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Gennaio e Febbraio: appuntamento con il Burian

Meteo inverno 2026: le proiezioni per Gennaio e Febbraio

Luca Martini di Luca Martini
14 Dic 2025 - 18:30
in A Prima Pagina, A Scelta della Redazione, Meteo News
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(TEMPOITALIA.IT) Siamo a metà Dicembre, quel momento sospeso dell’anno in cui le luci delle città provano a scaldare l’atmosfera, ma lo sguardo – ammettiamolo, succede a tutti – corre spesso alle app del meteo. La domanda è sempre la stessa, un ritornello che accompagna le nostre pause caffè: che inverno sarà? Arriverà il vero freddo o ci aspetta l’ennesima stagione ibrida, fatta di umidità e piogge autunnali fuori tempo massimo?

Guardando le mappe per i mesi cruciali, Gennaio e Febbraio 2026, il quadro che emerge è complesso. Non è un puzzle facile da incastrare quest’anno. Non ci sono segnali inequivocabili di un’era glaciale imminente, questo va detto subito per sgombrare il campo da sensazionalismi inutili, ma non siamo nemmeno di fronte a una stagione già scritta e destinata alla mitezza assoluta. C’è movimento. C’è dinamicità. Tutto sembra ruotare attorno a un acronimo che gli addetti ai lavori masticano ogni giorno, ma che al grande pubblico spesso risulta oscuro o quantomeno esoterico: l’indice NAO.

 

La NAO e il respiro dell’Atlantico

Se vogliamo capire davvero cosa accadrà in Europa e, di riflesso, sulla nostra penisola, dobbiamo smettere per un attimo di guardare il termometro fuori dalla finestra e alzare lo sguardo verso l’Oceano Atlantico. È lì che si gioca la partita. La NAO, o North Atlantic Oscillation, non è altro che la differenza di pressione – una sorta di braccio di ferro atmosferico – tra la profonda Depressione d’Islanda e il solido Anticiclone delle Azzorre.

Immaginate questo gradiente come il pedale dell’acceleratore delle correnti occidentali. Quando l’indice è positivo, la differenza di pressione è forte, marcata. L’acceleratore è premuto a tavoletta: i venti da ovest corrono veloci, le perturbazioni atlantiche viaggiano come treni su un binario diretto verso il Regno Unito e la Scandinavia, lasciando il Mediterraneo spesso sotto la protezione di un clima più mite, magari ventoso, ma raramente gelido. In Italia, queste configurazioni portano spesso inverni che sanno poco d’inverno, con piogge anche abbondanti sul versante tirrenico e temperature che faticano a scendere sotto lo zero anche di notte.

Ma cosa succede se il piede si alza dall’acceleratore? Quando la NAO diventa negativa, il gradiente si indebolisce. I venti occidentali rallentano, diventano pigri. La circolazione atmosferica, non più spinta con forza da ovest verso est, inizia a ondulare. Si creano blocchi, anse, meandri. L’aria inizia a muoversi lungo i meridiani – nord-sud – invece che lungo i paralleli. È solo in questo scenario, diciamocelo, che gli amanti della neve possono iniziare a sperare. Senza questo rallentamento, il freddo continentale, quello vero, quello che si fabbrica nelle steppe siberiane, non ha la forza né la strada libera per puntare verso l’Europa occidentale. Non è una garanzia automatica di Burian, sia chiaro, ma è la “conditio sine qua non”. È la porta che deve aprirsi.

 

Gennaio 2026: l’incertezza regna sovrana

Per il mese di Gennaio 2026, le proiezioni – e qui serve usare il condizionale, che in meteorologia è d’obbligo quanto l’ombrello a Londra – ci mostrano una NAO non dominante. Cosa significa in soldoni? Che probabilmente non avremo né un flusso atlantico impetuoso e costante, né un blocco granitico capace di portarci il gelo per settimane. Siamo nella terra di mezzo. L’assetto più probabile sembra essere quello di una certa “schizofrenia” barica, un’alternanza tra fasi atlantiche umide e temporanee, veloci irruzioni fredde dal Nord Europa.

