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L’incognita Stratwarming: come il Riscaldamento Stratosferico può ribaltare le sorti dell’Inverno

Antonio Romano di Antonio Romano
24 Gen 2026 - 15:30
in A Prima Pagina, A Scelta della Redazione, Meteo News
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(TEMPOITALIA.IT) Mentre l’Europa e gran parte dell’Italia sono attualmente interessate dal passaggio di correnti relativamente miti e umide provenienti dall’Oceano Atlantico, l’attenzione degli scienziati e dei meteorologi si sposta a quote molto più elevate, ben sopra le nostre teste. La situazione meteorologica generale, finora caratterizzata da un inverno che ha alternato fasi rigide a periodi decisamente più scialbi, potrebbe subire uno scossone improvviso a causa di una complessa dinamica atmosferica nota come Stratwarming.

 

Cos’è il riscaldamento stratosferico improvviso

Questo termine tecnico si riferisce a un riscaldamento repentino e di notevole intensità che avviene nella stratosfera, il secondo strato principale dell’atmosfera terrestre situato appena sopra la troposfera, dove si verificano i fenomeni meteorologici che viviamo quotidianamente. Questo surriscaldamento in alta quota non è un evento di poco conto, in quanto possiede la capacità di destabilizzare una figura fondamentale per l’andamento dell’inverno nel nostro emisfero: il Vortice Polare.

L’attacco al vortice polare e la possibile frammentazione

Quando si verifica uno Stratwarming di magnitudo significativa, l’iniezione di calore e la modifica della circolazione in quota agiscono come un vero e proprio attacco alla stabilità del Vortice Polare. Questa vasta area di bassa pressione ciclonica, che solitamente confina l’aria gelida alle alte latitudini artiche, può indebolirsi drasticamente sotto i colpi del riscaldamento stratosferico. Se l’azione è sufficientemente forte e prolungata, il vortice può arrivare a frammentarsi. Questo processo di rottura, spesso definito “split” in gergo tecnico, porta frequentemente alla suddivisione della struttura principale in due lobi distinti e separati.

 

Le potenziali ricadute sul meteo europeo

La conseguenza diretta di questa frammentazione è la potenziale discesa di masse d’aria gelida, di origine artica o siberiana, verso latitudini molto più meridionali rispetto al solito. Queste colate fredde possono interessare il Vecchio Continente e spingersi fino al bacino del Mediterraneo e all’Italia. È proprio grazie a dinamiche di questo tipo che, in passato, si sono verificate ondate di gelo storiche e nevicate importanti anche in fasi avanzate della stagione invernale, quando ormai si pensava che il peggio fosse passato.

I precedenti storici e le prospettive per febbraio

Gli esperti del settore ricordano spesso eventi analoghi accaduti, ad esempio, nel 2012 e nel 2018. In quelle occasioni, stagioni invernali inizialmente poco entusiasmanti e dominate da flussi zonali miti cambiarono volto radicalmente nel mese di Febbraio, portando condizioni di gelo intenso anche sulla nostra Penisola. Attualmente, le analisi dei modelli matematici suggeriscono che una simile evoluzione, innescata dallo Stratwarming, potrebbe concretizzarsi verso la metà del prossimo mese, indicativamente tra il 10 e il 15 Febbraio.

 

È tuttavia fondamentale mantenere una certa cautela nelle previsioni. L’interazione tra stratosfera e troposfera è estremamente complessa e non sempre un riscaldamento stratosferico, anche intenso, si traduce automaticamente in gelo per l’Italia. Nonostante ciò, questa “variabile impazzita” rappresenta al momento l’unica reale possibilità per assistere a un finale di stagione invernale dai connotati crudi, capace di ribaltare l’attuale dominio delle correnti atlantiche.

 

Credit:

  • NOAA Climate.gov – Understanding stratospheric warming
  • Met Office UK – Sudden Stratospheric Warming explained
  • ECMWF – Stratospheric monitoring
  • WMO – World Meteorological Organization

  (TEMPOITALIA.IT)

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Tags: correnti atlantichemeteo febbraiometeo Italiaondata di geloprevisioni invernoriscaldamento stratosfericosplit polareStratwarmingvortice polare
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Antonio Romano

Antonio Romano

Fisico dell’atmosfera e dei sistemi climatici. Laurea in Fisica (Università di Bologna, 1993); PhD in Physics (Imperial College London, Space & Atmospheric Physics Group, 1995–1998, borsa NERC). Dal 1999 lavoro su meteorologia e climatologia applicata, con esperienza in: Assimilazione dati e verifica d’ensemble Analisi di serie storiche e downscaling Previsioni meteo a supporto della ricerca e dei servizi al territorio Nel 2005 ho co-firmato uno studio sui cambiamenti climatici presentato alla European Geosciences Union (EGU) e pubblicato negli atti della conferenza. Oggi sono Research Scientist alla Rutgers University – Institute of Earth, Ocean, and Atmospheric Sciences (EOAS), dove mi occupo di previsioni e analisi del clima per progetti scientifici e applicazioni operative.

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