(TEMPOITALIA.IT) Ci troviamo in una fase di La Niña: la situazione globale, in una visione d’insieme, ci mette davanti a forti anomalie di temperatura, con valori sopra la media soprattutto nell’emisfero settentrionale, ovvero dove prevalgono le terre emerse rispetto a quello meridionale. Come sappiamo, gli oceani trattengono il calore ma lo accumulano più lentamente, mentre l’emisfero settentrionale ha una densità maggiore di terre emerse e quindi si riscalda più facilmente; però, in alcune circostanze, si raffredda anche molto prima, dato che – come è noto – i suoli perdono calore, soprattutto dove c’è una bassa radiazione solare. In questo momento l’emisfero settentrionale si sta avvicinando al picco minimo annuale, che si verifica con il solstizio d’inverno; tuttavia il minimo di calore si raggiunge alcune settimane dopo.
In questa “fotografia” con dati del NOAA, vediamo anomalie di temperatura rispetto alla climatologia media 1981-2010. C’è da dire che attualmente le anomalie vengono calcolate sul trentennio successivo. Comunque, questa mappa mostra valori sopra la media soprattutto su Europa, Asia e Nord Africa.
Però questa cartina non è così esemplificativa: è una vista d’insieme, perché andando nel dettaglio, abbiamo osservato in alcune mappe, per esempio temperature minime in Tunisia che scendono parecchio nelle ore notturne e diffusamente sotto i 5°C, e così anche sulla Penisola Iberica, dove molte località al mattino segnano temperature uguali o inferiori a 0°C.
Non so quanto la validità di questa mappa possa essere davvero rappresentativa, se non per una vista globale, per individuare solo le anomalie globali e non quelle locali. La stessa carta, letta area per area, mostra picchi di anomalie anche di 10°C sopra la media, ma ci sono pure zone – come nel Nord America e in Siberia – che segnano temperature fortemente sotto la norma.

La Siberia è un’area che ci interessa parecchio, così come alcune zone della Scandinavia. La mappa non ha una grossa risoluzione, quindi si perdono i dettagli e resta soprattutto una visione d’insieme. Nella parte bassa vediamo le anomalie globali, quelle dell’Artico, dei Tropici e in Antartide, etc.
Nell’Artico le anomalie sono attorno a 1°C rispetto al periodo di riferimento (1981/2010), quindi, a livello globale, fa moderatamente più caldo della media. La preoccupazione degli esperti non è tanto per questo inverno, ma per il prossimo, che vedrà al posto di La Niña – favorevole a maggior freddo – El Niño, che invece tende a portare periodi più caldi.
Attualmente abbiamo un’anomalia globale – come detto – di circa 1°C; nella zona del Polo Nord Artico risulta addirittura superiore a 2°C, questa non è una novità, mentre nei Tropici è molto più limitata, circa mezzo grado; al Polo Sud, in Antartide, abbiamo circa 1,2°C sopra la media. Dunque anche il Polo Sud misura valori sopra la media.
Questi non sono valori “stratosferici” come quelli ipotizzati per il 2100. Non ci sono catastrofi imminenti: c’è piuttosto il fatto che non abbiamo più le stagioni di una volta, e che soprattutto nell’ultimo decennio, la temperatura globale è in forte crescita.
In una visione d’insieme, però, per questo inverno vediamo aree – in gergo semplice delle chiazze – con colori che vanno sul blu e sul violetto: sono le regioni dove le temperature sono sotto la media, in alcune zone – come detto – parecchio diffusamente – come su una vasta area della Siberia. Qui è appena apparsa una fase più calda, ma parliamo pur sempre di Siberia: in questa regione un’anomalia positiva di 10°C rispetto alla media non è un fattore così grave come può sembrare in Europa, anche perché da quelle parti la temperatura è spesso tra -30°C e -40°C, e quindi si possono alternare questi periodi più “miti”, se vogliamo chiamarli così.
Molto interessante il freddo del Nord America, che evidenzia un aspetto di cui parliamo spesso, l’amplificazione artica: spinge verso sud, dalle regioni artiche, l’aria fredda che, una volta raggiunte le terre emerse – e non i mari – si raffredda ulteriormente per la bassa radiazione solare.
In questo caso parliamo delle regioni del Canada: freddo che poi si riversa su gran parte del Nord America, dove, durante la stagione invernale, abbiamo frequentemente delle ondate di freddo, e quest’anno se ne attendono diverse.
In Europa non abbiamo una situazione simile: c’è solo una piccola chiazza blu sulla Scandinavia e poi questa chiazza violacea molto accentuata in Siberia, che è lontana da noi; infatti, per raggiungere l’Europa sono necessarie determinate condizioni, per esempio un’inversione delle correnti generali. C’è anche da dire che siamo appena all’inizio dell’inverno: è quasi certo che la temperatura della Russia europea calerà drasticamente, come capita ogni anno. Quelle che stiamo vedendo sono oscillazioni della temperatura che si verificano periodicamente.
Da notare l’emisfero sud: lì è estate e La Niña si fa sentire parecchio più che da noi. Non sta causando una stagione estiva così calda, perché da settimane vediamo varie aree con temperature sotto la media, per esempio in Brasile e qua e là in Australia, anche se ci sono regioni con temperature molto elevate; situazione simile su un’ampia area del Sud e Centro Africa.
Insomma, per farla breve, chiudendo questo capitolo: vediamo anomalie nell’emisfero settentrionale in questo inizio di inverno che certamente non sono improntate a un avvento di gelo diffuso, ma a un inverno capace di esordire con ondate di freddo che localmente saranno anche di forte intensità – sicuramente sul Nord America – mentre per l’Europa le cose sono più complesse. È meno probabile che succeda con la stessa facilità, ma ne abbiamo parlato decine di volte in numerosi articoli.
Attenzione, a breve avremo una fase ancora non fredda in Europa, nel frattempo, però queste previsioni potrebbero cambiare drasticamente, perché il Vortice Polare è tornato ad essere debole, c’è un forte riscaldamento in Stratosfera, e questo potrebbe esordire anche in evento Major entro fine dicembre. Periodo propizioni per gelo estremo in Europa in gennaio. Quindi, in dicembre c’è una maggior possibilità di avere un’alernarsi di fasi di freddo e onde di caldo, mentre gennaio si candida al rischio di un’ondata di gelo.












