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Meteo, fulmini e memoria: davvero i temporali ci rendono più distratti?

Antonio Romano di Antonio Romano
06 Lug 2025 - 16:40
in A La notizia del Giorno, A Scelta della Redazione, Meteo News
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(TEMPOITALIA.IT) Quando fuori il cielo si fa nero, i vetri tremano per il tuono e un lampo divide l’orizzonte in due, la nostra attenzione vacilla. Ma è solo suggestione, o davvero i temporali modificano il nostro funzionamento mentale? Da qualche anno, neuroscienziati e fisici dell’atmosfera si interrogano su un legame sottile e sorprendente: quello tra elettricità atmosferica e attività cerebrale.

 

Elettromagnetismo naturale e cervello: una questione di frequenze

Ogni temporale genera campi elettromagnetici potentissimi, invisibili ma attivi per chilometri. I fulmini — ogni giorno ne cadono circa 8 milioni sul pianeta — producono onde radio a bassa frequenza, chiamate VLF (Very Low Frequency), che si propagano nell’atmosfera terrestre influenzando, secondo alcune ipotesi, anche le onde cerebrali umane.

Il nostro cervello opera su frequenze precise: le onde alfa, associate a rilassamento e attenzione stabile, sono particolarmente sensibili a interferenze esterne. Diversi studi hanno ipotizzato che l’attività elettrica generata da forti temporali possa innescare micro-variazioni nello stato di concentrazione, nella memoria a breve termine o nella capacità di mantenere un pensiero lineare.

 

Cali di attenzione, irritabilità e fatica mentale: sensazioni comuni

È un’esperienza diffusa: in giornate temporalesche, ci sentiamo più sonnolenti, distratti, emotivamente instabili. Alcuni attribuiscono la colpa al cambiamento di pressione atmosferica o al calo di luminosità. Ma ci sono ricerche, come quelle pubblicate dal dipartimento di neuroscienze dell’Università di Kyoto, che suggeriscono una correlazione tra scariche elettromagnetiche e alterazioni neurofisiologiche temporanee.

Non si tratta di effetti gravi o pericolosi, ma di una sottile modifica dello stato mentale: più difficoltà a concentrarsi, reazioni emotive più accentuate, una lieve ma misurabile perdita di reattività cognitiva, soprattutto nei soggetti più sensibili.

 

Chi è più sensibile ai fulmini?

Non tutti percepiscono questi effetti. Alcuni individui, spesso definiti meteosensibili, mostrano una maggiore reattività a variazioni atmosferiche improvvise. Si tratta di soggetti che già reagiscono a cali di pressione, cambiamenti di umidità o di vento, e che potrebbero essere anche più vulnerabili agli effetti cognitivi delle tempeste elettriche.

Nei bambini, ad esempio, sono stati osservati comportamenti più irrequieti durante i temporali estivi più intensi, e negli adulti con disturbi dell’umore i fulmini sembrano talvolta anticipare brevi crisi di irritabilità o confusione.

 

Miti, suggestioni e la forza dell’ambiente

Ovviamente, una parte di tutto questo è anche psicologica. Il temporale è uno dei fenomeni naturali più antichi e carichi di significato: evoca pericolo, mistero, caos. È quindi naturale che, anche senza un impatto fisico misurabile, il cervello risponda con una maggiore attività emotiva, e in certi casi con una sospensione del ritmo mentale abituale.

Ma l’interazione tra elettricità atmosferica e funzionamento neurologico è una frontiera della ricerca che sta attirando l’interesse crescente della comunità scientifica. E in futuro potremmo scoprire che le nostre distrazioni estive non sono solo colpa del caldo, ma anche dei lampi che attraversano il cielo. (TEMPOITALIA.IT)

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Antonio Romano

Fisico dell’atmosfera e dei sistemi climatici. Laurea in Fisica (Università di Bologna, 1993); PhD in Physics (Imperial College London, Space & Atmospheric Physics Group, 1995–1998, borsa NERC). Dal 1999 lavoro su meteorologia e climatologia applicata, con esperienza in: Assimilazione dati e verifica d’ensemble Analisi di serie storiche e downscaling Previsioni meteo a supporto della ricerca e dei servizi al territorio Nel 2005 ho co-firmato uno studio sui cambiamenti climatici presentato alla European Geosciences Union (EGU) e pubblicato negli atti della conferenza. Oggi sono Research Scientist alla Rutgers University – Institute of Earth, Ocean, and Atmospheric Sciences (EOAS), dove mi occupo di previsioni e analisi del clima per progetti scientifici e applicazioni operative.

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