(TEMPOITALIA.IT) L’arrivo precoce dell’estate africana, che quest’anno si è presentata con settimane di anticipo, mette in crisi una rete elettrica progettata quando le massime estive superavano raramente i 30 °C. In un Paese in cui oltre metà del parco immobiliare è privo di coibentazione moderna, la corsa a climatizzare ogni ambiente spinge i picchi di domanda ben oltre il record del 2023. Studi dedicati all’ondata di calore che ha infranto i primati britannici nel 2022 dimostrano che gli eventi estremi non sono più anomalie ma la “nuova normalità”, con incrementi di probabilità di dieci volte rispetto all’epoca pre‑industriale – lo ricorda il servizio di Nature “Extreme heatwaves: surprising lessons from the record warmth” (nature.com).
Le interruzioni non dipendono solo dall’aumento verticale dei kWh richiesti: le stesse infrastrutture soffrono il caldo estremo. Cavi e conduttori, quando l’aria supera i 35 °C, dilatano eccessivamente, riducendo la loro portata sicura; trasformatori e quadri di media tensione perdono efficienza di raffreddamento, con rischi di danneggiamento permanente. Secondo la ricerca di Nature Communications “Tropical cyclone‑blackout‑heatwave compound hazard resilience in a changing climate” (nature.com), la perdita di poche decine di punti percentuali di capacità nei trasformatori, sommata a un blackout estivo, può triplicare il rischio di mortalità nelle aree urbane.
I modelli climatici che coprono le due prossime settimane mostrano una sequenza a gradini: fasi di compressione anticiclonica e brevi interludi di aria più fresca da nord‑est. Sebbene non toccheremo valori “eccezionali” come quelli registrati nella Penisola Iberica, l’Italia occidentale rimarrà sotto un’onda di calore di forte intensità; qui la colonna di mercurio potrà sfiorare i 40 °C, mentre lo scarto di temperatura media rispetto al trentennio 1991‑2020 oscillerà fra +3 e +5 °C. La conseguenza più immediata è l’innalzamento del punto di rugiada: con mari più caldi – l’Adriatico settentrionale ha già varcato in primavera la soglia dei 24 °C – l’evaporazione accelera e trasforma la percezione del caldo in afa opprimente. I climatizzatori, nel tentativo di abbattere contemporaneamente temperatura e umidità, raddoppiano il proprio assorbimento di potenza istantanea.
Il Mediterraneo, spinto da un trend di marine heatwave sempre più frequenti, è ormai considerato un “hotspot climatico”. Il lavoro pubblicato su Frontiers in Marine Science, “Marine heatwaves characteristics in the Mediterranean Sea”, documenta come la soglia di temperatura anomala sia stata superata in quasi tutte le sub‑bacinelle durante il 2019, con episodi di durata superiore ai trenta giorni (frontiersin.org). Un mare più caldo non solo alimenta l’umidità atmosferica ma indebolisce anche la dispersione termica delle centrali a ciclo combinato costiere: l’acqua di raffreddamento entra già tiepida, costringendo a ridurre l’erogazione proprio mentre la domanda esplode.
La pressione esercitata sulle reti di distribuzione comporta un duplice effetto boomerang. Da un lato, linee aeree che operano vicino al limite di corrente nominale rischiano la “derating” o, peggio, lo sgancio automatico; dall’altro, la generazione rinnovabile soffre cali di resa. L’efficienza fotovoltaica scende di circa 0,4 % ogni grado sopra i 25 °C e le turbine eoliche, in giornate di grande stabilità anticiclonica, incontrano venti deboli. La letteratura recente conferma il legame fra ondate di calore e deficit di produzione: l’analisi “Large uncertainties in trends of energy demand for heating and cooling under climate change” evidenzia che l’aumento della sola richiesta di raffrescamento può superare il 20 % entro il 2030 in regioni temperate (nature.com).
Le interruzioni prolungate diventano quindi fenomeni sanitari, non solo energetici. Un censimento di Nature Communications, “Spatiotemporal distribution of power outages with climate events and social vulnerability in the USA”, mostra che il 62 % dei blackout superiori alle otto ore co‑occupa con eventi di caldo anomalo (nature.com). Senza elettricità, i sistemi di ventilazione ospedalieri e i dispositivi salvavita alimentati da rete vengono meno; in Italia oltre 600 000 persone dipendono da apparecchi elettromedicali domestici.
Gli ingegneri di rete propongono contromisure che vanno dal potenziamento dei fluidi dielettrici nei trasformatori alla posa di cavi superconduttori nei nodi urbani critici. Ma la resilienza passa anche dal lato della domanda: tariffazione dinamica che spinga a dilazionare l’uso di condizionatori, programmi di demand‑response automatici per le industrie, tetti verdi e schermature che riducano il carico termico sugli edifici. Dove il cablaggio sotterraneo è impraticabile, l’installazione di microgrid alimentate da fotovoltaico di quartiere e sistemi di accumulo consente di isolare il guasto e mantenere i servizi essenziali. Non è un lusso: secondo lo studio citato sui rischi compound TC‑blackout‑heatwave, anche un modesto potenziamento del network riduce di oltre la metà la popolazione colpita da blackout in ondate di calore future (nature.com).
La prospettiva di estati sempre più roventi, unite a un’infrastruttura disegnata per mezze stagioni che non esistono più, impone dunque un salto di scala: dalla logica della manutenzione reattiva a quella della prevenzione climatica. Ogni grado in meno dentro le nostre abitazioni pesa oggi qualche centesimo sulla bolletta, ma può valere molto di più in termini di stabilità del sistema nazionale e, in ultima analisi, di tutela della salute collettiva. (TEMPOITALIA.IT)





