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Home A La notizia del Giorno

Una giornata di pioggia su Venere? Il Meteo che non desideresti provare

Antonio Romano di Antonio Romano
30 Giu 2025 - 16:20
in A La notizia del Giorno, A Scelta della Redazione, Meteo News
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Immagina di svegliarti su VENERE. Fuori dalla tua base pressurizzata non c’è il sole che sorge dietro una foschia romantica, ma una coltre giallastra spessa decine di chilometri. La luce filtra appena, opaca e sulfurea. Non c’è azzurro. Il cielo è di un giallo spento, quasi tossico. La temperatura? Circa 470°C all’ombra, abbastanza per sciogliere il piombo. Eppure, in mezzo a questo inferno, piove. Ma non acqua: acido solforico.

Un’atmosfera al contrario

L’atmosfera venusiana è un vero paradosso fisico: densa, pesante, schiacciante, fatta al 96% di anidride carbonica, con una pressione al suolo simile a quella che si trova sulla Terra a 900 metri di profondità sotto il mare. Chiunque o qualunque cosa vi si trovasse verrebbe schiacciato in pochi secondi, ma se potessimo restare lì abbastanza a lungo, vedremmo un meteo alieno.

I venti di superficie si muovono lentamente, meno di 5 km/h, ma ad alta quota — nella super-rotazione atmosferica — le nubi compiono il giro del pianeta in meno di quattro giorni. Una tempesta planetaria continua, senza tregua né stagioni.

La pioggia che evapora prima di cadere

E qui il meteo diventa davvero bizzarro: su VENERE, le nubi cariche di acido solforico si formano a circa 50–70 km di altitudine. A quelle quote, fa più freddo: intorno ai 0°C, e l’atmosfera è meno opprimente. È lì che potrebbero formarsi gocce di pioggia velenosa, che iniziano la loro discesa verso la superficie. Ma il caldo degli strati inferiori è tale che le gocce evaporano prima di toccare terra. Una pioggia fantasma, che nasce e scompare nel vuoto chimico.

È un fenomeno chiamato virga, osservabile anche sulla Terra, ma su VENERE è la regola: non piove mai al suolo, nemmeno se c’è la pioggia.

Un meteo senza giorno né notte

Il pianeta ruota così lentamente che un solo giorno venusiano dura più di 240 giorni terrestri. In pratica, il sole sorge e tramonta in tempi geologici. Ma la copertura nuvolosa è così spessa che sul suolo non si vede mai la luce diretta, nemmeno a mezzogiorno. Le condizioni meteo non seguono il ritmo della rotazione, ma quello della circolazione atmosferica globale, che ridisegna continuamente il volto del cielo.

Tempeste che non scaricano fulmini

Stranamente, pur con tutta questa attività atmosferica, i fulmini su VENERE sono rari. O meglio: sono diversi, più simili a scariche elettrostatiche ad alta quota, meno rumorosi, forse più diffusi, ma ancora non del tutto compresi. I suoni, lì, viaggiano diversamente: l’aria spessa attenua i rumori, e un tuono — se ci fosse — suonerebbe smorzato, cupo, lento.

Il meteo degli altri mondi, specchio di quello terrestre

Studiare il meteo su VENERE non è un esercizio di fantascienza. È una lente sul nostro futuro. Il pianeta più vicino alla Terra, per dimensioni e composizione, ci mostra come può diventare un mondo quando l’effetto serra sfugge al controllo. Un tempo, forse, VENERE aveva oceani. Ma un’esplosione di gas serra li ha fatti evaporare, trasformandolo in un forno chimico.

Eppure, sopra quelle nubi, a circa 55 km di altitudine, dove la pressione e la temperatura sono simili a quelle terrestri, si trova una fascia che molti scienziati considerano abitabile. Alcuni persino ipotizzano che microrganismi estremofili possano sopravvivere in quelle condizioni — nascosti tra le nuvole.

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Antonio Romano

Antonio Romano

Fisico dell’atmosfera e dei sistemi climatici. Laurea in Fisica (Università di Bologna, 1993); PhD in Physics (Imperial College London, Space & Atmospheric Physics Group, 1995–1998, borsa NERC). Dal 1999 lavoro su meteorologia e climatologia applicata, con esperienza in: Assimilazione dati e verifica d’ensemble Analisi di serie storiche e downscaling Previsioni meteo a supporto della ricerca e dei servizi al territorio Nel 2005 ho co-firmato uno studio sui cambiamenti climatici presentato alla European Geosciences Union (EGU) e pubblicato negli atti della conferenza. Oggi sono Research Scientist alla Rutgers University – Institute of Earth, Ocean, and Atmospheric Sciences (EOAS), dove mi occupo di previsioni e analisi del clima per progetti scientifici e applicazioni operative.

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