
Le radici del grande freddo e il ruolo delle fluttuazioni climatiche
(TEMPOITALIA.IT) L’ipotesi di un’irruzione gelida verso il 20 Dicembre torna a circolare nel dibattito meteorologico, ma va contestualizzata con rigore scientifico. Per capire perché oggi l’aria siberiana raggiunge più raramente l’Europa, conviene ricordare cosa avveniva durante la Piccola Era Glaciale. Il Pianeta era mediamente più freddo di circa 2°C rispetto a oggi e, in quel contesto, le grandi masse gelide riuscivano a propagarsi fino alle nostre latitudini in modo ricorrente. Il gelo avanzava sulle Alpi, si accumulava in Appennino, ghiacciavano corsi d’acqua come Po, Arno e tratti del Tevere. Oggi, con un clima più caldo, questi meccanismi faticano a ripresentarsi con la stessa frequenza.
Le fluttuazioni del clima restano però una componente naturale del sistema atmosferico. Il Riscaldamento Globale è un fatto consolidato, ma non elimina la variabilità: la modula, la altera, talvolta la amplifica. Ed è proprio questa combinazione a spiegare perché l’aria siberiana, negli ultimi anni, ha trovato meno vie d’accesso verso il Mediterraneo senza che sia sempre necessario un Riscaldamento Stratosferico Improvviso per deviarla.
AO, NAO e Vortice Polare: le chiavi delle irruzioni fredde
La spiegazione di molti episodi gelidi del passato si basa sulla combinazione di due indici fondamentali: AO e NAO. Durante la Piccola Era Glaciale la loro fase negativa era frequente, con un Vortice Polare debole e un getto perturbato da oscillazioni continue. In quelle condizioni, le masse d’aria siberiane potevano muoversi con facilità verso ovest.
Un esempio moderno rimane l’inverno 2009–2010, segnato da una persistente NAO negativa e da ripetute discese artiche in Europa. Sono dinamiche note: nelle fasi negative di AO e NAO la pressione aumenta sull’Artico, diminuisce alle medie latitudini e il getto si abbassa, favorendo l’arrivo dell’aria gelida.
Negli ultimi anni, tuttavia, la risposta atmosferica non è stata sempre lineare. L’indebolimento dell’Anticiclone Siberiano (Siberian High), rilevato da più studi e confermato da un calo del Siberian High Index (SHI) fino a 2,5 hPa per decennio tra il 1978 e il 2001, ha ridotto la capacità di generare ondate fredde persistenti verso l’Europa.
I fattori che modulano l’arrivo del gelo siberiano
Il quadro invernale europeo dipende da una rete complessa di elementi. Tra i più rilevanti:
- Anticiclone Siberiano: quando è forte, l’aria secca e gelida può raggiungere facilmente l’Europa continentale. Un suo indebolimento, come mostrano le serie storiche, riduce drasticamente le possibilità di irruzioni prolungate.
- Blocking atmosferico: il blocco alle alte latitudini, sugli Urali o sul Nord Atlantico, favorisce il deflusso di masse fredde dalla Russia verso l’Europa centrale. Non è un fenomeno necessariamente legato allo Stratwarming: può verificarsi anche in assenza di perturbazioni stratosferiche.
- Ghiaccio artico nel settore Barents–Kara: la riduzione del ghiaccio ha effetti ritardati sull’AO, influenzando il comportamento del Vortice Polare e la propagazione delle onde planetarie per tutta la stagione invernale.
- Copertura nevosa siberiana: la rapida espansione della neve in Ottobre, aumentando l’albedo e raffreddando la superficie, può rafforzare l’Anticiclone Siberiano. Un indicatore seguito con attenzione negli Stati Uniti e nel Nord Europa, molto meno in Italia, nonostante la sua rilevanza climatologica.
Le proiezioni per l’inverno 2025/2026
Le tendenze stagionali descrivono una prima parte di Dicembre caratterizzata da NAO positiva, quindi da un flusso occidentale dominante e temperature generalmente miti. Ma dalla seconda metà del mese la situazione potrebbe cambiare: i modelli delineano una maggiore probabilità di episodi di NAO negativa tra Gennaio e Febbraio, con possibili irruzioni fredde in Europa centrale.
La possibilità di un evento di Stratwarming dopo il 10 Dicembre è in valutazione, ma non rappresenta un elemento certo. Ciò che emerge con maggiore consistenza è una tendenza a un Vortice Polare non pienamente stabile, quindi più vulnerabile alle oscillazioni.
Nell’insieme, gli indici appaiono favorevoli a periodi invernali anche intensi, non necessariamente identici ai grandi eventi del passato – come Febbraio 2012 – ma comunque in grado di portare fasi fredde anche significative in alcune regioni europee.
Una finestra per il gelo dal 20 dicembre?
L’ipotesi di un’irruzione siberiana verso il 20 Dicembre nasce dall’allineamento di alcuni segnali: indebolimento del Vortice Polare, possibili oscillazioni negative di AO e NAO e un progressivo raffreddamento dell’Eurasia. Si tratta di una possibilità, non di una previsione. Il linguaggio scientifico parla di rischio, non di certezza: uno scenario che può concretizzarsi, ma che richiede ancora alcuni tasselli atmosferici.
Un eventuale arrivo di aria siberiana non significherebbe automaticamente un Natale bianco per l’Italia, ma indica che il Mediterraneo potrebbe trovarsi esposto a un maggior dinamismo invernale nelle settimane successive.
Credit: ECMWF – NOAA – Copernicus – Met Office – IPCC (TEMPOITALIA.IT)









