ultimi due decenni.
A Reggio Calabria e Palermo si registrano ormai stabilmente anche 30-40 notti tropicali consecutive in piena estate, con valori minimi che non scendono sotto i 26-27°C, e umidità al 70%. Questo significa che, anche dormendo fermi e all’ombra, il corpo umano resta in condizioni di stress termico prolungato, privandosi di ogni fase di recupero. Tuttavia, con questi valori, si rimane ancora molto al di sotto della soglia di sopportazione del corpo umano.
I segnali di allarme non vanno sottovalutati
Ma quando la temperatura percepita supera i 40°C e non si abbassa nemmeno nelle ore serali, si assiste a un accumulo progressivo di calore interno, soprattutto nei soggetti più fragili. L’organismo inizia a rallentare i processi metabolici per evitare il collasso, ma questo comporta confusione mentale, tachicardia, disidratazione grave e, nei casi più gravi, compromissione neurologica.
Le persone affette da patologie cardiovascolari, gli anziani, i bambini piccoli e le donne in gravidanza sono i soggetti più esposti. Tuttavia, anche chi gode di buona salute può trovarsi in difficoltà in ambienti chiusi, poco ventilati o dove il corpo non riesce a liberarsi del calore in eccesso. Il raffreddamento attraverso la sudorazione non funziona se l’umidità dell’aria è troppo alta. E quando si superano i 35°C di temperatura di bulbo umido per oltre sei ore consecutive, nessun corpo umano è in grado di resistere. Per fortuna, almeno per ora, queste estreme condizioni meteo non si verificano in Italia e sono rarissime anche nell’intero globo terrestre.
Il futuro climatico impone nuove soglie di allerta
Negli ultimi dieci anni, le simulazioni climatiche sono state costantemente riviste al rialzo. I modelli più aggiornati parlano di un aumento delle giornate sopra i 40°C in buona parte del Sud Italia e delle due Isole Maggiori, già da GIUGNO. Ma il dato più allarmante riguarda la permanenza del caldo, che si prolunga anche nelle ore notturne, creando un accumulo termico nei centri urbani che non si disperde mai del tutto.
Le città costruite in cemento, con pochi spazi verdi e grande densità abitativa, aggravano il fenomeno. Si parla infatti sempre più spesso di “sofferenza cronica da caldo”, una condizione fisiologica nuova, legata all’impossibilità di trovare un equilibrio termico tra giorno e notte. Non serve una canicola improvvisa: basta che il caldo non molli mai la presa. E non serve nemmeno che si arrivi all’estremo irraggiungibile dei 35°C di temperatura di bulbo umido. (TEMPOITALIA.IT)









