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Meteo, perturbazione in vista: ecco le quattro aree più a rischio tra 5 e 6 Novembre

Giovanni De Laurentis di Giovanni De Laurentis
28 Ott 2025 - 08:30
in A La notizia del Giorno, A Prima Pagina, Meteo News
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(TEMPOITALIA.IT) Una finestra sinottica delicata potrebbe aprirsi tra Mercoledì 5 e Giovedì 6 Novembre sul Mediterraneo centrale. Dall’Atlantico una saccatura tenta di allungarsi verso la Penisola, ma la sua avanzata incontra un ostacolo robusto: un promontorio anticiclonico subtropicale ben saldo tra Nord Africa, Sud Italia e area balcanica. Quando due strutture così diverse si fronteggiano, l’atmosfera rallenta, i fronti diventano più lenti e i rovesci possono insistere sugli stessi settori per molte ore.

 

Il risultato atteso, se la configurazione dovesse concretizzarsi, è un blocco atmosferico parziale. In pratica, la saccatura atlantica scorre con passo corto e alimenta un nastro di umidità persistente, mentre l’Alta Pressione impedisce una rapida traslazione verso est. È l’assetto che, in Autunno, apre la porta a piogge intense e accumuli rilevanti, specie laddove l’orografia esalta l’effetto stau.

 

Cosa sta succedendo nella circolazione atmosferica in quota

In quota i venti si dispongono da sud-ovest, convogliando aria molto umida verso l’arco ligure e l’alta Val Padana occidentale. La curvatura ciclonica associata alla saccatura favorisce moti ascensionali diffusi; al suolo, la risposta meridionale addolcisce le temperature ma carica ulteriormente le nubi di vapore. Se la corrente dovesse mantenersi tesa ma non troppo veloce, i sistemi precipitanti resterebbero quasi stazionari per parte di Mercoledì e Giovedì.

 

Nord-Ovest nel mirino

Il maltempo più organizzato tenderà a concentrarsi sul Nord-Ovest. La Liguria di Levante è la prima candidata a ricevere precipitazioni di forte intensità e lunga durata: in questo corridoio, tra costa e immediato entroterra, non è escluso si superino i 100 mm in 48 ore. Più a sud dell’Appennino tosco-emiliano, l’Alta Toscana—in particolare Lunigiana e Garfagnana—potrebbe sperimentare fenomeni insistenti per effetto dello sbarramento orografico, con rovesci che si rinnovano a più riprese.

Spostandoci a nord, l’Alto Piemonte presenta un rischio concreto di piogge battenti e temporali, soprattutto a ridosso dei rilievi dove la ventilazione sud-occidentale scarica gran parte dell’umidità. Sul lato lombardo, la zona dei laghi tra Brianza, Varesotto, Comasco e Lecchese potrebbe vedere precipitazioni frequenti e a tratti stazionarie: qui il gioco combinato tra prealpi e circolazione in quota tende a rallentare i sistemi convettivi, mantenendoli agganciati alle stesse aree.

 

Perché avremo accumuli di pioggia così elevati

Il fattore chiave è la persistenza. Con un blocco atmosferico anche solo parziale, le celle precipitanti si riorganizzano lungo la medesima direttrice e continuano ad alimentarsi sull’aria umida in arrivo dal Tirreno. L’Appennino e le Prealpi funzionano da diga, obbligando le masse d’aria a sollevarsi e a condensare. È uno schema ben noto in Italia nord-occidentale: piogge non necessariamente violente in ogni istante, ma capaci di sommare millimetri su millimetri nell’arco di una o due giornate.

 

Fase successiva: il tentativo di rimonta anticiclonica

Tra la sera di Giovedì 6 e Venerdì 7 Novembre la struttura depressionaria dovrebbe gradualmente indebolirsi, complice una nuova spinta dell’anticiclone subtropicale verso nord. Se questa rimonta troverà spazio, i fenomeni tenderanno a esaurirsi da ovest verso est e il cielo tornerà più stabile anche al Nord. Resta però un margine di incertezza legato alla velocità del flusso: basterebbe un piccolo cambio di passo per prolungare di qualche ora la fase piovosa o, al contrario, anticiparne la chiusura.

 

In sintesi

La configurazione è insidiosa per natura, più per la durata che per la singola intensità dell’episodio. In scenari simili conviene prestare attenzione ai corsi d’acqua minori in aree collinari e prealpine e alle criticità note della Liguria orientale. L’evoluzione andrà seguita con cura, perché anche uno spostamento di poche decine di chilometri dell’asse umido può cambiare in modo significativo la distribuzione degli accumuli.

 

Credit: ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts, NOAA/NCEP – Global Forecast System (GFS), EUMETSAT – European Organisation for the Exploitation of Meteorological Satellites, Deutscher Wetterdienst – ICON, Météo-France – AROME/ARPEGE

  (TEMPOITALIA.IT)

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Giovanni De Laurentis

Giovanni De Laurentis

Dopo aver frequentato il liceo scientifico, ha proseguito il proprio percorso accademico nel Regno Unito, dove si è laureato in Fisica presso l’University of Manchester all’età di 23 anni. Affascinato dalle dinamiche dell’atmosfera e dalle interazioni tra scienza e ambiente, ha poi conseguito un Dottorato (PhD) in Meteorologia presso l’University of Reading, uno dei principali poli di ricerca europei in questo ambito. Attualmente vive e lavora in Italia, dove si occupa di consulenza scientifica e supporto tecnico per applicazioni meteorologiche e fisiche nell’ambito industriale, collaborando con aziende e centri di ricerca per progetti che spaziano dalla modellistica ambientale alla progettazione di soluzioni innovative per l’industria.

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