Insomma, aspettiamoci un mese irregolare. Le precipitazioni potrebbero essere frequenti, il che è un bene per le nostre falde acquifere – provate a chiedere agli agricoltori quanto serva l’acqua in inverno –, ma per chi sogna la dama bianca in città, le notizie non sono entusiasmanti. Con questo tipo di configurazione, la pioggia la farebbe da padrona in pianura e sulle coste. La neve? Relegata alle quote medio-alte, sulle Alpi e sulle cime dell’Appennino.

Le discese fredde, quando riusciranno a bucare la barriera alpina, avranno quasi certamente caratteristiche artico-marittime. Parliamo di un freddo diverso da quello siberiano. È un’aria che parte dal Polo Nord ma viaggia sopra l’oceano prima di arrivare da noi, caricandosi di umidità. Risultato? Nevicate copiose in montagna, vento forte, sensazione di freddo acuita dall’umidità (il famoso freddo “che ti entra nelle ossa”), ma temperature reali non estreme. Manca, almeno per ora, quella struttura barica solida, quel ponte di alta pressione tra l’Atlantico e la Scandinavia, necessario per pescare l’aria gelida e secca dalla Russia.

 

Febbraio 2026: la vera scommessa dell’inverno

Se Gennaio sembra promettere un copione un po’ scialbo, o quantomeno già visto, lo scenario cambia – e si fa decisamente più intrigante – se spostiamo il calendario a Febbraio 2026. È qui che i modelli matematici a lungo termine iniziano a mostrare segnali di nervosismo. Le proiezioni suggeriscono un Vortice Polare potenzialmente più debole, specialmente nella seconda parte della stagione.

Ora, il Vortice Polare è una trottola di aria gelida che gira sopra il Polo Nord. Finché gira forte, tiene il freddo “chiuso” lassù, come in un frigorifero ben sigillato. Ma se rallenta, se la trottola inizia a vacillare, le pareti del frigorifero si aprono. Questo indebolimento aumenta drasticamente la probabilità di disturbi stratosferici, fino ad arrivare al famoso Stratwarming, un riscaldamento improvviso della stratosfera polare che può mandare in frantumi il vortice stesso.

Con un Vortice Polare meno compatto, disturbato, “bucato”, il rischio di una NAO negativa s’impenna. Si creano le condizioni ideali per quelle che in gergo tecnico chiamiamo “retrogressioni”. In pratica, le masse d’aria gelida dell’Europa orientale iniziano a muoversi in senso antiorario, tornando indietro verso ovest, verso l’Italia e la Francia. La storia ci insegna che Febbraio è spesso il mese delle grandi sorprese. Ricordate il 2012? O il più recente 2018? Furono eventi tardivi, arrivati quando ormai si iniziava a pensare alla primavera.

 

Il fattore energetico e i nuovi equilibri

C’è però un elemento nuovo con cui dobbiamo fare i conti, una variabile che trent’anni fa non pesava così tanto sul piatto della bilancia. Il fondale climatico. Viviamo in un’atmosfera che è, di base, più calda. I nostri mari – il Mediterraneo in primis, ma anche l’Atlantico – trattengono una quantità di calore maggiore rispetto al passato. Questo non significa che il freddo sia scomparso – sarebbe sciocco pensarlo – ma che il “campo da gioco” è cambiato.

Questa energia extra in gioco è un’arma a doppio taglio. Da un lato, tende a mantenere le temperature medie leggermente sopra la norma statistica degli ultimi decenni (che è già più alta di quella del secolo scorso). Dall’altro, proprio questo surplus energetico può amplificare i contrasti. Quando una massa d’aria gelida riesce finalmente a scendere di latitudine e incontra un mare ancora tiepido o un’aria preesistente umida e calda, la reazione può essere esplosiva.

