(TEMPOITALIA.IT) Sembrava una parentesi infinita, un capitolo climatico che si rifiutava di chiudersi, eppure ci siamo. I segnali arrivano forti e chiari, quasi inequivocabili: il fenomeno de La Niña sta perdendo colpi. Secondo l’ultima proiezione diffusa dalla NOAA, il grande motore freddo del Pacifico equatoriale è in fase di esaurimento e il ritorno a condizioni neutre – quella terra di nessuno che non è né caldo né freddo – dovrebbe concretizzarsi tra Gennaio e Marzo 2026. Se non prima, come suggeriscono alcuni analisti più audaci.
Ma andiamo con ordine, senza farci prendere dalla frenesia delle previsioni a lungo termine
Attualmente, se guardiamo sotto il cofano del clima globale, La Niña è ancora lì. È attiva, viva, anche se forse un po’ stanca. Le acque superficiali nel Pacifico equatoriale centrale e orientale restano più fredde della media. Non stiamo parlando di gelo polare, intendiamoci, ma di un’anomalia sufficiente a mantenere in vita il fenomeno. Nella regione chiave, la Niño 3.4, il termometro segna uno scostamento attorno a -0,5°C. Siamo proprio lì, sul filo del rasoio: un valore che balla tra la neutralità e una La Niña debole. Insomma, una situazione ibrida.
Scendendo un po’ più giù, nei primi 200 metri sotto la superficie dell’oceano – specialmente nella parte orientale del bacino – si notano ancora quelle sacche di acqua insolitamente fredda che sono la firma inconfondibile di questa fase.
E l’atmosfera? Come reagisce il cielo a questo mare imbronciato?
Beh, l’atmosfera è spesso l’ultima ad arrendersi. I segnali sono ancora tutti lì. I venti al livello del mare continuano a spingere con vigore da est verso ovest su tutto il Pacifico, mentre in quota la circolazione è opposta. È il respiro classico de La Niña. E non è solo questione di vento. Anche le piogge seguono il copione: ce n’è troppa sull’Indonesia e troppo poca vicino alla Linea Internazionale del Cambio di Data. Diciamolo chiaramente, il sistema climatico non ha ancora del tutto “capito” che la spinta fredda si sta esaurendo.
Tuttavia, il futuro prossimo sembra già scritto. I modelli climatici della NOAA non lasciano molto spazio a dubbi: il fenomeno proseguirà, trascinandosi, tra Dicembre e Febbraio, per poi spegnersi definitivamente. La probabilità che il Pacifico torni neutrale tra Gennaio e Marzo è altissima. C’è però chi azzarda una tempistica diversa. MetSul, analizzando i dati più freschi, ritiene possibile una fine ancora più precoce, una sorta di uscita di scena anticipata già a cavallo tra la fine di Dicembre e l’inizio di Gennaio. Sarebbe un cambiamento repentino, quasi brusco, ma in natura nulla è veramente lineare.
Un dettaglio interessante emerge se ci focalizziamo sulle diverse “stanze” dell’oceano. Nella regione Niño 3.4, quella che i climatologi usano come bussola ufficiale, siamo, come detto, a -0,5°C. Ma se spostiamo lo sguardo lungo le coste del Sud America, verso Perù ed Ecuador – nella cosiddetta regione Niño 1+2 – la situazione è diversa. Qui l’anomalia è appena di -0,2°C. Praticamente nulla. Il mare, lì dove tocca la terraferma, è già quasi tornato alla normalità.
È il segnale che il sipario sta calando. La Niña ha fatto il suo tempo, ha condizionato il meteo globale per mesi, ma ora l’equilibrio termico dell’Oceano Pacifico sta per essere ripristinato, aprendo le porte a una nuova fase di incertezza e, inevitabilmente, a nuove evoluzioni climatiche.
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