(TEMPOITALIA.IT) La grande tempesta di neve del 1967: quando Chicago si fermò sotto enormi cumili di neve
Il 26 gennaio 1967, la città di Chicago visse una delle giornate più incredibili e paralizzanti della sua storia moderna. Quella che iniziò come una normale giornata d’inverno nel Midwest si trasformò in una tempesta di neve senza precedenti a memoria d’uomo di allora, capace di seppellire la metropoli sotto quasi 60 centimetri di neve in poco più di ventiquattro ore. Nessuno, nemmeno i meteorologi più esperti, riuscì a prevedere la portata di quel disastro.
Un giovedì qualunque trasformato in un incubo bianco
La mattina del giovedì 26 gennaio era insolitamente mite per la stagione: il termometro segnava 3 °C, e molti abitanti si recarono al lavoro senza cappotto pesante (a Chicago ci si veste con abiti invernali a seconda delle temperature che possono scendere anche ben sotto i -20°C con forti venti).
Ma poche ore dopo, intorno alle 10, una depressione proveniente dal Golfo del Messico cominciò a risalire verso i Grandi Laghi, incontrando un’aria fredda in discesa dal Canada. Il contrasto tra le due masse d’aria innescò una violenta nevicata che, nel giro di un’ora, cancellò completamente la visibilità.
La neve continuò a cadere senza sosta per 29 ore, spinta da venti oltre i 90 km/h che crearono cumuli alti più di due metri. Le strade si trasformarono in corridoi di ghiaccio, e il traffico cittadino collassò. Migliaia di automobilisti rimasero intrappolati nei propri veicoli, mentre gli autobus si immobilizzavano lungo le arterie principali come la Lake Shore Drive.
Una città isolata dal mondo
Alla fine del 27 gennaio, Chicago era completamente isolata. Gli aeroporti di O’Hare e Midway furono chiusi, i treni cancellati, e persino le ambulanze non riuscivano a raggiungere gli ospedali. Le autorità dichiararono lo stato d’emergenza: le scuole vennero chiuse, i trasporti pubblici sospesi e le principali arterie urbane impraticabili per giorni.
In totale, 23 persone persero la vita a causa della tempesta, molte per infarto dovuto agli sforzi nel liberare le automobili o spalare la neve. Circa 50.000 veicoli restarono abbandonati sulle strade, e la pulizia completa della città richiese oltre una settimana di lavoro ininterrotto.
Il dopo-tempesta: solidarietà
Nonostante la devastazione, la comunità di Chicago reagì con una straordinaria prova di solidarietà. I vicini si aiutarono a vicenda, spalando marciapiedi e condividendo provviste. I negozi e le farmacie locali aprirono gratuitamente le porte per chi era rimasto bloccato. Le immagini di bambini che giocavano tra montagne di neve e di persone che si muovevano con gli sci in centro città divennero un simbolo della tenacia dei cittadini.
La tempesta del 1967 rimane tuttora un punto di riferimento nella meteorologia americana per la lezione che lasciò sulla vulnerabilità delle metropoli di fronte alla forza della natura. Dopo quell’evento, il sistema di allerta meteo di Chicago venne completamente rivisto, introducendo protocolli più severi per la gestione delle emergenze invernali.
Ai giorni d’oggi un evento meteo simile sarebbe prevedibile.
Un ricordo che ancora vive nella memoria
Oggi, a più di mezzo secolo di distanza, la tempesta di neve del 1967 è ancora ricordata come “The Big Snow”. Gli anziani di Illinois raccontano di quei giorni sospesi, in cui la città si fermò e il tempo sembrò congelarsi sotto una coltre bianca. È una storia di resilienza urbana, di clima estremo e di come una comunità seppe ritrovare se stessa nel silenzio ovattato della neve.
Credit: National Weather Service, Chicago Tribune Archives, Smithsonian Magazine, NOAA Climate.gov (TEMPOITALIA.IT)






