(TEMPOITALIA.IT) Abbiamo discusso a lungo della possibile collisione tra il clima mite oceanico e il gelo proveniente dall’est, una dinamica che resta attuale nelle analisi odierne, sebbene presenti alcune variazioni significative. Come già riscontrato in diverse occasioni durante le ultime stagioni, la configurazione barica prevalente vedrà, ancora una volta, il flusso proveniente dall’Oceano Atlantico prevalere sulle masse d’aria orientali.
È semplice comprendere, anche osservando i dati statistici, che ci attende una fase caratterizzata da forte maltempo, ma purtroppo mancherà il freddo intenso necessario per garantire nevicate diffuse a bassa quota. Ma non sono affatto escluse sporadiche nevicate fino in Pianura Padana, specie tra Emilia e Lombardia.
Una tendenza climatica ormai consolidata
Questa situazione non è affatto un evento casuale, ma rientra in un trend che gli esperti del settore spiegano chiaramente. Negli ultimi dieci anni, l’Italia ha mostrato una esposizione sempre maggiore a fasi meteorologiche oceaniche, che si presentano sia in forma umida che secca.
Se per lungo tempo abbiamo convissuto con anticicloni ingombranti, ora che questi sembrano aver ceduto il passo, ci troviamo di fronte a un Oceano Atlantico che genera piogge con una frequenza estrema. Tuttavia, si tratta appunto di pioggia, le vere irruzioni gelide, quelle capaci di trasformare radicalmente il volto dell’inverno, appaiono sempre più rare e, quando si manifestano, si rivelano episodi rapidissimi, dei veri e propri eventi mordi e fuggi.
Attualmente è presente un importante canale depressionario sull’Europa Centrale, il freddo resta comunque confinato maggiormente oltre le Alpi, mentre sull’Italia il tempo sarà perturbato, con temperature rigide ma non gelide.
Il debole cuscino d’aria nella Pianura Padana
Tra lunedì 19 e venerdì 23 gennaio, una massa d’aria più fresca riuscirà a scivolare all’interno del bacino padano. Questo fenomeno potrà verificarsi grazie a un temporaneo richiamo di correnti orientali, innescato dalla posizione di una depressione situata sul Sud Italia, la stessa che sta portando maltempo estremo nelle regioni meridionali.
Non stiamo parlando di un’ondata di gelo siberiano o di condizioni climatiche estremamente fredde, ma di un raffreddamento bastevole a mantenere i valori termici leggermente al di sotto della media stagionale, sotto zero nelle ore notturne.
Le perturbazioni in arrivo e il limite delle nevicate
Questo accumulo di aria fredda, per quanto limitato, potrebbe risultare decisivo nella fase successiva. Tra il 23 e il 26 gennaio, diverse perturbazioni atlantiche raggiungeranno con estrema probabilità il Nord Italia.
L’incontro tra l’aria umida legata ai sistemi depressionari e il freddo ancora presente negli strati bassi del catino padano potrebbe favorire la comparsa di neve a quote collinari, e localmente anche in pianura, specialmente nelle aree del Nord-Ovest, della Lombardia e dell’Emilia. Tuttavia, mancano le basi per assistere a imbiancate consistenti che possano ricordare le grandi nevicate di qualche decennio fa.
Anche guardando le proiezioni a lungo raggio, verso la fine del mese, si nota come il freddo più intenso tenda ad ampliarsi in Europa e nell’area euro-atlantica, evitando però l’Italia, dove continuerà a dominare il maltempo a più riprese.
Forti nevicate sulle Alpi, possibili in pianura
Tutti i principali centri di calcolo concordano su un punto, vivremo una fase governata dalle correnti occidentali. Questo si tradurrà certamente in molta neve sulle Alpi e sugli Appennini, ma non in un clima particolarmente crudo nelle zone pianeggianti. La Valle Padana, che storicamente riusciva ad accogliere la Dama Bianca con facilità, avrà la possibilità di vedere neve ma non in modo abbondante e diffuso, su gran parte del suo bacino prevarrà la pioggia anziché un manto candido.
Le precipitazioni saranno abbondanti su tutto il territorio nazionale nei prossimi dieci giorni, ma il limite delle nevicate , a parte le eccezioni padane, rimarrà confinato alle quote montane. Lungo la penisola, per osservare veri accumuli al suolo sarà necessario salire almeno sopra i 700 metri o i 1000 metri di altitudine.
Crediti e modelli di riferimento (TEMPOITALIA.IT)






