
(TEMPOITALIA.IT) La fotografia che descrive l’atmosfera in questo momento parte da un contrasto netto: un potente anticiclone con i massimi sulle Isole Britanniche convive con una profonda bassa pressione che insiste tra Russia, Ucraina e Bielorussia, attirando verso sud aria fredda dall’Artico.
Non si parla di gelo, siamo agli inizi di ottobre, e sul lato europeo dell’Artico persiste anche un’anomalia delle temperature delle acque superficiali. Proprio sulle Isole Britanniche l’alta pressione non garantisce serenità del cielo: prevale una copertura nuvolosa data dalle inversioni termiche, fenomeno che si manifesta in modo analogo sulle pianure dell’Europa centrale, in Francia e soprattutto sulla Pianura Padana centro-occidentale, dove nebbie e cieli chiusi si sviluppano perché la compressione anticiclonica schiaccia l’aria nei bassi strati.
Nel frattempo il bacino del Mediterraneo risulta disturbato da una circolazione depressionaria che richiama aria calda verso la Spagna meridionale, il Marocco e l’Algeria; sulla Spagna è attiva una DANA in quota che provoca anche alluvioni.
Il racconto dei modelli per le prossime due settimane si apre con un punto fermo e una divergenza: entrambi vedono un cambiamento, ma con esiti differenti nel lungo raggio. Il modello europeo (ECMWF) risulta meno freddo rispetto all’americano (GFS).
È il GFS a spingere nuclei più freddi fin quasi al confine con l’Italia, con isoterme attorno a 0 °C a circa 1500 metri, scenario che porta il freddo a ridosso delle Alpi. In parallelo, sulle regioni del Sud Italia, su Sardegna e Sicilia affluisce spesso aria di matrice africana: il disturbo mediterraneo lì appare insistente e potenzialmente pericoloso, capace di innescare nubifragi e precipitazioni abbondanti con tendenza a persistere per più giorni.
Lo sguardo all’Oceano Atlantico introduce un’altra possibile via d’ingresso: la settimana prossima qualcosa tenta di raggiungere il Nord Italia, mentre con minore probabilità impulsi instabili possono scivolare verso le regioni tirreniche. È ancora il modello americano a insistere su un’onda oceanica più acuta, contrasti termici più marcati e un’impronta più decisamente autunnale rispetto alla visione del modello europeo.
Nel quadro degli scambi meridiani i due modelli, in grandi linee, convergono verso un raffreddamento: gli apporti da nord risultano frequenti e l’aria artica tende a prevalere sul continente europeo rispetto a quella africana, che però rimane spesso confinata su molte zone dell’Italia, soprattutto al Sud, su Sicilia e Sardegna. Da ovest può intervenire anche un disturbo dall’Atlantico con piogge, segnale coerente con la stagione ma ancora non risolutivo.
Gli elementi davvero autunnali che si osservano e si osservano a breve rimangono l’abbassamento stagionale delle temperature, l’instabilità mediterranea, le inversioni termiche in Val Padana, l’arrivo di aria fredda a ridosso dell’Italia più che pienamente sul Paese, e un timido ingresso di qualche perturbazione oceanica.
Ciò che manca in questa fase è l’ingranaggio tipico di ottobre: le perturbazioni atlantiche regolari. Normalmente le irruzioni fredde dall’Artico alternano fasi perturbate, mentre quest’anno il tassello deficitario sono proprio le saccature da ovest, fondamentali quando il Centro-Nord Europa e l’Italia mantengono ancora un fondo termico mite.
L’autunno è spesso un periodo glorioso per i ghiacciai italiani, con grandi nevicate in quota; quella neve in inverno scenderebbe poi a quote più basse. Al momento non si intravedono segnali di tale dinamica, né si prevedono a brevissimo.
Estendendo il raggio fino al 22 novembre, i prodotti a lungo termine del Centro Meteo Europeo evidenziano un forte deficit di precipitazioni su larga parte dell’Europa e dunque anche in Italia, in particolare su Nord Italia, Regioni alpine e aree tirreniche. Proprio laddove tra ottobre e la prima parte di novembre si registra di norma il picco pluviometrico autunnale, la stagione si presenta sottotono e in modo marcato.
In estate non sono mancati impulsi instabili e temporali sparsi, poco organizzati ma produttivi; in autunno il meccanismo cambia e servono vere perturbazioni per distribuire piogge diffuse. Questi inneschi convettivi possono risultare molto produttivi in area mediterranea — come accade in Spagna e come può accadere nei prossimi giorni tra Sardegna, Sicilia, Calabria, parte del Sud Italia e poi sulla Grecia — ma non garantiscono un regime piovoso esteso e persistente al Nord.
Dove e quando il freddo si sente davvero in Italia si definisce così: con frequenti fasi di alta pressione che favoriscono inversioni termiche al suolo, si avverte freddo nei bassi strati e temperature sotto la media soprattutto sulle regioni del Nord Italia e in pianura. Il freddo arriva quindi di notte e al primo mattino, con nebbie e brinate locali sulla Pianura Padana, mentre le masse d’aria più fredde restano spesso a ridosso del Paese senza un pieno sfondamento, nel quadro attuale.
Credit: l’articolo è stato redatto su analisi scientifica principalmente dei dati di ECMWF, e Global Forecast System del NOAA. (TEMPOITALIA.IT)