Il rischio maggiore per il finale di questo inverno non è tanto un gelo continuo, stile anni ’80, quanto piuttosto l’estremizzazione. Passaggi rapidi, a volte violenti, da condizioni di tepore quasi primaverile a fasi di gelo crudo e intenso. Sbalzi termici di 10 o 15 gradi in ventiquattr’ore. È questo il nuovo volto dell’inverno mediterraneo: meno costante, più nevrotico.

 

Oltre le illusioni: cosa aspettarsi davvero

Quindi, per capirci e non girarci troppo intorno: ad oggi non c’è alcun mostro gelido, nessun Burian, che sta marciando verso l’Italia nel breve termine. Chi vi vende il gelo storico per l’Epifania sta probabilmente guardando una sfera di cristallo e non le carte meteorologiche. La circolazione atmosferica resta ancora troppo “zonale”, troppo tesa da ovest verso est, e il flusso atlantico, pur con qualche tentennamento, non mostra ancora quei cedimenti strutturali profondi che servono per aprire la porta del freezer siberiano.

Tuttavia, abbassare la guardia sarebbe un errore. Febbraio 2026 emerge dai dati come il periodo statisticamente più delicato. È il mese in cui le carte in tavola potrebbero cambiare, e potrebbero farlo in modo rapido e incisivo. In un inverno che potrebbe scorrere via nell’anonimato per la sua prima metà, la coda finale potrebbe riservare il classico “colpo di coda”.

Per chi lavora con il meteo, per chi pianifica le attività agricole o turistiche, o semplicemente per noi che dobbiamo decidere se comprare quel cappotto pesante in saldo, la parola d’ordine resta prudenza. L’atmosfera è un sistema caotico e, mai come quest’anno, sembra voler giocare a nascondino fino all’ultimo. Godiamoci la variabilità di Gennaio, con le sue piogge necessarie e le sue nevi in quota, ma teniamo un occhio vigile su Febbraio. Perché se il Vortice Polare decidesse davvero di collassare, l’inverno potrebbe iniziare proprio quando tutti penseranno che sia finito.

E in fondo, diciamolo, è proprio questa incertezza a rendere la meteorologia – al netto dei disagi – una scienza così affascinante. Non resta che attendere e osservare il cielo, sperando che, qualunque cosa arrivi, non ci colga del tutto impreparati.

 

Fonti e riferimenti scientifici internazionali (TEMPOITALIA.IT)

  • ECMWF (European Centre for Medium-Range Weather Forecasts): Seasonal forecasts and NAO index trends – Analisi sui trend stagionali e l’andamento dell’indice NAO.
  • NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration): Climate Prediction Center – Stratosphere – Monitoraggio del Vortice Polare e potenziali eventi di Stratwarming.
  • WMO (World Meteorological Organization): State of the Global Climate – Report sul contesto climatico globale e anomalie termiche.
  • Met Office: Long range weather forecasts – Proiezioni a lungo termine per l’area Euro-Atlantica.
  • JMA (Japan Meteorological Agency): Analysis of stratospheric circulation – Dati dettagliati sulla circolazione stratosferica nell’emisfero nord.
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Tags: burian italiafebbraio meteofreddo continentaleindice naoinverno 2025-2026Stratwarmingvortice polare
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Meteorologo e geoscientist con background in Scienze Naturali, specializzazione in meteorologia e geologia applicata. Mi occupo di modellistica atmosferica, analisi di dati meteo-climatici, nowcasting per eventi estremi e valutazioni geotecniche/geomorfologiche a supporto di infrastrutture e protezione civile. Esperienza in contesti internazionali (UK, Germania). Orientato a risultati, chiarezza dei prodotti previsionali e trasferimento alle decisioni operative. Modellistica numerica; assimilazione dati, downscaling, validazione modelli Python per data analysis (xarray, pandas) GIS (QGIS/ArcGIS Pro) Gestione progetti e divulgazione tecnica

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