Chi di noi non si è mai fermato a riflettere su quanto siano cambiate le estati degli ultimi anni? Io stesso, che non sono più un ragazzino e ho vissuto abbastanza da ricordare com’era il caldo “di una volta”, devo ammettere che queste nuove stagioni estive sono qualcosa di completamente diverso. Una volta l’estate era fatta di giornate calde alternate a momenti di tregua, di temporali rinfrescanti che arrivavano puntuali nel tardo pomeriggio, di notti che permettevano finalmente di respirare. Oggi invece boccheggiamo dal calore per tre mesi ininterrotti, come se fossimo prigionieri di una fornace che qualcuno si è dimenticato di spegnere.
L’alta pressione africana è diventata la padrona indiscussa delle nostre estati, portando con sé una persistenza del caldo che fino a pochi decenni fa era impensabile. Non è solo questione di temperature massime, che pure raggiungono valori da record, ma della continuità spietata con cui questo caldo si presenta, mese dopo mese, quasi senza soluzione di continuità.
Ed ecco il paradosso che pochi considerano: proprio mentre scriviamo queste righe, il 21 giugno alle 4:42 del mattino è avvenuto il solstizio d’estate, il momento di massima inclinazione terrestre. Da oggi, tecnicamente, le giornate iniziano ad accorciarsi, anche se inizialmente in modo impercettibile. Eppure sappiamo tutti che il caldo più intenso deve ancora arrivare. È come se il pianeta avesse accumulato così tanto calore che non riesce più a liberarsene rapidamente.
La radiazione solare è al massimo dell’anno e mari e terre continuano ad assorbire quantità enormi di energia che si accumulano giorno dopo giorno. Le temperature medie più elevate si raggiungeranno verso fine luglio nelle zone temperate, spesso in agosto in quelle più meridionali. È un meccanismo inesorabile che trasforma l’estate in una spirale ascendente di calore sempre più oppressivo.
I modelli matematici più affidabili, il GFS e l’ECMWF, predicono almeno due settimane di caldo intenso, e quando dico intenso intendo valori che fanno tremare i polsi anche ai meteorologi più esperti. Alcune delle temperature stimate dal nostro modello di calcolo sono semplicemente spaventose: Firenze potrebbe toccare i 42°C, Benevento i 41°C, mentre città come Foggia, Prato e Terni potrebbero raggiungere i 40°C. Non parliamo di eccezioni, ma di una lista impressionante di località che si preparano a vivere temperature da record.
Anche città del Nord come Milano, Como, Brescia potrebbero sfiorare i 35°C, valori che trasformeranno la pianura padana in una gigantesca piastra rovente. E pensare che una volta i 35 gradi erano considerati eccezionali anche al Sud. Oggi sono diventati la norma in gran parte d’Italia, da Nord a Sud.
La speranza è che l’alta pressione africana venga “scalfita” dall’aria oceanica, che riesca a spingersi fino alle nostre latitudini per regalarci almeno qualche momento di tregua. Dobbiamo sperare che non si formi quello che gli americani chiamano “Heat Dome”, una cupola di calore che in Alaska sta portando temperature di 30°C nelle zone interne, un’assurdità climatica che fa riflettere sulla portata globale di questi cambiamenti.
Il problema è culturale oltre che meteorologico. In Italia, nonostante tutti seguano le previsioni meteo, abbiamo una scarsa cultura della prevenzione. Negli Stati Uniti bloccano le partite sportive e le manifestazioni all’aperto solo per la previsione di temporali, qui da noi c’è sempre chi critica se una previsione non si avvera al 100%. Ma la meteorologia è scienza, non divinazione, e proprio perché è scienza dobbiamo prenderla sul serio.
Qualche speranza di refrigerio potrebbe arrivare dai temporali, soprattutto al Nord, dove il transito di celle isolate potrebbe almeno temporaneamente abbassare le temperature. Ma anche qui c’è il rovescio della medaglia: con questi livelli di umidità e temperatura, il rischio è che i temporali diventino devastanti, come troppo spesso abbiamo visto negli ultimi anni.
L’ECMWF intravede una possibile breccia nell’alta pressione africana attorno al 29-30 giugno, o forse nei primi di luglio, che potrebbe partire dal Nord-Est e spingere gradualmente il grande caldo verso sud. Ma anche se questo dovesse accadere, gran parte della Penisola, Sardegna e Sicilia resterebbero comunque nella morsa del calore.
La verità è che stiamo assistendo a sconquassi climatici globali: Londra che tocca i 30°C a giugno (ieri in Inghilterra, vicino Londra ci sono stati 33°C), Parigi che boccheggia sotto ondate di calore anomale, la Francia in deficit pluviometrico. Tutto questo fa pensare che forse, paradossalmente, potremmo anche assistere a qualche fase molto fresca in piena estate. Ok, forse sto sognando ad occhi aperti perché ho caldo, ma l’estremizzazione climatica può riservare sorprese in entrambe le direzioni.
Abbiamo bisogno di analisi meteo approfondite, di comprendere l’affidabilità delle previsioni, perché in un mondo dove il clima sta cambiando così rapidamente, la conoscenza è l’unica arma che abbiamo per prepararci a quello che ci aspetta.

