Il quadro meteo europeo e l’anomalia padana
(TEMPOITALIA.IT) A livello continentale, l’Europa centrale viene bersagliata da una sequenza ininterrotta di perturbazioni, mentre poco più a nord, la Scandinavia rimane immersa in un contesto climatico marcatamente gelido. Al contrario, spostandosi verso sud, ovvero nel bacino del Mar Mediterraneo, persistono condizioni decisamente più miti. All’interno di questo scenario spicca però l’anomalia rappresentata dalla Valle Padana, dove resiste un serbatoio di aria fredda sufficiente a innescare potenziali nevicate fino a quote molto basse.
Il Piemonte e l’Appennino Ligure saranno tra le aree maggiormente interessate dai fenomeni, insieme ai vari fondovalle delle Alpi. La domanda che sorge spontanea riguarda la natura di queste precipitazioni, ci si chiede infatti se saranno nevicate diffuse oppure semplici comparse coreografiche senza accumulo.
Le province piemontesi in pole position per la neve
Per quanto concerne le zone pianeggianti, la probabilità di osservare la caduta della neve risulterà molto diversa in base alla specifica collocazione geografica. A titolo di esempio, sul Piemonte occidentale e meridionale i fiocchi potrebbero fare la loro comparsa su diverse province, come il Torinese, il Novarese, l’Astigiano e l’Alessandrino. In queste località la possibilità pare abbastanza concreta, anche se non si può parlare di imbiancate particolarmente generose o profonde. Esattamente come accade spesso in queste circostanze, gli esperti sanno che le possibilità di accumulo diminuiranno progressivamente spostandosi verso il settore orientale della regione piemontese.
I limiti termici invalicabili verso est
Ancora più ridotta sarà la probabilità sulla pianura della Lombardia occidentale, dove eventuali fioccate avrebbero un carattere puramente scenografico, e non è affatto garantito che riescano effettivamente a manifestarsi. Procedendo sempre più a oriente, la zona padana centrale e quella orientale resteranno totalmente escluse da qualsiasi rischio nevoso, a causa di temperature troppo elevate nei bassi strati. In queste aree ci aspettiamo valori termici intorno ai 4°C o 5°C, con temperature di bulbo umido largamente positive. Si può affermare con certezza che, a est di una ipotetica linea immaginaria tracciata tra Cremona e Piacenza, non ci sarà la minima possibilità di assistere a fenomeni nevosi.
I parametri tecnici che decideranno la sorte dei fiocchi
Dall’analisi incrociata dei vari modelli matematici emerge un concetto fondamentale, alla base delle differenze previsionali vi è soprattutto un fattore termico. È un fenomeno che capita sempre più spesso nei nostri inverni recenti, dove le temperature risultano troppo alte per consentire la neve in pianura come avveniva fino a qualche decennio fa. Alcuni parametri meteorologici essenziali per mercoledì 28 gennaio sono la temperatura alla quota di 850 hPa e quella a 925 hPa, che corrispondono rispettivamente a circa 1500 metri e 700 metri di altitudine.
In queste due circostanze, il valore termico deve essere necessariamente negativo. Potrebbe rimanere leggermente positivo solo nel caso in cui l’atmosfera risultasse molto secca, ma poiché ci troviamo immersi in un tasso di umidità elevatissimo a causa della conformazione geografica del Nord Italia, diventa quasi impossibile ottenere scenari nevosi con termometri sopra lo zero. Rimane invece una speranza per l’estremo lembo occidentale della Valle Padana, solo grazie alla sua capacità di trattenere molto più efficacemente il freddo rispetto alla zona orientale. In questo caso, nonostante i modelli possano variare, il risultato finale non cambia, la neve sarà relegata esclusivamente alla parte più occidentale della pianura.
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