Il precoce inizio dell’inverno alimenta i sogni di chi ama la neve, ma il meteo fa le bizze da svariati anni. Basti pensare alle tante nevicate mancate, ma ovviamente non è un caso. Il riscaldamento del clima, particolarmente accentuato dalle nostre parti, rende gli eventi nevosi, un tempo normali, sempre più rari.
Nulla vieta che quest’anno possa concretizzarsi una nevicata come non si vede da tanti anni, ma si teme di rimanere come sempre a bocca asciutta. Il Vortice Polare debole fa ben sperare, ma non basta e naturalmente serve un concorso di eventi che non si incastrano così più facilmente.
Non è un mistero che la neve si fa sempre più desiderare. In Pianura Padana le nevicate sono quasi totalmente sparite nell’ultimo decennio, ridotte ad eventi sporadici e localizzati. Manca la materia prima ed è quella costituita da irruzioni di gelo artico soprattutto continentale e quindi aria rigida nei bassi strati.
L’assenza di grandi ondate di gelo non consente quindi la formazione di quel cuscinetto freddo al suolo, determinante per favorire abbondanti nevicate fino in pianura quando arrivano le perturbazioni. Gli stessi fronti atlantici mancano e a volte subentrano gli anticicloni di blocco dopo fasi fredde.
La neve da sovrascorrimento d’aria umida sopra il cuscinetto freddo era l’evento classico, ma ora una rarità o quasi. Tra l’altro non esiste solo la neve derivante dal cuscinetto freddo in Val Padana. La memoria di chi ha almeno 30 anni e vive nel Nord d’Italia custodisce una data indimenticabile: 13 dicembre 2001.
Bolide gelido dalla Russia e il blizzard imbiancò tutta la Val Padana
Il cosiddetto “blizzard di Santa Lucia” si rivelò una tempesta invernale dal carattere anomalo per le nostre latitudini, soprattutto nell’ultimo trentennio. Questo evento passato alla storia sorprese per la rapidità con cui si sviluppò e per l’intreccio speciale di ingredienti atmosferici.
Ci fu infatti una goccia gelida in quota, con formazione rapida di un minimo nei bassi strati sottovento alle Alpi. Tale situazione generò venti orientali molto tesi, aria estremamente secca e una nevicata finissima e fitta che, sospinta dal vento, si infilava in ogni dove. Insomma, non fu la classica nevicata padana.
Veder cadere la neve in quel modo ricorda i luoghi dove la neve è una costante, e cioè la pianura russo-sarmatica . L’evento rimase incerto fino all’ultimo: i modelli numerici di quei giorni, non all’altezza di quelli attuali, avevano fiutato qualcosa, ma non si sapeva che rotta avrebbe seguito il vortice, non di preciso.
Tutta la Pianura Padana fu invasa un blitz di neve asciutta, soffiata da raffiche impetuose e turbolente, che imbiancò in poche ore tutto. Gli accumuli furono di massimo 5-10 centimetri, ma il segno lasciato dal vento e dalla rapidità del raffreddamento rese quell’evento meteo assolutamente straordinario.
Tutto questo potrebbe ripetersi? Non semplice, visto che questo nuovo ciclo così sfavorevole che lascia poche speranze. Quest’anno, in considerazione del Vortice Polare debole, il meteo potrebbe sorprenderci ma sarebbe necessario un qualcosa che favorisca l’avvento di masse d’aria gelide russe.