Se il caldo di giugno e di inizio luglio non vi è bastato, sappiate allora che stiamo entrando nella fase più bollente di questa stagione estiva. Se già dal 15-16 luglio affronteremo una prima impennata termica, è tra il 18 e il 22 luglio che le temperature esploderanno ulteriormente raggiungendo il clou di questa ennesima fase di calore africano.
Il meteo sul bacino del Mediterraneo, per almeno 7-10 giorni sarà infatti dominato da un potente sistema di alta pressione africana, col rischio che si formi quella cupola di calore che tende ad autoalimentarsi e che è nota in meteorologica col termine di Dome.
I centri di calcolo internazionali, compreso Centro Europeo per le Previsioni a Medio Termine, sono concordi nel prospettare condizioni di calura estrema tra la fine della seconda e la terza decade di luglio. Le elaborazioni mostrano valori massimi diffusi di 36-38°C nelle valli interne della penisola e nelle pianure, con possibili picchi fino a 40-42°C nei settori più vulnerabili delle regioni centromeridionali come l’entroterra sardo, siciliano, campano, lucano e pugliese, senza escludere Lazio, Umbria e Toscana.
Si tratterebbe di valori di almeno 6-8°C superiori alle medie tipiche del periodo e che rischiano di protrarsi per più giorni, forse anche una settimana.
Il processo fisico che governa questa bolla termica è articolato ma scientificamente definito: l’ampia cupola di calore blocca le masse d’aria calda su tutti i piani dell’atmosfera, con correnti discendenti verso la superficie terrestre, che bloccano ogni tipo di convezione e surriscaldano l’aria al suolo per compressione.
Nonostante l’egemonia assoluta dell’aria sahariana, potrebbero svilupparsi dei moti convettivi nella zona alpina nel caso di lievi infiltrazioni d’aria più fresca in quota, con lo sviluppo di celle temporalesche isolate ma potenzialmente violente.
La prossima ondata di caldo si colloca in un quadro climatico globale che identifica il continente europeo come l’area geografica soggetta al riscaldamento più rapido del pianeta, esclusa l’area artica, con incrementi termici doppi rispetto alla media mondiale. Questa evoluzione meteo-climatica rende sempre più comuni gli eventi di calore eccezionale come quello atteso nei prossimi giorni.