(TEMPOITALIA.IT) Negli ultimi anni, chi vive nella Pianura Padana ha assistito a un fenomeno che, fino a poco tempo fa, sembrava impensabile: la neve è praticamente scomparsa dalle città e dalle campagne del Nord Italia. I più giovani quasi non la ricordano più. Durante una conversazione con alcuni diciottenni, mi raccontavano che da bambini avevano visto la neve cadere fitta, ma oggi non accade più. L’ultima nevicata significativa resta quella del 28 dicembre 2020, quando sul Nord-Ovest italiano, in particolare tra Lombardia e Piemonte orientale, caddero quantità notevoli di neve: a Milano si accumularono circa 20 centimetri, con valori molto superiori appena fuori città e fino a 60 centimetri in un solo giorno nelle Prealpi.
Fu un evento eccezionale, accompagnato da temperature rigide, anche se nel cuore di Milano i valori non scesero troppo. La neve, infatti, iniziò a fondere rapidamente nel centro urbano non appena cessarono le precipitazioni, mentre rimase più a lungo nei sobborghi e nelle campagne della Val Padana, dove si formarono le tipiche inversioni termiche che generano il cosiddetto “cuscinetto d’aria fredda”.
Quel giorno la combinazione perfetta tra l’arrivo, nei giorni precedenti, di un modesto ma sufficiente afflusso d’aria gelida e l’ingresso di una perturbazione da ovest creò le condizioni ideali per una nevicata da manuale. Questi episodi vengono definiti nevicate da addolcimento, perché mentre la perturbazione si avvicina, le temperature in quota tendono ad aumentare, ma al suolo resta incastrato uno strato d’aria fredda che consente alla neve di cadere anche in pianura.
La domanda che oggi molti si pongono è semplice ma complessa: perché non nevica più come una volta? Perché non si formano più quei cuscinetti d’aria fredda padani, capaci di mantenere basse le temperature fino all’arrivo delle precipitazioni?
Attribuire tutto al cambiamento climatico è in parte corretto, ma non completamente. La verità è che spesso si tratta di “coincidenze mancate”: i meccanismi che un tempo si incastravano con precisione – aria fredda al suolo, perturbazione da ovest, umidità sufficiente – oggi non si presentano più nello stesso modo o con la stessa frequenza.
Durante gli ultimi inverni, in Pianura Padana si sono registrati anche periodi molto freddi, con laghetti ghiacciati persino a Milano, ma senza neve. Le precipitazioni sono diventate più rare, e quando arrivano, lo fanno in modo violento e concentrato. Questo cambiamento nel regime pluviometrico – cioè nel modo in cui piove o nevica – è una delle conseguenze più evidenti del riscaldamento globale: piove meno spesso, ma con maggiore intensità.
Proprio per questo, se in futuro dovesse tornare la combinazione perfetta tra aria fredda e perturbazione, una nevicata a Milano potrebbe risultare addirittura più intensa di quelle del passato. Basti pensare al 6 gennaio 2024, quando in città caddero tra i 60 e 70 millimetri di pioggia: se le temperature fossero state di pochi gradi più basse, si sarebbero potuti accumulare fino a 70 centimetri di neve, quasi quanto la leggendaria nevicata del 1985, quando in quattro giorni caddero 90 centimetri.
Tutto questo dimostra che la neve non è scomparsa, ma semplicemente mancano le condizioni ideali per farla tornare. Serve una vera irruzione d’aria fredda, come quella che a volte discende dai Balcani, e una perturbazione che arrivi non da nord-ovest ma da sud-ovest, portando umidità sopra un suolo già freddo. Solo così il cuscinetto padano potrebbe rigenerarsi e dare vita a un nuovo evento nevoso eccezionale.
Prevedere quando accadrà è però impossibile. I modelli stagionali, come quelli elaborati dal Centro Europeo ECMWF o dal NOAA, offrono solo tendenze generali, non date precise. Tuttavia, la storia meteorologica insegna che prima o poi l’equilibrio si ripete. E quando succederà, Milano e l’intera Pianura Padana potrebbero svegliarsi sotto una coltre di neve come non se ne vedeva da decenni. (TEMPOITALIA.IT)







