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Home A La notizia del Giorno

Meteo, farà troppo caldo e andrà via la corrente elettrica più spesso

Federico De Michelis di Federico De Michelis
20 Giu 2025 - 12:00
in A La notizia del Giorno, A Prima Pagina, A Scelta della Redazione, Meteo News, Zoom
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(TEMPOITALIA.IT) Il fenomeno dei blackout elettrici estivi non può più essere liquidato come un semplice eccesso di condizionatori accesi: la ricerca scientifica mostra che il fattore decisivo è la vulnerabilità fisica di una rete di distribuzione disegnata per un altro clima. Gli impianti italiani – come molte reti europee coetanee – furono dimensionati quando le massime di progetto raramente superavano i 30 °C; oggi le giornate oltre i 38 °C sono numerose e, sotto quell’insolita sollecitazione termica, cavi, giunti, trasformatori e interruttori perdono margine di sicurezza. Una recente analisi pubblicata su Nature Communications (“Vulnerability of power distribution networks to local temperature changes induced by global climate change”) quantifica come un’impennata di soli 5 °C nell’aria ambiente possa ridurre del 20 % la capacità di carico sicura dei tronchi di media tensione, moltiplicando la probabilità di interruzioni lunghe più di un’ora (nature.com).

 

Il paradosso è evidente se si confronta l’estate con l’inverno: nei mesi freddi il picco di potenza richiesta per il riscaldamento elettrico può superare quello estivo, eppure la rete regge. In estate, invece, il peso combinato di alta temperatura e corrente elevata provoca una sorta di “stress termico doppio” sui metalli conduttori, riducendo la sezione utile e alzando la resistenza; il risultato è più calore e, a cascata, lo scatto delle protezioni. Il problema non è dunque la presunta “negligenza” del gestore, ma il fatto che la rete, pur manutenuta, è stata concepita per condizioni climatiche che non esistono più.

 

Gli stessi meccanismi causano blackout in Portogallo, nel sud della Francia e nei Balcani, regioni che condividono la stessa latitudine subtropicale dell’Italia centro‑meridionale. Molti studi convergono sul ruolo delle ondate di calore compound (più fattori di rischio sovrapposti). Nel lavoro “Tropical cyclone‑blackout‑heatwave compound hazard resilience in a changing climate” gli autori dimostrano che, se un’interruzione di rete avviene contestualmente a un picco di temperatura, il tempo di ripristino raddoppia perché gli stessi trasformatori mobili di emergenza operano con rendimento ridotto (nature.com).

 

Dentro le cabine secondarie accade qualcosa di analogo a quanto osservato nei grandi trasformatori di trasmissione. Uno studio di Climatic Change (“Potential impacts of climate warming and increased summer heat stress on the electric grid: a case study for a large power transformer”) evidenzia che un aumento di 10 °C nell’olio dielettrico può dimezzare la vita residua del macchinario, traducendosi in guasti più frequenti proprio quando servirebbe la massima continuità (link.springer.com).

Il fattore temperatura incide anche sui componenti più minuti. Ricercatori polacchi hanno misurato, su linee a bassa tensione con conduttori nudi, un incremento della frequenza di guasto del 30 % oltre i 35 °C, collegato alla dilatazione meccanica e all’ossidazione accelerata (“Influence of Ambient Temperature on the Reliability of Overhead LV Power Lines”) (mdpi.com).

 

La domanda di energia segue un trend parallelo ma non identico. L’articolo “Large uncertainties in trends of energy demand for heating and cooling under climate change” mostra che, a livello globale, la crescita climatica della domanda di raffrescamento tra il 1990 e il 2030 supera il 15 %, mentre il calo di quella per il riscaldamento resta più modesto, con il risultato di punte estive sempre più pronunciate (nature.com). In Italia la crescita del fabbisogno è amplificata dalla vetustà dell’edilizia: oltre il 55 % degli edifici precede l’entrata in vigore della norma sull’isolamento termico del 1991.

 

Quando l’interruzione dura più di qualche minuto, emergono risvolti sanitari poco considerati: ascensori fermi con persone intrappolate in cabine che diventano rapidamente forni, congelatori domestici che perdono la catena del freddo, farmaci termolabili inutilizzabili e refrigeratori di supermercato che possono compromettere interi stock di alimenti. Uno studio epidemiologico del 2023 (“Spatiotemporal distribution of power outages with climate events and social vulnerability in the USA”) ha documentato che ben il 62 % dei blackout oltre otto ore coincide con anomalie termiche o eventi meteorologici estremi, e che l’impatto ricade in modo sproporzionato sulle persone che dipendono da dispositivi elettromedicali a domicilio (nature.com).

 

Agire in tempi rapidi significa ripensare sia l’hardware sia la gestione. Sul fronte infrastrutturale, la sostituzione graduale dei conduttori in alluminio‑acciaio con leghe ad alta temperatura (HTLS) permette un aumento di portata del 30‑40 % senza rifare i sostegni, mentre il potenziamento del raffreddamento nei centri d’energia mediante fluidi dielettrici avanzati estende la vita dei trasformatori anche in condizioni di 45 °C esterni. Sul versante operativo, i gestori possono implementare algoritmi di dynamic line rating che modulano in tempo reale i limiti di corrente in base a temperatura, irraggiamento solare e vento, evitando sganci precauzionali troppo conservativi.

 

Serve poi una strategia lato utenza. Tariffe time‑of‑use più incisive, interfacce di domotica che abbassino la potenza dei climatizzatori in sincrono con l’allarme di rete e programmi di demand‑response industriale possono alleggerire il carico nelle ore critiche. Le pubbliche amministrazioni hanno un ruolo chiave nell’obbligare, tramite i regolamenti edilizi, l’installazione di tetti ventilati, schermature solari e pompe di calore ad alta efficienza nei nuovi fabbricati, riducendo la necessità di raffrescamento forzato.

 

Il conto economico è ingente, ma l’inazione costa di più: secondo proiezioni del Joint Research Centre dell’UE, ogni grado di surriscaldamento indoor oltre i 28 °C quintuplica il rischio di mortalità per fasce fragili. E, con l’estate 2025 alle porte, l’Italia non può permettersi di ripetere scene di ascensori bloccati e generi alimentari gettati via per mancanza di corrente. Rendere la rete pronta al clima che abbiamo già non è un lusso tecnologico: è un requisito minimo di sicurezza pubblica. (TEMPOITALIA.IT)

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Federico De Michelis

Federico De Michelis

Libero professionista nel campo dei dati meteo e dell’Osservazione della Terra. Laurea in Ingegneria Spaziale (Brunel University London). Formazione avanzata in meteorologia in Europa e in Canada, con approfondimenti su modellistica numerica, telerilevamento e analisi dei dati ambientali. Cosa faccio Previsione operativa e analisi per settori meteo-sensibili (energia, outdoor, eventi, turismo) Interpretazione di prodotti satellitari e di modelli (EO/remote sensing) Assessment dei rischi meteo-climatici e reportistica Divulgazione e supporto a media e progetti educativi/R&D Lavoro all’intersezione tra scienza, tecnologia e decisioni concrete, con attenzione a qualità dei dati e comunicazione chiara. La meteorologia è la mia passione fin da bambino; dopo un anno di liceo all’estero mi sono trasferito a Londra dove ho conseguito la laurea alla Brunel University London.

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